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2020-08-05 13:20

L’Antitrust sui rifiuti: riciclo e recupero di energia sono complementari, non alternativi

QUEL CHE C’È DA SAPERE

L’Antitrust ha pubblicato la relazione finale dell’indagine conoscitiva, avviata nell’agosto 2014, con cui si proponeva di “effettuare una ricognizione degli assetti istituzionali e di mercato nel settore della gestione dei rifiuti urbani, nell’ottica di verificare gli spazi per la concorrenza lungo l’intera filiera, inerente sia la frazione indifferenziata sia la frazione differenziata di rifiuti”. Il documento fa un’ampia disamina dei vari aspetti del ciclo dei rifiuti in Italia e si conclude con alcune proposte di intervento per favorire uno sviluppo concorrenziale del settore.

Scorrendo le oltre 200 pagine della relazione dell’Antitrust, in una nota a piè di pagina si trova un’affermazione significativa, secondo cui, “sul piano dell’efficienza economica, un sistema di gestione dei rifiuti equilibrato dovrebbe certamente contemplare sia il riciclo sia il recupero di energia. Sulla base di diversi studi basati sulla metodologia della cd. economic life-cycle analysis, infatti, riciclo e recupero di energia vanno visti come soluzioni complementari anziché come delle opzioni alternative. Quando la filiera del riciclo si allunga, nel senso che si rendono necessarie molte attività intermedie (di selezione, trattamento, pulizia, ecc.) per la trasformazione del rifiuto in un bene con un valore economico, tale soluzione diventa eccessivamente costosa”.

A  questo proposito, l’Antitrust cita uno studio (Massarutto-De Carli-Graffi, Material and energy recovery in integrated waste management systems: A life-cycle costing approach, in Waste Management, 2011, n. 31, pp. 2102-2111) da cui “emerge che in linea generale un sistema di gestione di rifiuti dovrebbe puntare ad un modello misto nel quale circa la metà dei rifiuti urbani prodotti venga avviata a riciclo attraverso la raccolta differenziata, destinando al recupero energetico i rifiuti residuali, provenienti sia dal ciclo dell’indifferenziato, sia dagli scarti delle attività di selezione dei materiali differenziati”.

Per quanto riguarda la termovalorizzazione, l'Antitrust osserva che “la promozione delle attività economiche che realizzano forme virtuose di gestione dei rifiuti urbani indifferenziati, tramite il recupero in energia, poggia sull’apertura del settore alle logiche di mercato”, ma che nella realtà italiana si registrano situazioni di monopolio o di oligopolio ristretto, dato che diverse Regioni hanno un solo impianto, mentre altre, “ancorché presentino un numero relativamente elevato di termovalorizzatori, di fatto registrano l’esistenza di posizioni dominanti (Lombardia) o di duopoli (Emilia Romagna)”.

L’insufficiente dotazione di impianti di termovalorizzazione determina il trasporto di rifiuti del Centro Sud verso il Nord, che l’Antitrust riassume con questi numeri: il Nord produce il 37% del totale nazionale dei rifiuti indifferenziati ma ne incenerisce il 70%; il Centro produce il 24% dei rifiuti indifferenziati ma gestisce solo il 10% di quelli avviati a recupero energetico; il Sud produce il 39% dei rifiuti indifferenziati complessivi ma gestisce solo il 20% di quelli avviati a recupero energetico in tutto il paese.