Oggi:

2024-02-24 09:43

Conoscere (e Aggiornarsi) per Deliberare

RECENSIONE

di: 
Rosa Filippini

Una delle cose che non si possono sentire in questa campagna elettorale, è la riproposizione del dibattito sul nucleare civile negli stessi termini di 40 anni fa.

In particolare, dal fronte antinucleare, suona un po’ stantia la giaculatoria dei punti critici della tecnologia - le scorie, la sicurezza, il costo dell’investimento, i tempi di realizzazione - che, anche qualora si riproponessero irrisolti da allora, o solo parzialmente risolti, dovrebbero comunque essere valutati, oggi, in un contesto profondamente mutato.  

La tempesta perfetta, ovvero una crisi energetica e finanziaria senza precedenti, avviata anche a causa dell’accelerazione impressa alla transizione energetica dalle politiche del Green Deal e aggravata dalla guerra in Europa, impone a tutti di rifare i conti e di ripensare/rivedere le proprie convinzioni alla luce dei dati di fatto, mettendo da parte ogni atteggiamento pregiudiziale.

Lo dico innanzitutto a me stessa perché, come Amici della Terra, negli anni ’70 e ’80, abbiamo avuto un ruolo importante nella lotta contro i programmi nucleari di allora, ruolo che ha contribuito a costruire anche le nostre posizioni odierne.  È una storia che non intendo in alcun modo rinnegare o dissimulare, anche perché problematica, lontana dai veti ideologici dei nostri compagni di strada di allora, Verdi e granparte degli altri ambientalisti. Noi, l’informazione e il raffronto con la realtà li abbiamo sempre coltivati.

Per capirci: non mi sento chiamata in causa da Alberto Clò quando dice che le cose che lo mandano in bestia in tema di nucleare non sono tanto i temi del contendere, quanto la negazione del diritto di parlare a chi ne è favorevole da parte di chi ne è contrario: “Dall’alto del piedistallo su cui stanno abbarbicati, si propongono come gli unici depositari della verità negando agli altri ogni spazio di dibattito”. Capisco la sua irritazione, per averla provata spesso io stessa.  Solo, per quanto mi riguarda, in due tempi e in due direzioni diverse: prima nei confronti dei nuclearisti (che non erano proprio propensi alla discussione) e, oggi, nei confronti degli antinucleari rinnovabilisti. 

Registro cioè che, rispetto a 40 anni fa, almeno in Italia, le posizioni in campo sul nucleare si sono rovesciate ma che, sempre in Italia, non cambia l’attitudine del “vincitore” di turno a evitare il dibattito aperto, ad attutire l’informazione, a nascondere i problemi anziché richiamare la responsabilità collettiva per risolverli. La paradossale vicenda del deposito di rifiuti radioattivi – su cui dovremmo essere tutti d’accordo - docet: si rinvia o si rimuove il problema per timore dell’opinione pubblica, senza accorgersi che si finisce per sollecitarne gli istinti peggiori, quelli della sfiducia, della diffidenza e del complottismo.

In tema di energia, i rappresentanti dei partiti, dei governi, della Commissione, preferiscono dichiararsi (e impegnarsi) innanzitutto a favore di eolico e fotovoltaico, anche quando sanno che le sole rinnovabili non saranno risolutive per alimentare sistemi industriali e società evolute. Pensano così di evitare accuse infamanti di negazionismo e sperano di ingraziarsi il pubblico, che in assenza di un vero dibattito, non può valutare correttamente la congruità degli investimenti e si affida a tecnologie che appaiono tranquillizzanti in quanto rappresentate come “naturali”.

Per quanto possibile, vogliamo contribuire a cambiare questi comportamenti, diffondendo le informazioni, favorendo la voglia di ragionare, anche sul nucleare. Quali che siano i nostri timori e diffidenze, insomma, è opportuno aggiornarsi e acquisire nuovi punti di osservazione se non vogliamo restare spiazzati dalla realtà.

Fra i testi che possono aiutarci c’è, senza dubbio, il libro di Minopoli.  Il testo è di parte, senza alcuna riserva nella promozione della tecnologia, come si conviene a chi ha il ruolo di presidente dell’Associazione italiana nucleare. La forte passione che anima l’autore è evidente già scorrendo l’indice del volume, ma non ostacola la lettura, anzi l’aiuta, perché lo stile che ne deriva rende facilmente comprensibili anche alcuni aspetti “specialistici”, inevitabili nel fare un quadro esaustivo della situazione.

E sono proprio questi aspetti che smontano l’accusa al nucleare che va più di moda, quella di essere una tecnologia “obsoleta”.  Nella realtà, lo sviluppo e l’evoluzione di questa tecnologia, attraverso ricerca e applicazioni, non hanno subito stop rilevanti, nonostante Chernobyl, nonostante Fukushima, nonostante l’Italia e la Germania. Nonostante noi.  

Per il resto, non si tratta di un testo tecnico ma politico. Condividerne i contenuti e le conclusioni non è obbligatorio, è una possibilità. Leggerlo è indispensabile per chi non si accontenta di campare di rendita sulle proprie battaglie giovanili. O, se si è giovani, su quelle passate dei propri genitori. 

Complimenti!

Cara Rosa,
sei una grande!

Sempre chiara, precisa, equilibrata ed onesta e mai cerchi di nasconderti dietro giri di parole anche quando l’argomento è spinoso e delicato. Importante è il confronto pacato, ragionato e basato su dati e fatti, possibilmente!....

Un caro saluto,
Gianluca