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2024-07-19 01:06

Arricchire il Suolo, non le Discariche

IL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI ORGANICI

di: 
Carlotta Basili

Il trattamento e il recupero della frazione organica dei rifiuti è un elemento fondamentale per il raggiungimento sia degli obiettivi di economia circolare e riciclo, sia per la decarbonizzazione attraverso la produzione di biogas. Il progetto A2A di un impianto di trattamento e recupero dell’organico in Umbria è stato accolto positivamente dagli Amici della Terra che ritengono necessaria la produzione di compost di alta qualità da poter utilizzare in agricoltura, anche biologica, per arricchire i suoli di sostanza organica e non come semplice copertura delle discariche.

I primi giorni di febbraio A2A Ambiente (la società principale della business unit “Ambiente” di A2A, attiva lungo la catena del valore del trattamento dei rifiuti urbani ed industriali finalizzato al recupero di materia ed energia)  ha presentato al comune di Gualdo Tadino (Perugia) il progetto per la realizzazione di un impianto per il recupero e la valorizzazione dei rifiuti organici. Questo progetto, analogo a due impianti A2A già in esercizio (Lacchiarella in provincia di Milano e Cavaglià in provincia di Biella, di recente inaugurazione) è un’applicazione concreta di economia circolare: attraverso la chiusura del ciclo del rifiuto organico, si producono compost di qualità e biometano.

 

Il trattamento della frazione organica dei rifiuti

La frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU, intesa come l’insieme di umido, rifiuti da mercati, rifiuti biodegradabili dalla manutenzione del verde e compostaggio domestico) è la frazione merceologica preminente del rifiuto urbano, di cui costituisce il 34,7% nel 2021, secondo il Rapporto Rifiuti Urbani di ISPRA.

Il suo recupero è tradizionalmente affidato a impianti di compostaggio (fermentazione aerobica) che producono, a partire dal rifiuto organico in ingresso, ammendanti organici impiegabili in agricoltura. Nell’ultimo decennio a questa tipologia si sono affiancati gli impianti di trattamento integrato aerobico/anaerobico, impianti che in testa ad un compostaggio tradizionale associano in modo complementare anche un iniziale stadio di “digestione anaerobica” associando alla produzione di ammendanti anche quella di biogas.

Il biogas, che è una miscela composta da anidride carbonica e metano, tramite suddivisione di queste due componenti (upgrading) può dare (bio)metano rinnovabile, da utilizzare localmente o da immettere nella rete a scopi energetici.

ISPRA riporta che, nel 2021 a livello nazionale, il trattamento integrato (digestione anaerobica + compostaggio)  e il compostaggio semplice contribuiscono in maniera analoga al recupero delle matrici organiche selezionate, ciascuno con 3,2 milioni di tonnellate, mentre le restanti 321 mila tonnellate vengono gestite in impianti di sola digestione anaerobica.

La valorizzazione della frazione organica dei rifiuti urbani rappresenta un elemento fondamentale per un’applicazione concreta dei principi dell’economia circolare e il raggiungimento degli sfidanti obiettivi di riciclaggio fissati dall’UE. La normativa europea stabilisce infatti che i rifiuti organici possono essere computati nel riciclaggio nel caso in cui il trattamento produca compost, digestato, o altro prodotto, destinato a essere utilizzato come materiale o sostanza.

Anche la produzione di biometano gioca un ruolo importante in termini di obiettivi ambientali, contribuendo al raggiungimento della quota nazionale di immissione al consumo di biocarburanti richiesta all’Italia dall’ Unione Europea.

A livello nazionale, prima il Decreto 3/3/2018 e poi il Decreto Ministeriale 15/09/2022, emanato in attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nell’ambito della Missione - “Sviluppo del biometano, secondo criteri per promuovere l’economia circolare”, ha l’obiettivo di sostenere la produzione di biometano prodotto da rifiuti organici. Le potenzialità in tal senso sono molto interessanti: il Consorzio Italiano Compostatori (CIC) ha calcolato che, in uno scenario di raccolta differenziata della frazione organica pienamente sviluppato, se tutta la FORSU fosse trasformata in biometano, se ne produrrebbero 675 milioni di Nm3 all’anno, una quantità che sarebbe, ad esempio, sufficiente per alimentare l’intera flotta di veicoli dedicati alla raccolta differenziata dei rifiuti urbani.

 

Gli impianti di trattamento integrato dell’organico già in funzione

L’implementazione di impianti di trattamento integrato è quindi uno strumento efficace, nel quadro complessivo della gestione dei rifiuti urbani, per il raggiungimento degli obiettivi europei e nazionali di circolarità e decarbonizzazione.

Nell'autunno 2022, A2A Ambiente ha inaugurato due impianti di trattamento e recupero della frazione organica dei rifiuti da raccolta differenziata, uno nel Comune di Lacchiarella (Milano) e uno nel comune di Cavaglià (Biella).

I nuovi impianti, con una capacità complessiva di 160.000 t/a, ricevono FORSU (rifiuti biodegradabili di cucine e mense da raccolta differenziata) e rifiuti verdi (sfalci e potature) che sono in seguito sottoposti alle seguenti fasi di trattamento e recupero:

  • Ricezione e miscelazione dei materiali in ingresso: si ottiene una miscela omogenea delle due principali tipologie di materiali sopra citate e detto mix si definisce “ingestato”, che è la materia pronta per alimentare i digestori anaerobici.                               
  • Digestione anaerobica: l’ingestato viene inviato ai digestori in cui avviene il processo di degradazione anaerobica delle componenti biodegradabili dei rifiuti. In pratica, in scala industriale, si conduce una reazione spontanea del tutto simile a quella che avviene nell’apparato digerente dei mammiferi. Colonie batteriche specializzate trasformano le molecole di glucosio presenti nel mix in anidride carbonica (CO2) e (bio)metano (CH4) L’uscita del processo è costituita dal digestato, materiale organico “digerito” (in cui le reazioni anaerobiche di ‘digestione’ si sono esaurite) e dal biogas (miscela gassosa costituita principalmente dal metano (circa 58%) e anidride carbonica (circa 42%)).
  • Compostaggio aerobico: il digestato ottenuto viene miscelato con potature lignee triturate e parti lignee provenienti dalla fase finale dell’impianto (legno di ricircolo) e sottoposto al processo di compostaggio, ossia insufflazione di aria. Il mix in compostaggio viene trasformato in compost attraverso le sezioni di biossidazione accelerata (fase ACT in biocella) e di maturazione aerobica su platea insufflata. Il compost di qualità ottenuto, (pari a circa il 20 % dei materiali in ingresso agli impianti e quindi a circa 20.000 t/a per l'impianto di Lacchiarella (Milano) e 12.000 t/a per quello di Cavaglià (Biella)), è destinato ad usi agricoli, florovivaistici, e per la concimazione di viti e vigneti.

Trattamento del biogas: il biogas ottenuto dal processo di digestione anaerobica è ad alto contenuto energetico. Viene raffinato tramite un processo che separa l’anidride carbonica (biogenica) e il metano, detto “upgrading”, che consente di ottenere dai due impianti rispettivamente circa 8.000.000 e 5.000.000 m3 all’anno di biometano, che si possono immettere nella rete nazionale del gas naturale.

Fonte: dalla presentazione del progetto A2A 

Il ciclo si completa con il recupero energetico degli scarti non compostabili (frazione che può tendere a zero se le raccolte differenziate migliorano la propria qualità intrinseca nel corso degli anni).

Particolare attenzione nella progettazione è stata posta al fine di annullare gli impatti odorigeni, facendo sì che l’intero impianto sia in aspirazione e in “depressione” 24 ore su 24 in modo che le arie possano solamente “entrare” nell’impianto e non fuoriuscire. Curato anche l'impatto visivo degli impianti tramite l’inserimento di aree verdi piantumate.

 

Il progetto dell’impianto di Gualdo Tadino

Il progetto per la realizzazione di un impianto per il recupero e la valorizzazione dei rifiuti organici nel territorio di Gualdo Tadino, analogo a quelli già operativi di Lacchiarella (Milano) e di Cavaglià (Biella), sarà portato avanti da Bioenergia Gualdo S.r.l., società nata dalla compartecipazione di A2A Ambiente e Saxa Gres.

L’impianto sarà in grado di trattare 60.000 tonnellate all’anno, producendo circa 5 milioni di metri cubi di biometano e circa 12.000 tonnellate di compost, risorse preziose da mettere a disposizione delle comunità locali. Secondo il progetto di A2A, il biometano generato verrà immesso nella rete di trasporto del gas e/o potrà essere destinato alle attività produttive della zona, nello specifico all’area industriale Nord del Comune, mentre il compost sarà messo a disposizione dell’agricoltura locale, consentendo il ritorno di sostanza organica ai suoli così da evitare l’utilizzo di concimi chimici.

Anche in questo progetto saranno adottate le migliori tecnologie disponibili, anche in termini di mitigazione degli impatti odorigeni, ed è stata posta grande attenzione agli aspetti paesaggistici e architettonici per permettere l’integrazione dell’impianto nel panorama circostante.

Gli Amici della Terra si sono espressi in favore del nuovo impianto umbro, a condizione che operi in un’ottica di economia circolare, producendo compost di alta qualità, tale da essere utilizzato per arricchire i suoli ormai carenti di sostanza organica, senza rischi per gli usi agricoli.

Infatti, in Regione Umbria, che pure ospita già altri impianti di trattamento integrato, molta della capacità impiantistica attuale è accessoria alle discariche. Cioè, i prodotti in uscita dai trattamenti, essendo di bassa qualità, vengono prevalentemente utilizzati come copertura dei rifiuti conferiti nelle discariche. Inoltre, il biogas ottenuto non viene utilizzato per produrre biometano ma quasi esclusivamente per produrre energia elettrica. Un sistema molto inefficiente da un punto di vista ambientale ed energetico.

Gli Amici della Terra, con l’occasione, ribadiscono che l’obiettivo prioritario delle politiche della Regione Umbria dovrebbe essere la minimizzazione del conferimento di rifiuti in discarica attraverso un deciso aumento della qualità delle raccolte differenziate e un adeguamento degli impianti di recupero di materia e di energia.

Si augurano, inoltre, che l’impegno di A2a alla massima trasparenza dei dati sulle emissioni degli stabilimenti, sulla conformità dei prodotti ai migliori standard e sulla loro destinazione finale possa costituire una buona pratica su cui uniformare le richieste dell’amministrazione a tutti gli operatori del settore.