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2024-07-16 14:26

Quo Usque Tandem

SERVE UN INCENERITORE A ROMA

di: 
Donato Berardi

Un breve intervento del Direttore di REF Ricerche, sulle pagine della Cronaca di Roma del Corriere della Sera del 12 gennaio scorso, ripropone con sintetica semplicità un’evidenza che la politica romana non vuole ascoltare: senza inceneritore, non ci sarà soluzione alla disastrosa gestione dei rifiuti della Capitale, né col pubblico, né col privato. Fino a quando i romani pensano di poter continuare a esportare rifiuti?

(…) L’annosa questione della gestione dei rifiuti nella Capitale ha un insieme di concause. A parità di gravità queste vanno dalla incapacità delle amministrazioni che si sono succedute al Campidoglio di mettere ordine nell’azienda pubblica della Capitale, alla pavidità delle amministrazioni regionali che hanno preferito ignorare piuttosto che affrontare le questioni.

Ancora in occasione dell’ultimo Piano regionale sui rifiuti si è preferito propagandare le iniziative di prevenzione e le fabbriche del riciclo, piuttosto che ammettere che una capitale con una popolazione di oltre 4 milioni di abitanti e 30 milioni di presenze turistiche all’anno deve disporre di un termovalorizzatore per gestire i propri rifiuti indifferenziati e gli scarti delle raccolte differenziate, e anche di un distretto industriale in grado di recuperare tutti i rifiuti, anche quelli prodotti dalle attività economiche, e smaltirne gli scarti.

Il risultato di questa miope visione, che nasconde la polvere sotto il tappeto, è che gli impianti non sono stati autorizzati e pertanto non realizzati.

Ci si trincerà dicendo che l’Europa non vuole questi impianti, ben consapevoli che questi sono gli impianti che mettono in sicurezza tutte le capitali europee: Milano e la Lombardia uscirono dall’emergenza rifiuti degli anni ’90 costruendo i termovalorizzatori, e ancora oggi rivendicano questa scelta di buon governo. Napoli e Acerra testimoniano una esperienza simile.

L’Europa ha scelto sinora di escludere i termovalorizzatori dai fondi del PNRR. Perché i fondi pubblici vanno usati per guardare al futuro non per chiudere i conti con il passato. La realtà è che non servono fondi pubblici perché le tariffe esorbitanti pagate dai romani sono già più che capienti e gli impatti ambientali trascurabili, e comunque inferiori a quelli del trasporto dei rifiuti in altre regioni o all’estero. 

A ben vedere il dibattito non è tra impianti pubblici e impianti privati, questione che si ripropone ciclicamente, piuttosto nel riconoscere che abbiamo bisogno di impianti, che vanno previsti e autorizzati, sostenuti piuttosto che avversati. Ma per questo occorre una classe politica avvezza alla responsabilità delle scelte.