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2021-10-22 21:04

Il Personal Computer dell’Apollo11

STORIE DI TECNOLOGIA

di: 
Mario Capizzi

L’autore, che è anche professore ordinario di Fisica della materia condensata presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza, ha compilato per noi il racconto di una storia emblematica della genialità di alcuni ricercatori e della “lungimiranza” di alcuni imprenditori (italiani). In ricordo di Pier Giorgio Perotto, inventore del primo personal computer della storia, mancato il 23 gennaio del 2002.

Perotto, chi era costui? direbbe oggi un novello Don Abbondio, e molti altri con lui. Pier Giorgio Perotto, assieme a un gruppo di quattro tecnici da lui diretto (Giovanni De Sandre, Giuliano Gaiti, Gastone Garziera e Giancarlo Toppi), progettò e realizzò la Programma 101, la prima calcolatrice programmabile della Olivetti.

Foto 1 Programma 101

Per questa realizzazione Perotto ricevette nel 1991 il prestigioso riconoscimento del Premio internazionale Leonardo da Vinci del Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Il lancio della Programma 101 – la “Perottina” per i suoi progettisti - si tenne il 14 ottobre 1965 a una fiera di prodotti per ufficio, la BEMA di New York, dove ebbe un successo clamoroso. A quella presentazione, organizzata al Waldorf Astoria e condotta dal giornalista Rai Ruggero Orlando, lo stand della Olivetti fu la meta del pellegrinaggio di migliaia di esperti, tanto da costringere gli organizzatori del BEMA a un improvvisato servizio d'ordine per disciplinare l'accesso dei visitatori.

Il tutto avvenne nonostante la Programma 101 fosse relegata in una saletta in fondo allo stand in quanto la Olivetti voleva presentare con maggior enfasi la sua nuova linea di prodotti meccanici, macchine da scrivere e calcolatrici da tavolo, il suo tradizionale cavallo di battaglia (agli inizi degli anni 60, un terzo delle calcolatrici al mondo portava il marchio Olivetti). In particolare, la Divisumma 24, progettata dall’ingegner (honoris causa) Natale Capellaro, un genio della meccanica, e carrozzata da Marcello Nizzoli, era lo stato dell'arte a livello mondiale in quanto in grado di effettuare somme, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni. Questa rivoluzionaria calcolatrice meccanica, elettrica, automatica, con stampa integrata e registro di memoria dinamica fu venduta in più di un milione di esemplari al prezzo di 325.000 lire (poco meno del prezzo di una 500 Fiat) ed è oggi esposta nella collezione permanente del Triennale Design Museum di Milano, del MoMA di New York, e in altre collezioni ancora. 

Ritornando alla Programma 101, nella edizione serale di quello stesso 14 ottobre 1965 il New York Journal riportava: "Probabilmente vedremo due computer su ogni scrivania prima ancora di avere due automobili in ogni garage. Con la Programma 101 un manager ora può vedere la sua segretaria gestire le spese di tutti i reparti di un’azienda con velocità estrema, direttamente dal suo tavolo ".

Centinaia di altri articoli riportarono la notizia del «first desk top computer of the world». Già ai primi di novembre dello stesso anno, cinque Programma 101 vennero usate per il computo dei risultati elettorali trasmessi dalla società televisiva Nbc. Gli scienziati della Nasa ne acquistarono quarantacinque esemplari per compilare le mappe lunari ed elaborare la traiettoria del viaggio della missione Apollo 11, che nel 1969 portò l’uomo sulla luna. David W. Whittle, del Johnson Space Center, NASA, avrebbe dichiarato: “Per l’Apollo 11 avevamo un computer da tavolo (…) che si chiamava Olivetti Programma 101. Era una specie di supercalcolatore. Poteva fare somme, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni, ma poteva anche ricordare una sequenza di queste cose e poteva registrarla su una tessera magnetica (…). Quindi tu eri in grado di scrivere una sequenza di programma, e fargliela eseguire”.

La "Programma 101", poi sostituita dalla P601, fu venduta in circa 44.000 esemplari, la maggior parte dei quali negli Stati Uniti, al modico prezzo di 3.200$ (26.000$ al giorno d’ oggi), due milioni di lire dell’epoca, ovvero l’equivalente di un anno e mezzo circa dello stipendio netto di un insegnante di scuola media italiano. Ai primi degli anni 60, il calcolo automatico era accessibile solo a grandi aziende che potevano permettersi investimenti a sei cifre in dollari - risale al 1963 il DEC PDP-1, un computer estremamente avanzato che occupava l’intera parete di una stanza, costava 100.000 dollari e veniva usato solo in pochissimi laboratori da tecnici specializzati.

In questo contesto, Pier Giorgio Perotto dichiarò in una intervista: "Sognavo una macchina amichevole alla quale delegare quelle operazioni che sono causa di fatica mentale e di errori, una macchina che sapesse imparare e poi eseguire docilmente, che immagazzinasse dati e istruzioni semplici e intuitive, il cui uso fosse alla portata di tutti, che costasse poco e fosse delle dimensioni degli altri prodotti per ufficio ai quali la gente era abituata. Dovevo creare un linguaggio nuovo, che non avesse bisogno dell'interprete in camice bianco".

La Programma 101, presentata in Italia il 7 aprile del 1966, integrava nel suo volume ridotto una stampantina, un lettore di schede perforate per "caricare" i programmi (anche di un semplice esponenziale), e una memoria magnetica per conservare i dati. In tal modo la Programma 101 aprì la strada verso una nuova e inaspettata rivoluzione: era infatti capace di risolvere in poco tempo calcoli complessi grazie a veri e propri programmi scritti su una tastierina da operatori che avessero appreso un linguaggio di programmazione, una specie di Basic ante litteram, completamente nuovo e semplice, consistente in sole sedici intuitive istruzioni. Alcune caratteristiche di questo linguaggio erano estremamente innovative per l’epoca e sono ancora presenti nei moderni computer, come le istruzioni di salto richiamabili da un singolo tasto o le istruzioni di start e stop. L’operatore, inoltre, poteva caricare complessi programmi preregistrati utilizzando più cartoline magnetiche in sequenza, superando così i limiti dettati dalla capacità di una singola cartolina.

Questa strada fu presto seguita (e copiata) dalla concorrenza, tanto che il 10 giugno del 1967 la Hewlett Packard, un gigante dell’elettronica, versò 900 mila dollari alla Olivetti per poter utilizzare le cartoline magnetiche, riconoscendo così di aver violato il brevetto della Programma 101 con il suo nuovo modello HP 9100. Anche la Siemens acquistò diversi brevetti dalla Olivetti.

La Programma 101 fu anche un capolavoro di ergonomia, tanto da far attribuire alla Olivetti l'Industrial Design Award. Colpisce al proposito la singolare “capacità di giudizio” di quei dirigenti della Olivetti che ritennero inopportuna la forma della Programma 101, disegnata dal giovane architetto Mario Bellini. Analogamente va ricordato la notevole “lungimiranza” degli uomini del marketing, secondo il parere dei quali, come riportato da Pier Giorgio Perotto, “la Programma 101 non poteva avere un mercato, in quanto non era un grande calcolatore elettronico, né una calcolatrice da tavolo, prova ne era il fatto che i concorrenti non avevano fatto nulla del genere”.

Vale anche la pena di ricordare che, morto nel 1960 Adriano Olivetti, che si era sempre occupato di reperire con successo le risorse finanziarie necessarie all’attività della azienda, la Olivetti attraversò un periodo di crisi di liquidità per cui si ritenne opportuno procedere a una sua ristrutturazione. In tale occasione, nel 1964 il presidente della Fiat, Vittorio Valletta, annunciò al Cda della Fiat il buon esito della ristrutturazione dell'Olivetti con una ammonizione: “La società di Ivrea è strutturalmente solida e potrà superare senza grosse difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l’essersi inserita nel settore elettronico, per il quale concorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare”.

In seguito a tale “lungimirante” ristrutturazione, ai primi del 1965 la Divisione elettronica della Olivetti (aperta nel 1962) fu svenduta alla General Electric. Tale vendita avrebbe dovuto includere il progetto della Programma 101. Fortunatamente, l'accordo di vendita prevedeva il passaggio di tutti i progetti di calcolatori nella nuova società, motivo per cui Pier Giorgio Perotto, con il supporto di Roberto Olivetti (figlio di Adriano), cambiò nottetempo il nome del progetto della Programma 101 da calcolatore in calcolatrice, mantenendo così questo progetto in casa Olivetti.

Una simile “lungimiranza” la ebbero anche quegli illuminati dirigenti che anni dopo, ritenendo che il mercato dei computer da tavolo fosse un mercato “di nicchia”, ne decisero l’uscita da parte di quella Olivetti che pur aveva realizzato negli anni 80 ottimi computer (M20, vedi foto 2, 24, 240, 290, 300, 8500 et al.) e portatili (M10, 111, 128 et al.).

Foto 2 M20

Mi piace a questo punto ricordare quanto asserito dal sociologo Luciano Gallino che, sul frontespizio del suo brillante e lucido saggio “La scomparsa dell’Italia industriale” (2003, Giulio Einaudi editore), scriveva: “Politici e manager senza visione del futuro hanno trasformato l’Italia in una colonia industriale. Per recuperare terreno occorre una politica economica orientata verso uno sviluppo ad alta densità di lavoro e di conoscenza”. In questo saggio vengono argomentate e discusse le cause della scomparsa dal panorama industriale dell’Italia dell’informatica, dell’aeronautica civile, della chimica, dell’elettronica di consumo, delle imprese high tech, e, all’epoca, dell’automobile, tutti campi nei quali l’Italia eccelleva e primeggiava sino a pochi anni prima di quella riconversione al “terziario” tanto di moda negli anni 80.

Anche se la Programma 101, e la sua evoluzione, non furono adeguatamente sostenute e sviluppate, e per questo possiamo definirla una rivoluzione mancata, l'intuito e la genialità del suo inventore non dovrebbero essere mai dimenticate: grazie a Pier Giorgio Perotto si può sicuramente affermare che il primo personal computer della storia fu pensato e realizzato da un italiano.

Concludo con due ricordi personali. La Programma 101 nel 1967-68 avrebbe potenziato le capacità di calcolo del gruppo di “Teoria dello stato solido” del dipartimento di Fisica G. Marconi dell’Università di Roma La Sapienza, diretto all’epoca dai professori Franco Bassani e Mario Tosi, mentre, in seguito e fino agli anni 80, anche noi sperimentali avremmo usato i pc della Olivetti, in diretta concorrenza con quelli dell’IBM. Nel 1976 ero poi nel comitato organizzatore della “International Conference on the Physics of Semiconductors (ICPS)” la più importante conferenza mondiale sui semiconduttori patrocinata dalla International Union of Pure and Applied Physics (IUPAP). In tale occasione fu chiesta una sponsorizzazione (nella cifra di due o cinque milioni) alle maggiori società operanti in Italia. Mentre quasi tutte furono liete di aderire, la Fiat cortesemente rispose che i semiconduttori non erano di suo interesse. Attualmente i ricavi maggiori delle case automobilistiche sono legati alle tante centraline elettroniche (anche 5 o più) che equipaggiano le automobili, centraline la cui esistenza sarebbe impossibile senza i semiconduttori.

 

P.S. Nella realizzazione di questa breve storia ho fatto ricorso a dati presi da Internet, in particolare a un’intervista a Pier Giorgio Perotto (https://www.youtube.com/watch?v=ZTDmerqIsJs) e all’articolo di Nadia Ferrigo nella sezione Cultura di “La Stampa” del 5 aprile 2019