Oggi:

2024-06-16 10:58

Quell’Oscuro Oggetto del Piano Toscano

GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI

di: 
Giovanni Barca e Carlotta Basili

Qualche volta le amministrazioni pubbliche prendono iniziative apparenti, la cui finalità non è fare, risolvere problemi, realizzare opere. Piuttosto, si punta a bloccare ciò che è già stato deciso, a rinviare le soluzioni certe a favore di sperimentazioni non definite. È quello che gli autori riscontrano nell’iter di approvazione del nuovo piano dei rifiuti della Regione Toscana che, avvalendosi del più scontato e demagogico dei veti ideologici, segna una regressione nella trasparenza dell’azione amministrativa.

La Giunta Regionale Toscana alla fine dello scorso anno ha attivato l’iter per l’approvazione di un nuovo piano regionale di gestione dei rifiuti per modificare quello vigente che era stato redatto nel 2014. L’attivazione della procedura è avvenuta attraverso l’adozione, nel novembre 2021, di un’informativa preliminare al Consiglio - ai sensi dell’art 48 dello Statuto Regionale[1] -, che è l’organo cui compete l’approvazione del piano. Trattasi, per ora, di un documento in cui la Giunta traccia gli indirizzi generali su cui si baserà il nuovo piano e i principali cambiamenti rispetto al vecchio.

 

L’iter dell’approvazione del nuovo piano

Il cronoprogramma previsto nel documento preliminare prevede: 10 mesi per la definitiva approvazione della proposta che comprende anche processi di partecipazione, 3 mesi per l’elaborazione definitiva della proposta e 6 mesi per la definitiva approvazione della proposta finale, per un iter che dovrebbe complessivamente durare 18 mesi. Dal novembre 2021, data dell’approvazione dell’informativa ai sensi dell’art 48 dello Statuto, si dovrebbe quindi avere un nuovo piano nel febbraio/marzo 2023.

La nuova Giunta Regionale e il nuovo Consiglio (XI° legislatura) si sono insediati alla fine del 2020. La scelta di congelare, di fatto, per quasi due anni, ogni iniziativa tesa alla realizzazione di impianti già previsti nel vecchio piano pare discutibile e preoccupa anche il fatto che il nuovo piano arriverà a compimento quasi alla fine della legislatura con il rischio di non assumere scelte indispensabili già da troppo tempo rimandate.

La principale motivazione per la predisposizione di un nuovo piano pare sostanzialmente fondata sulla necessità di adeguamento alle nuove norme comunitarie (848/2018/UE) e nazionali (D.Legs 116/117/118 2019-20) inerenti all’economia circolare. L’informativa al Consiglio, tuttavia, riconosce che già il piano del 2014 conteneva e anticipava la gran parte degli obiettivi successivamente perfezionati dalla norma nel 2018/20. Del resto, è lunga la tradizione della Toscana nel riuso e nel riciclo dei rifiuti, sin dal primo piano regionale di gestione dei rifiuti che è del 1988 e, dopo quasi 35 anni di pianificazione e gestione dei rifiuti nella prospettiva del rispetto delle norme comunitarie, non è certo ignoto cosa sia effettivamente necessario per adeguare l’impiantistica Toscana alle migliori tecnologie disponibili.

 

Un blocco ingiustificato

Sotto il profilo della cogenza degli atti, le disposizioni contenute nel piano del 2014 sono ancora attuali e, per il momento, non c’è alcun provvedimento amministrativo adeguato che giustifichi un disallineamento da quel piano. Per questo motivo non si comprende perché si sia rinunciato alla realizzazione di un impianto fondamentale del piano, quale l’impianto di termovalorizzazione di Case Passerini, che aveva già ottenuto un’approvazione e la cui rinunzia costerà diversi milioni di euro ai contribuenti dell’Ato Centro per le spese progettuali già sostenute. Ciò a prescindere dai pesanti costi ambientali che la mancata realizzazione di quell’impianto ha comportato. Infatti, come vedremo meglio in seguito, le discariche e non i termovalorizzatori contribuiscono pesantemente all’immissione in atmosfera di gas climalteranti mentre la produzione di energia e calore, se abbinata a reti di teleriscaldamento, potrebbe contribuire significativamente anche alla riduzione di ossidi e particolato fine prodotti da singole caldaie poco efficienti.

Inoltre, nell’attuale drammatica contingenza geopolitica, è opportuno rammentare che sia Utilitalia che Assoambiente valutano che una corretta gestione dei rifiuti, tramite produzione di biogas dai fanghi e di produzione di energia e calore con termovalorizzatori, potrebbe ridurre l’importazione di gas di circa il 5%.

 

Un’analisi carente

Nell’informativa al Consiglio manca una vera e propria analisi dello stato di realizzazione ovvero delle criticità del piano rifiuti del 2014: cosa ha funzionato o meno e perché, quali siano le criticità in ogni ambito territoriale ottimale e quale sia il deficit organizzativo o impiantistico. Viene riportato soltanto uno stringato schema (analisi SWOT) in cui si ammette, senza specificare, che: in talune aree della regione non si è raggiunta l’autosufficienza nella gestione dei rifiuti, permane un deficit impiantistico per specifici trattamenti nella filiera degli urbani e il conferimento in discarica è ancora troppo elevato.  Molto più approfondito e sincero risulta il documento presentato il primo marzo scorso dagli operatori del settore, Confindustria Toscana e Conservizi Cispel Toscana con la collaborazione di Ref.ricerche che evidenzia che la Regione Toscana ha un modello di gestione “basato” sulla discarica, che le discariche sono in esaurimento al 2026 e che i costi di smaltimento sono molto aumentati negli ultimi 10 anni.

 

Il veto ideologico

Ma è negli obiettivi generali del documento preliminare che si trovano le motivazioni del blocco sostanziale del piano vigente, delle carenze di analisi e della scelta di impostazione del nuovo piano. Infatti, la principale novità rispetto al piano vigente del 2014, in perfetto stile “veto ideologico”, è il No a nuovi termovalorizzatori. Nel documento, questa scelta non è motivata, si afferma soltanto che si preferisce affiancare ai termovalorizzatori esistenti “impianti che sfruttano tecnologie alternative e che minimizzano l’emissione di CO2 in atmosfera, in linea con l’obiettivo di decarbonizzazione al 2050”.

La frase è un distillato di ambiguità e genericità, inadeguata ad un provvedimento amministrativo che, invece, dovrebbe esser chiaro e supportato da robusti dati certificati. Per chi ha seguito il dibattito toscano in argomento non è difficile scorgere che si allude al progetto Eni per produrre biocarburanti o ad altri impianti di gassificazione (o di innovazioni similari) senza, tuttavia, essere in grado di citarli esplicitamente. Di contro, sulle modalità di costruzione, gestione, manutenzione degli impianti di termovalorizzazione vi è vasta letteratura, esperienza e accurata conoscenza dei loro effetti sull’ambiente, che sono modesti.

Da uno studio realizzato dagli Amici della Terra [2] per valutare le emissioni climalteranti delle diverse modalità di gestione dei rifiuti in Italia, sulla base dell’“Inventario nazionale dei gas serra” (GHG National Inventory Report, NIR, di ISPRA e SNPA dell’aprile 2021), emerge con chiarezza che sono le discariche le maggiori responsabili delle emissioni del settore rifiuti. Un confronto tra le emissioni delle discariche e quelle degli impianti di gestione dei rifiuti con recupero energetico a tecnologia evoluta mostra che le prime, a parità di rifiuti trattati, emettono quasi il doppio. Inoltre, sottolinea lo studio, il recupero energetico consente anche di produrre energia e calore evitando il consumo di combustibili fossili e le relative emissioni di gas serra.

 

Progetti cercasi

Con l’avvio del procedimento per la predisposizione del nuovo piano si vuole, quindi, dare sostanza e legittimità ad un indirizzo politico, già delineato nella scorsa legislatura, che vuole cambiare rotta rispetto al piano vigente e che allude a ipotetici impianti alternativi di recupero dei rifiuti urbani senza nemmeno chiarire di che si tratti. In questo contesto si colloca l’avviso pubblico esplorativo approvato dalla Giunta per un’indagine circa le proposte che le imprese pubbliche e private vorranno avanzare per la realizzazione di nuovi impianti. Gli esiti di tale indagine/bando pubblico, che molto assomiglia a uno scarico di responsabilità dell’organo di direzione politica, dovevano pervenire alla fine del mese di febbraio ma la scadenza è già stata spostata alla fine del mese di marzo.

Vedremo che proposte arriveranno e se arriveranno. Ma vogliamo subito notare che un piano di gestione non è un piano di ricerca e che non sarebbe corretto, in questa sede, investire centinaia di milioni degli utenti del servizio su impianti sperimentali dalle prestazioni incerte.

Quella di sperimentare impianti innovativi che promettono un basso impatto, è una tentazione ricorrente in Toscana, con grande spreco di tempo e denaro. Una ventina di anni or sono, sempre con l’intento di evitare la realizzazione di termovalorizzatori la cui tecnologia era già nota e ben regolata, si preferì dar corso ad una “intuizione” di un gruppo di tecnici e politici e si realizzarono tre gassificatori: a Testi (FI), a Buraccio (isola d’Elba) e a Falascaia (Versilia). Nessuno dei tre funzionò ed ora sono demoliti o in dismissione.

Ciò premesso, è indubitabile la capacità di Eni - e di altri eventuali operatori - alla raffinazione e produzione anche di biocarburanti con tecnologie innovative che sfruttano prodotti di origine vegetale, ma rimane il fatto che non c’è esperienza industriale di alcun impianto che sia in grado di produrre combustibili dai rifiuti urbani. Inoltre, anche se questa o altre tecnologie verranno proposte, l’amministrazione non sarà in grado, oggi, di confrontarle con gli impianti tradizionali (come i termovalorizzatori o le discariche) poiché non sono disponibili dati confrontabili o serie storiche delle relative pressioni sull’ambiente, né linee guida o BAT di riferimento. 

 

Affrontare i problemi dei flussi di rifiuti speciali toscani

Infine, il documento non affronta le problematiche relative a grossi flussi di rifiuti speciali quali quelle provenienti dai tre distretti industriali toscani (carta, cuoio, tessile), né dei fanghi provenienti dai grandi impianti di depurazione delle acque reflue. Il documento di Confidustria /Cispel valuta in almeno 330.000 ton/anno la quantità di rifiuti speciali che dovrebbero essere gestite in modo più efficiente in regione.

È possibile che l’avviso pubblico e le iniziative di imprese proponenti risolveranno anche questa problematica. Di certo, per ora, la Giunta non ha avanzato una proposta né completa né convincente.

 

 

NOTE


[1] Art. 48 (Statuto Toscana) - Concertazione o confronto -1. Il presidente della giunta può promuovere, su atti di iniziativa degli organi di governo, fasi formali di concertazione o di confronto con rappresentanze istituzionali e sociali, per ricercare preventive linee di intesa, nel caso di atti di competenza degli organi di governo, ovvero per verificare i rispettivi orientamenti, nel caso di atti da sottoporre all’approvazione del consiglio: in quest’ultimo caso, l’avvio delle fasi formali è preceduto da un’adeguata informazione del consiglio, che può approvare specifici atti di indirizzo.

[2]L’impatto della gestione dei rifiuti sulle emissioni di gas serra, Analisi dei dati 1990 – 2019.” (2021) Curato da Carlotta Basili, Giovanni Barca, Lighea Speziale e Lorenzo Ceccherini con la collaborazione di Monica Tommasi, Tommaso Franci e Rosa Filippini.