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2021-11-30 19:00

La Conferenza per l’Efficienza Energetica Fa i Conti con la Transizione

DOPO G20 E COP26

di: 
Tommaso Franci e Monica Tommasi

Altro che bla bla bla. A seguito degli incontri internazionali, si aprono nuove opportunità per rendere concrete le politiche sull’energia e sui cambiamenti climatici anche grazie all’iniziativa del Presidente del Consiglio italiano. Anche se ancora nessuno si pone il problema dell’impatto ambientale e paesaggistico di eolico e fotovoltaico di dimensioni industriali, almeno si è capito che queste installazioni non sono risolutive per l’approvvigionamento energetico. Gli Amici della Terra danno appuntamento alla XIII Conferenza nazionale per L’Efficienza Energetica.

I risultati del G20 e della COP 26, per i quali l’Italia grazie a Mario Draghi ha svolto un ruolo rilevante, possono rappresentare per la prima volta il superamento di quell’approccio emergenzialistico con cui la questione climatica viene generalmente presentata all’opinione pubblica, un approccio ideologico che ostacola da troppo tempo la valutazione razionale delle politiche necessarie.    

Forse per i policy maker diventa possibile uscire dalla trappola del catastrofismo e impostare strategie di intervento basate su presupposti realistici ed efficaci.

Ora, gli Amici della Terra confidano che l’impegno per fare dell’efficienza energetica la chiave delle politiche globali per mitigare i cambiamenti climatici possa avere successo. Al tempo stesso, #primal’efficienza deve diventare davvero l’approccio più utile per una transizione energetica ed ecologica del nostro paese mantenendo sotto controllo i costi economici e sociali.

 

I risultati e le novità della COP 26

Gli esiti di Glasgow confermano e consolidano la struttura per la governance, a livello della comunità internazionale, delle politiche di riduzione delle emissioni emerso in occasione della COP di Parigi. Il proseguimento del percorso che prevede piani di riduzione delle emissioni elaborati con criteri comuni che consentono un monitoraggio trasparente e condiviso costituisce un risultato rilevante e concreto rispetto all’attenzione che viene riservata all’innalzamento e irrigidimento formale degli obiettivi.

Al G20, il richiamo del Presidente Draghi al multilateralismo ha consentito di collocare le politiche di riduzione delle emissioni di gas serra nella concretezza dello stato delle relazioni internazionali a livello globale. Questo aspetto imprescindibile si oppone al tentativo di processo di dirigismo globale su basi moralistiche che, nel migliore dei casi, è irrilevante o solo foriero di criticità. In questa luce, costituisce un fatto potenzialmente molto positivo l’accordo bilaterale firmato durante Glasgow tra USA e Cina.

È importante che, nel quadro degli accordi, sia stata ribadita l’autonomia dei paesi nel definire le proprie strategie di decarbonizzazione, sulla base della trasparente condivisione delle informazioni nell’ambito dei processi di cooperazione di internazionale.     

Alcuni dei risultati più significativi emersi al G20 e a Glasgow riguardano le linee di intervento concrete per la riduzione delle emissioni che, da tempo, gli Amici della Terra considerano prioritarie come il ruolo della forestazione, il sostegno alle politiche dei paesi in via di sviluppo e la riduzione delle emissioni di metano fino ad oggi sostanzialmente ignorate.

Le politiche per il contrasto alla deforestazione e l’inversione di questo trend, in particolare nei paesi in via di sviluppo, sono riemerse con il nuovo accordo che supera vecchie contrarietà di carattere ideologico e prevede, per il 2030, di arrestare il processo di deforestazione a livello globale. Il nuovo accordo ha avuto una larga adesione con la partecipazione di molti dei paesi più direttamente coinvolti (come Brasile e Indonesia) e dispone già di impegni formali per un budget significativo a sostegno degli interventi necessari. È previsto il coinvolgimento delle imprese interessate a investire in progetti che possono generare riduzioni di emissioni in termini di sviluppo degli stock di carbon sink legati agli ecosistemi forestali. L’efficacia di questa nuova iniziativa poggia su processi di cooperazione trasparenti. I sistemi di certificazione forestale possono svolgere un ruolo importante nelle filiere di approvvigionamento, come nel caso dell’olio palma.

Glasgow segnala un rilancio importante per le politiche di sostegno dei paesi più ricchi ai processi di decarbonizzazione nei paesi meno sviluppati, con impegni che confermano un budget di almeno 100 miliardi di dollari.  I paesi più arretrati sono i contesti dove, al di là degli ideologismi legati al concetto di giustizia climatica, è maggiore l’impatto in termini di costo/efficacia nella riduzione delle emissioni tramite investimenti in tecnologie più efficienti, contribuendo in modo rilevante anche al processo di sviluppo economico di queste realtà.

A partire dall’impulso, dato dalla Presidenza italiana del G20, è stata finalmente riconosciuta l’importanza delle emissioni di metano (provenienti da Oil & Gas, gestione dei rifiuti e agricoltura) che costituisce il secondo gas climalterante per importanza. È nato l’IMEO un osservatorio internazionale per queste emissioni presso l’UNEP, mentre UE e USA con un primo gruppo di stati nel mese di settembre hanno lanciato il “Global Methane Pledge” che prevede l’impegno di una riduzione del 30% di queste emissioni entro il 2030 (rispetto al livello del 2020). A Glasgow gli stati aderenti sono già arrivati a più di cento.  Per arrivare a questo risultato è stata essenziale l’iniziativa OGMP che su base volontaria, raccoglieva sotto l’egida dell’UNEP, importanti operatori dell’Oil & Gas e ONG ambientaliste internazionali come EDF. Anche nel recente incontro on line tra i presidenti di USA e Russia le emissioni di metano sono state trattate come l’argomento più importante.

Manca ancora, nel nuovo framework degli interventi condivisi dalla comunità internazionale, il necessario riconoscimento del ruolo prioritario della promozione dell’efficienza energetica. Questo ruolo è stato formalmente riconosciuto dalla UE con l’assunzione del principio “efficiency first” che, però, rimane largamente sulla carta rispetto allo sbilanciamento sostanziale dell’impostazione dell’European Green Deal e del pacchetto “Fit for 55” verso rinnovabili elettriche intermittenti, mobilità individuale elettrica e idrogeno.

 

Il peso ambientale delle forzature controproducenti

Iniziano a emergere con maggiore chiarezza anche in Italia le contraddizioni delle politiche basate quasi esclusivamente sullo sviluppo forzato delle filiere delle rinnovabili elettriche intermittenti, delle batterie elettriche e della mobilità elettrica. Le contraddizioni riguardano la dimensione locale con gli impatti paesaggistici, di consumo del suolo, sulla biodiversità e per lo sviluppo rurale; e la dimensione globale con le nuove esigenze di estrazione mineraria che pongono enormi problemi di sostenibilità ambientale e persino di aggravamento della crisi climatica, a causa del dispendio energetico ed emissivo della filiera.

Sono ormai molti gli esempi delle politiche emergenzialiste basate su forzature controproducenti che, nella realtà italiana, ottengono sistematicamente il risultato opposto rispetto agli obiettivi perseguiti.

Il primo caso è quello dell’abbandono frettoloso dell’upstream italiano, in particolare per quello che riguarda il gas naturale, spacciato come passo decisivo verso la decarbonizzazione. Nella realtà del processo di transizione, che implica nel breve periodo un ruolo crescente del gas naturale e sempre molto significativo nel medio periodo, questa scelta sta producendo un incremento del peso delle importazioni e dei prezzi. Sul piano ambientale e climatico, inoltre, aumentano le emissioni di metano connesse ai bassi standard ambientali dei paesi di provenienza in aggiunta a quelle dovute alle modalità di trasporto.

Un analogo effetto si è avuto con l’idea di poter conseguire una repentina elettrificazione della mobilità leggera negando un ruolo nel processo di transizione energetica per altri combustibili alternativi come il GNC insieme al BioGNC. Nuovamente, una scelta di forzatura su una opzione sostanzialmente non disponibile come alternativa pienamente fungibile (adeguatezza della rete, costi) non ha avuto i risultati attesi e ha invece prodotto un rallentamento della diffusione del gas naturale come combustibile, un aumento delle motorizzazioni convenzionali e un conseguente aumento delle emissioni di gas serra del settore.

Considerando già disponibili nel breve-medio periodo opzioni come l’elettrificazione o l’idrogeno, più avanzate solo sulla carta, le politiche europee stanno rallentando, ormai da anni, lo sviluppo della filiera del GNL e del BioGNL nei trasporti stradali pesanti e in quelli navali. In assenza di alternative fungibili si sta perpetuando in questi settori il ruolo dei prodotti petroliferi, anche di quelli più sporchi come l’olio combustibile (sia in termini di maggiori emissioni di gas serra che di inquinanti). In particolare in Italia, ciò avviene con la diffusione degli scrubber sulle navi per rispettare i nuovi limiti IMO delle emissioni di zolfo, spostando il problema dall’atmosfera al mare con la produzione di fanghi tossici scaricati in acqua.

La forzatura, in atto ormai da più di un decennio in Italia, sul ruolo delle rinnovabili elettriche intermittenti ha prodotto la necessità di sviluppare un sistema parallelo di back-up basato sulla flessibilità di un nuovo parco di centrali a gas naturale incentivato dai meccanismi di capacity payement e finanziato tramite gli oneri generali pagati in tariffa. Un’ulteriore forzatura in questa direzione appare poco sostenibile anche perché legata a scenari obiettivo inconsistenti di maggiore elettrificazione dei consumi energetici. Nella realtà, l’elettrificazione dei consumi è ormai bloccata da un decennio ad un livello di penetrazione elettrica del 22%.   

Infine, il ritardo di gran parte dell’Italia nella dotazione di un adeguato sistema di gestione dei rifiuti è il frutto dell’idea di poter passare direttamente da un sistema tutto basato sulle discariche a un sistema di “zero rifiuti”, senza riconoscere il ruolo delle tecnologie di recupero energetico dei rifiuti in una prospettiva razionale di sviluppo dell’economia circolare. Anche questa forzatura, basata su opzioni non disponibili nella realtà, ha prodotto nel caso italiano un rilevante aumento delle emissioni di gas serra (principalmente metano) legato allo sproporzionato ruolo che le discariche hanno ancora nella gestione dei rifiuti.

 

Le opportunità per l’Italia

Con Glasgow iniziano anche ad emergere scenari meno esasperati in cui si riconoscono i progressi compiuti nel contenimento delle emissioni a livello internazionale soprattutto grazie al contributo dei paesi occidentali.  Purtroppo, la narrazione mediatica caratterizzata da un sensazionalismo congenito non riesce ancora a rendere conto di questi risultati, condizionando negativamente la corretta informazione e il dibattito pubblico.

Il nuovo scenario degli accordi G20 e COP26 offre anche alle istituzioni europee e ai paesi membri un quadro utile per orientare al meglio le scelte in corso di definizione.

L’Italia in particolare dovrebbe tenerne conto nella prosecuzione dell’attuazione dell’European Green Deal e nella definizione del pacchetto “Fit for 55” a partire dalla elaborazione del proprio Piano di transizione ecologica e del Nuovo PNEC a cui si sta già lavorando.

Per la definizione delle politiche energetico ambientali è necessario un confronto aperto nel Paese, non ideologico e senza tabù, su costi e benefici di tutte le opzioni tecnologiche. Lo sosteniamo anche per le opzioni che gli Amici della Terra non condividono come il nucleare, per quelle che criticano come l’idrogeno e per quelle da approfondire come la CCS.

 

#primalefficienza

L’Italia è impegnata in un percorso di recupero della grave crisi economica legata alla pandemia che ha fatto emergere ancor di più la fallacia di una impostazione delle politiche energetico-ambientali europee che utilizzano il livello dei consumi come indicatore di miglioramento dell’efficienza energetica. Il crollo dei consumi di energia nel 2020 (-8,4%) avrebbe già fatto raggiungere l’obiettivo 2030 di efficienza energetica fissato nel PNEC 2020 a circa 103 Mtep nei consumi finali, e avrebbe fatto fare un balzo del livello di penetrazione delle fonti rinnovabili dal 18 al 20%. La ripresa economica in corso nel 2021 e il conseguente rimbalzo dei consumi di energia ed emissioni ci stanno già riportando alla realtà e ai nodi che devono essere affrontati per l’impostazione delle politiche di decarbonizzazione.

Si dimentica troppo facilmente che il Paese sta ancora pagando nelle tariffe elettriche i costi abnormi (più di 200 miliardi di euro) della stagione degli incentivi facili alle rinnovabili elettriche intermittenti. L’enormità di questo fatto può risultare più evidente se si considera che è lo stesso ordine di grandezza che l’Italia ha a disposizione per il proprio Recovery Plan (PNRR).

Anche considerati gli errori compiuti nel recente passato, l’Italia avrebbe bisogno di un investimento straordinario di promozione dei miglioramenti dell’efficienza energetica per tutti i settori di utilizzo dell’energia in chiave di competitività del sistema Paese, molto più forte e incisivo di quanto previsto nel PNRR.

La Conferenza degli Amici della Terra del 23-24 novembre vuole essere un’opportunità, in questa prospettiva, per rilanciare la chiave dell’efficienza energetica. È l’efficienza che consente di conseguire una riduzione graduale, ma certa e progressiva, delle emissioni climalteranti in Italia e in tutto il mondo, basata su un’ampia gamma di soluzioni disponibili e sul trasferimento di tecnologie. Affronteremo questi temi anche alla luce degli esiti del G20 e della Cop26. Discuteremo anche di obiettivi, tempi e strumenti del Green Deal europeo che, con il programma di attuazione “Fit For 55”, ha già mostrato evidenti contraddizioni e inadeguatezze.

Nella prima sessione, martedì 23 novembre, le aziende, gli operatori, e le istituzioni del mondo dell’energia saranno sollecitati a presentare i propri risultati e le proprie attività basate sull’efficienza energetica, quali l’integrazione dei sistemi energetici con il recupero di ogni fonte di calore dispersa, lo sviluppo di infrastrutture che facilitino l’economia circolare, un rafforzato utilizzo dei certificati bianchi per stimolare l’innovazione nell’industria, la pianificazione dell’utilizzo dei combustibili alternativi per il settore dei trasporti, gli interventi per l’efficientamento, la messa in sicurezza e la riqualificazione degli edifici.

Invece, la seconda sessione, martedì 23 novembre pomeriggio, si soffermerà sui costi sociali, ambientali ed economici degli scenari di transizione analizzando criticamente i propositi e la stessa realizzabilità di una decarbonizzazione basata esclusivamente su rinnovabili elettriche e politiche di elettrificazione parziali e velleitarie.

La terza sessione, mercoledì 24 novembre, presenterà ai fini di una politica di elettrificazione razionale i primi risultati di uno studio sull’efficacia delle politiche di incentivazione delle pompe di calore nel nostro Paese.

La quarta sessione, mercoledì 24 novembre pomeriggio, sarà dedicata al tema dell’attuazione del Global Methane Pledge che si è affermato come uno dei principali risultati della Cop26. L’Italia deve svolgere un ruolo di capofila a livello europeo su questo terreno, a partire dal documento di indirizzi per una “Strategia italiana per la riduzione delle emissioni di metano della filiera del gas naturale” che gli Amici della Terra insieme a EDF, hanno contribuito a elaborare coinvolgendo tutti gli attori della filiera.