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2019-08-24 08:57

Verso la Conferenza di Parigi sul clima: il Sud Africa accusa i paesi sviluppati di apartheid nei confronti di quelli poveri e in via di sviluppo

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La nuova bozza di accordo proposta dai due co-presidenti della Convenzione Quadro dell’Onu sul Cambiamento Climatico, Ahmed Djoghlaf e Dan Reifsnyder, in vista della Conferenza Cop21 che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre, è stata definita dal Sud Africa una forma di apartheid: “Ci troviamo in una posizione in cui, in sostanza, siamo senza diritti”, ha detto la rappresentante sudafricana Nozipho Joyce Mxakato-Diseko, che ha parlato a nome delle 130 nazioni in via di sviluppo, compresa la Cina, durante il vertice preparatorio tenutosi a Bonn dal 19 al 23 ottobre.

Lo scontro è sempre sulla costituzione di un Fondo verde per il clima da 100 miliardi di dollari l’anno dal 2020, per aiutare i paesi in via di sviluppo a investire nella riduzione delle emissioni di CO2 e per la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici.  Da questo dipenderà il successo o il fallimento della Conferenza di Parigi. In questo contesto, come riferisce l’agenzia Reuters, i paesi in via di sviluppo affermano che la stima presentata dall’Ocse, secondo cui nel 2014 sono stati raggiunti i 62 miliardi di dollari, non ha alcun valore legale e che le nazioni povere non sono state consultate. Il fronte delle nazioni sviluppate, invece, è diffidente sulla futura disponibilità dei paesi in via di sviluppo a rafforzare il taglio delle loro emissioni di gas a effetto serra, e chiede garanzie.

Resta aperto il fronte dei paesi Opec. Dopo Algeria ed Ecuador, anche gli Emirati Arabi Uniti hanno presentato il proprio piano di riduzione delle emissioni di gas serra, dicendo che porteranno la quota di energia nucleare e di rinnovabili dallo 0,4% del 2014 al 24% nel 2021. Iran, Arabia Saudita e Nigeria non hanno ancora presentato i loro piani di riduzione ma assicurano che lo faranno prima della Conferenza di Parigi. L’Iran, decimo emettitore mondiale di gas serra, afferma che il suo impegno di riduzione potrebbe essere molto maggiore se le potenze occidentali togliessero velocemente le sanzioni legate al suo programma nucleare.