Oggi:

2022-07-06 21:28

La Cortina di Ferro nella Vasca da Bagno

EOLICO OFFSHORE

di: 
Fabio Modesti

Siete fra quelli che pensano che le richieste di prospezioni petrolifere in Adriatico rappresentino un problema paesaggistico ambientale? Beh, leggete un po’ qui la rassegna, stilata dall’autore, del numero impressionante di impianti industriali per energie rinnovabili (elettriche intermittenti) davanti alle coste adriatiche pugliesi. Un impianto eolico off-shore ogni 40 chilometri. Sarà il caso di rivedere leggi e piani che regolano le installazioni in mare sulla base di una seria valutazione costi/benefici?

In copertina, immagine di dettaglio di biocenosi coralligena e di posidonia in area corridoio cavidotto sottomarino dell’impianto eolico off-shore Kailia s.r.l. (fonte: relazione generale di progetto)

 

Se si considera anche la centrale eolica per la produzione di energia di fronte alla costa di Termoli, 54 torri da 3 MW ciascuna per un totale di 162 MW di energia elettrica da produrre, proposta da EffEventi S.r.l., sono dieci gli impianti eolici che potrebbero essere installati davanti alle coste adriatiche pugliesi (e molisane). All’incirca uno ogni 40 chilometri. Con sistemazione per file successive e con distanze dalla costa variabile, fino alle 12 miglia. Per ora oltre 550 torri alte tra i 140 ed i 200 metri con rotori da 111 metri in su, in relazione all’altezza della torre. Una vera e propria cortina di ferro (in realtà di acciaio e di carbonio, di terre rare e metalli critici, con quantità enormi di lubrificanti ed altri inquinanti) che taglierà in due longitudinalmente l’Adriatico. Una cortina di ferro in una “vasca da bagno” (enorme ma pur sempre tale), come viene definito il bacino di mare che divide l’Europa occidentale da quella orientale, dai Balcani. Dalla terra al mare, quindi, le cortine di ferro continuano a contrassegnare le vite ed i destini europei da questa parte del Continente.

 

Due impianti bocciati dal MiTe

V’è da dire che due dei dieci impianti proposti sono stati bocciati in sede di valutazione d’impatto ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente, ora della Transizione Ecologica (MiTe). Si tratta di quello ipotizzato nel golfo di Manfredonia (195 MW di potenza complessiva data da 65 aerogeneratori nel mare antistante i Comuni di Mattinata, Monte Sant’Angelo, Manfredonia, Zapponeta, Margherita di Savoia) e di quello che sarebbe dovuto sorgere davanti a Torre S. Gennaro, Comune di Brindisi (150 MW di potenza complessiva data da 50 aerogeneratori da 30 MW ciascuno). Ambedue i progetti sono stati presentati dalla TreviEnergy S.p.A., una società di Cesena, dell’omonimo gruppo ora controllato da Cassa Depositi e Prestiti attraverso la società investitrice CDP Equity, specializzata in grandi opere civili ed industriali. Del progetto relativo al golfo di Manfredonia, tuttavia, si dice che sarà ripresentato a breve.

Progetti eolici offshore in Puglia – Mare Adriatico

1. Progetto di un impianto eolico off-shore da ubicarsi nello specchio di mare compreso tra il comune di Santa Cesarea Terme (LE) e Santa Maria di Leuca (LE), composto da 90 aereogeneratori per una potenza totale di 1350 MW. Proponente Odra Energia
2. Progetto di impianto eolico offshore composto da 98 aereogeneratori di potenza nominale ciascuno di 12 MW e per una potenza totale di 1176 MW. da realizzarsi ad una distanza minima di 9 km dalla costa nord orientale della Regione Puglia tra la città di Brindisi (BR) e di San Cataldo LE). il punto di approdo del cavidotto è previsto in prossimità nella centrale elettrica di Cerano (BR) – Proponente Kailia s.r.l.
3. Centrale Eolica Offshore Brindisi, impianto costituito da 36 aerogeneratori per una potenza complessiva di 108MW, nel tratto di mare antistante i comuni di Brindisi, S. Pietro Vernotico e Torchiarolo e delle opere di connessione alla RTN. – Proponente: TG Energie Rinnovabili s.r.l.
4. Parco eolico Marino Gargano Sud costituito da 85 aerogeneratori aventi ciascuno una potenza di 4 MW, per una potenza complessiva di 340 MWe. Le opere connesse all’attuazione del progetto sono: sottostazione di trasformazione offshore, cavi di trasmissione offshore, fossa di giunzione offshore-onshore, cavi di trasmissione onshore e sottostazione onshore – Proponente: SEANERGY S.r.l.
5. Centrale eolica off-shore Chieuti (FG), impianto costituito da 50 aerogeneratori di potenza nominale complessiva pari a 150 MW localizzato nel mare antistante i comuni di Serracapriola e Chieuti e delle opere di collegamento alla RTN – Proponente: Trevi Energy S.p.A.
6. Centrale eolica off-shore Golfo di Manfredonia (FG). Iimpianto eolico offshore da 195 MW composto da 65 aerogeneratori localizzato nel mare antistante i comuni di Mattinata, Monte Sant’Angelo, Manfredonia, Zapponeta, Margherita di Savoia e limitatamente Vieste e Barletta e delle opere di collegamento alla RTN. – Proponente: Trevi Energy S.p.A. Esito Decreto VIA Negativo
7. Centrale eolica off-shore Torre S. Gennaro (BR). Impianto da n. 50 torri eoliche da 30 MW potenza per un tot. di 150 MW Proponente Trevi Energy S.p.A. Esito Decreto VIA Negativo
8. Centrale eolica off-shore per la produzione di energia di fronte alla costa di Termoli – Proponente: EffEventi S.r.l. – Impianto da 54 torri da 3 MW per un totale di 162 MW
9. Impianto di 60 aerogeneratori di tipo galleggiante, potenza complessiva 840 ME oltre le 12 miglia (Trani, Bisceglie, Molfetta e Bari), stazione elettrica di trasformazione off-shore con cavidotti sottomarini per collegamento a rete nazionale on-shore. Proponente REI (Recupero Ecologico Interti) di Cavallino di Lecce
10. Impianto eolico off-shore di 80 aerogeneratori per potenza complessiva di 600 MW da Barletta a Bari per un’estensione di 4 mln mq. Proponente Hope s.r.l. Bari

Fonte: Ministero della Transizione Ecologica

Le nuove società in campo

Gli ultimi impianti proposti in ordine di tempo, ma per i quali non è stata ancora attivata la procedura di valutazione ambientale presso il Mite, sono quelli della REI – Recupero Ecologico Inerti – di Cavallino di Lecce, azienda specializzata in particolare in bonifiche da amianto e non certo in opere off-shore (impianto eolico galleggiante di 60 aerogeneratori con potenza complessiva 840 MW oltre le 12 miglia di fronte ai Comuni di Trani, Bisceglie, Molfetta e Bari) e dalla Hope s.r.l. di Bari (impianto da 80 aerogeneratori per potenza complessiva di 600 MW da Barletta a Bari per un’estensione di 400 ettari di superficie marina). Quest’ultima è una start up (nata dalla fusione di società della famiglia Garofano, attiva nel settore della chimica e della produzione di energia da fonti rinnovabili, di Silvio Maselli, assessore alla Cultura del Comune di Bari dal 2013 al 2014, e del produttore cinematografico Daniele Basilio) impegnata nell’ambizioso e complicato progetto di alimentare con l’idrogeno verde – ottenuto da energia prodotta da fonti rinnovabili – il sistema di trasporto pubblico locale di Taranto ed il cui amministratore è il barese Fabio Paccapelo. Questo impianto avrebbe il placet della Regione Puglia.

 

Che fine ha fatto la valutazione cumulativa?

In definitiva, un fronte di turbine eoliche che comincia dal Molise o, se si preferisce, sotto la testa del Gargano e finisce al tacco d’Italia con pochi varchi tra gli impianti. Alcuni naturalisti sostengono che, tutto sommato, meglio che questi stiano in mare anziché sulla terraferma producendo danni all’avifauna selvatica. Ma anche il loro impatto sulle rotte di migrazione in mare aperto non è secondario: basti pensare al Canale d’Otranto. C’è infine da chiedersi perché alcuna valutazione di impatto e di incidenza cumulativa di questi impianti sia stata approntata nonostante le chiare indicazioni e le prescrizioni normative dell’UE. Sarà sempre merito del pensiero unico sulle rinnovabili?