Oggi:

2018-01-22 09:02

Le Radici Tagliate della Cultura

MONUMENTI E GUERRA AI TEMPI DELL’ISIS

di: 
Claudio Margottini*

Una delle maggiori conseguenze dell’espansione territoriale dell’ISIS (o DAESH) in Siria ed Iraq, oltre al carico immane di vittime e di prevaricazioni sulle popolazioni, riguarda la distruzione di importanti vestigia e resti del patrimonio storico-culturale di questi Paesi. Tale comportamento è stato volutamente ideato per spettacolarizzare l’avanzata di queste armate per un’audience di carattere globale ma anche per terrorizzare le popolazioni locali. Infatti, le devastazioni tendono a tagliare le radici di questi popoli con la loro storia e le loro tradizioni, di fatto rendendoli orfani della loro cultura e, quindi, facili prede del fondamentalismo.

E’ indubbio che la cancellazione di una storia comune indebolisca il senso di appartenenza di un popolo al proprio territorio. E’ successo così in Afghanistan dove, per oltre 1.500 anni - di cui circa 800 successivi all’islamizzazione del paese - gli Hazara custodirono gelosamente i Buddha di Bamiyan (in copertina), ritenendoli a tutti gli effetti patrimonio comune della loro storia. Si rifiutarono difatti, nel 2001, di distruggerli e dovettero intervenire artificieri talebani, forse addirittura provenienti dalla Penisola Arabica.

La distruzione della cultura locale e delle relative testimonianze è stato un elemento ricorrente nelle politiche colonialiste di tutte le epoche. Oggi però, gli effetti delle devastazioni sono più ampi e di maggiore impatto. Oltre ad annichilire ed asservire le popolazioni locali, si perseguono anche obiettivi esterni, indirizzati alla comunità globale. Si assiste infatti ad una “spettacolarizzazione” delle distruzioni, così come dei barbari omicidi di prigionieri e civili e degli attacchi terroristici in Occidente. In questo modo si vuole estendere l’annichilimento delle popolazioni locali alla comunità internazionale.

Ho lavorato in molti dei luoghi che oggi sono teatro di distruzioni. Sia in Afghanistan che in Iraq che in Siria ho trovato una grande fierezza nelle popolazioni locali che considerano basilare il rispetto per la propria comunità e quello per la propria storia. Chi perde tale rispetto resta isolato nella società. E’ questo uno dei motivi per cui l’ISIS, per le azioni più efferate, ha necessità di usare i foreign fighters, combattenti stranieri, per lo più cresciuti nelle periferie delle grandi città occidentali, che non sono in grado di confrontarsi con una storia millenaria, ma vivono solo la rabbia della mancata integrazione sociale. La mancanza del senso di appartenenza ad una comunità e le lacune culturali, intese come estraneità ad un percorso storico collettivo, rendono queste persone strumenti ciechi di violenza.

I Buddha di Bamiyan rappresentavano la cultura e il senso di identità delle popolazioni. Così come i templi di Palmira, le città bizantine della Siria, e il convento con la tomba di Santa Tecla a Maaloula. Ho visitato quest’ultima nel 2009 per un lavoro di consolidamento della rupe sovrastante la tomba. Rimasi incantato dalle Suore che custodivano la tomba, dall’aramaico che si parlava in questo villaggio, dalla case dipinte di un vivo color celeste dai proprietari cristiani a dimostrazione dell’avvenuto pellegrinaggio a Gerusalemme.

Palmira

Palmira

Palmira

Maaloula

Maaloula

Ho visitato anche Hatra, in Iraq, un luogo di grande suggestione, uno degli ultimi avamposti romani verso la Persia, dove antichi terremoti avevano lasciato la loro traccia sulle mura e sugli edifici, oggetto di studi nostri e dei colleghi iracheni. Hatra è sopravvissuta ai terremoti ma non al passaggio della furia iconoclasta dell’ISIS. Anche in questo caso si è voluto distruggere un simbolo, come il Museo di Mosul oppure i resti di Ninive eNimrud. 

Hatra

Hatra

A questi danni si aggiunge, nella vicenda siriana ed irachena, anche la beffa del commercio illegale delle opere d’arte. E’ ormai evidente che molti dei finanziamenti dell’ISIS, oltre che dalla vendita del greggio, provengono proprio dal commercio illegale delle opere d’arte. Ciò apre un altro fronte e che riguarda i compratori di tali oggetti. Se si vuole sconfiggere l’ISIS si deve tagliarne le fonti di sostentamento economico e questo non può non passare per il blocco delle esportazioni clandestine di petrolio e per la sconfitta del traffico illegale di opere d’arte, specialmente da quei Paesi dove il commercio di reperti archeologici è ancora consentito. In altre parole, come ben riportato in un articolo di Francesco Bandarin, Assistente del Direttore Generale dell’UNESCO per la Cultura (Giornale dell'Arte, N.354, giugno 2015) la lotta al traffico illecito dei beni culturali è quindi anche una lotta al terrorismo internazionale.

Inoltre, stiamo anche assistendo alla distruzione sistematica dell’agricoltura locale, che costringe le popolazioni a ricorrere proprio agli invasori per poter sopravvivere. In altre parole, si demoliscono le tradizioni per asservire definitivamente le comunità locali.

In definitiva, l’ISIS sta attuando una politica militare che mira ad annientare interi paesaggi e culture e quindi a negare il legame delle comunità locali ai propri territori, per sempre.

 

* Claudio Margottini ISPRA – Dip. Servizio Geologico d’Italia

Esperto UNESCO per la tutela e conservazione del patrimonio storico ed archeologico