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2020-08-05 12:49

Ricerca di idrocarburi, il governo dice "no" a revisioni e aggiornamenti della Strategia energetica nazionale, richiesti da 36 deputati del Pd

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Non si ravvisa allo stato attuale la necessità di aggiornare il documento di Strategia energetica nazionale (Sen), già tarato sul lungo periodo al 2050; e per tutti i motivi esposti ed al fine di realizzare gli obiettivi prefissati nella Sen, occorre inoltre mantenere il carattere e la pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza delle attività upstream sia in mare che a terra. 
Per le stesse ragioni, allo stato attuale si ritiene di non poter adottare iniziative volte a sospendere le attività in corso o bloccare le autorizzazioni in prossimità di aree di interesse turistico. A tal riguardo, si segnala che esiste una serie di casi virtuosi di regioni con best practice (ad esempio l'Emilia Romagna), in cui vi è una piena convivenza tra attività turistiche ed attività estrattive. L'eventuale sospensione delle attività comporterebbe invece contenziosi con gli operatori che hanno già realizzato le infrastrutture, oltre che ingenti costi per l'amministrazione per risarcimenti e compensazioni agli operatori. Vi è poi da non trascurare la parte relativa al decommissioning necessaria allo smantellamento ed al ripristino delle aree ove vi siano impianti produttivi mai entrati in esercizio.

E’ quanto ha dichiarato alla Camera dei deputati la sottosegretaria per lo Sviluppo economico, Simona Vicari, rispondendo a un’interpellanza presentata da 36 deputati del Pd, primo firmatario Alessandro Bratti, in cui si chiedeva al governo se non ritenesse “opportuno assumere iniziative per rivedere completamente gli articoli 37 e 38” del decreto “Sblocca Italia”, adottando “iniziative volte a prevedere la sospensione delle attività sia di esplorazione che di ricerca” di idrocarburi liquidi e gassosi in mare e in terra in zone ad elevato rischio sismico, vulcanico, tettonico, accertato da indagini scientifiche preventive effettuate da vari enti di ricerca.

L’interpellanza chiedeva al governo anche di “adottare iniziative per prevedere il blocco del rilascio di future autorizzazioni sia di esplorazione che di ricerca in prossimità di aree di particolare interesse turistico” e di “integrare e modificare in tempi brevi la Strategia energetica nazionale, al fine di promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili, riducendo, nel contempo, la produzione di energia da fonti fossili, in accordo con la prevista conferenza congiunta dei Paesi che si affacciano sul Mare Adriatico e in coerenza con l'esito delle indagini scientifiche preventive effettuate dagli enti di ricerca Istituto nazionale di geofisica e vulcanologica, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, Consiglio nazionale delle ricerche e Agenzia per la protezione ambientale, che rilevino elevato rischio sismico, vulcanico e tettonico dei siti individuati”. 

Successivamente, il 4 dicembre, il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge  della Regione Abruzzo n. 29 del 14/10/2015, “Provvedimenti urgenti per la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema della costa abruzzese”, in quanto dispone il divieto delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, invadendo materie di esclusiva competenza statale, in violazione degli articoli 3, 5, 97, 117, terzo comma, e 118 della Costituzione.