Oggi:

2018-01-23 10:42

Vivere pericolosamente

ISCHIA: COME RIMUOVERE LA MEMORIA STORICA

di: 
Fiorenzo Fumanti

L’isola d’Ischia rappresenta la porzione sommitale di un apparato vulcanico che, nel corso della sua storia, ha dato origine ad eruzioni molto violente, separate da lunghi periodi di quiescenza. Negli ultimi 3.000 anni, nell’isola sono state registrate diverse eruzioni, effusive ed esplosive, tutte localizzate nella parte orientale dell’isola. L’ultima eruzione risale al 1302, con emissione, per circa due mesi, di una colata lavica (Colata dell’Arso) che raggiunse il mare in prossimità dell’attuale porto, distruggendo l’antico centro urbano. L’intensa attività idrotermale, i fenomeni fumarolici, i bradisismi, i terremoti del 1881 e 1883, e la sua storia eruttiva indicano che l’isola d’Ischia è da considerarsi un’area vulcanica attiva a tutti gli effetti e che l’eventuale apertura di nuovi centri eruttivi dovrebbe essere localizzata nelle aree interessate dalle eruzioni più recenti, che risultano essere anche le più popolate. L’isola è costantemente monitorata dall’INGV e, allo stato attuale, non vi sono segnali di ripresa dell’attività.

Giravo con mia figlia per Ischia, qualche tempo fa, raccontandole quello che era successo, e facendole vedere come fossero riusciti a costruire anche nelle aree ad elevata pericolosità, intorno e dentro ai crateri e sui prodotti delle più recenti eruzioni, nelle aree distrutte dai terremoti, negli stretti fondivalle, sotto i costoni rocciosi, sulle spiagge. Soprattutto in area costiera hanno costruito ovunque fosse tecnicamente/economicamente possibile e se si sono fermati è probabilmente solo la crisi economica e per la mancanza di spazio utile. Lei mi chiedeva perché, già…perché?

Per l’insipienza dei politici e tecnici che hanno prodotto politiche urbanistiche e territoriali senza tenere in considerazione le peculiarità geologiche dell’isola? E, se così, questa ignoranza è reale o volutamente prona agli interessi economici legati all’attività turistica o al bisogno, più o meno indotto, della seconda casa? O più semplicemente è frutto dalla rimozione, pressoché totale, della memoria degli eventi e del conseguente imperante fatalismo? A queste domande non so rispondere. Però, se osserviamo l’evoluzione dell’urbanizzato dalle foto aeree dell’IGM e della popolazione dai dati ISTAT, appare del tutto evidente come l’urbano, negli anni del dopoguerra, fosse ancora molto ridotto e che il suo sviluppo e l’incremento dei residenti inizino con il boom economico, ma si concentrino nel trentennio 1970-2000, quando cioè le caratteristiche sulla pericolosità dell’isola erano note.

Sicuramente, come avviene non solo ad Ischia, una stasi prolungata nell’attività vulcanica/sismica, quando non accompagnata da una corretta percezione del pericolo, porta inesorabilmente ad una caduta di attenzione e a sottovalutare gli allarmi della comunità scientifica, favorendo lo sviluppo dell’urbanizzazione (con ampi margini per l’abusivismo) e l’incremento della popolazione, aumentando esponenzialmente il rischio e determinando situazioni in cui eventi anche di modesta entità possono provocare danni enormi, non solo in termini economici, ma anche, purtroppo, di vite umane. La soluzione sarebbe ovvia. Intervenire nelle fasi di stasi per ridisegnare il territorio, riorganizzare lo spazio urbano per creare le via di fuga, favorire lo spostamento della popolazione dalle aree più pericolose. Sarebbe ovvio..., ma siamo su di un’isola, il che rende tutto più complicato, e per di più su un’isola che vive quasi esclusivamente di turismo. Un’isola in cui risiedono stabilmente 63.000 persone, che diventano più di 300.000 nel periodo estivo, senza considerare il pendolarismo festivo. Una situazione territoriale incancrenita, nella quale molto difficilmente un amministratore potrà avere il coraggio, le condizioni politiche ed i mezzi per intervenire pesantemente sul patrimonio edilizio, ma anche solo per intraprendere campagne di sensibilizzazione e di educazione.

Il problema allora si sposta e, come al solito, diventa un problema - un enorme problema - di protezione civile: cioè di chi dovrebbe gestire le fasi emergenziali con a disposizione un unico eliporto, e migliaia di persone da evacuare, necessariamente via nave. Confidiamo quindi nell’operatività della protezione civile e nei sistemi di monitoraggio che possono permettere un preallarme. 

Fig 1 – Ischia 15 giugno 1955 (Fotomosaico da immagini aeree Istituto Geografico Militare, http://www.igmi.org/voli/)

Fig 2 – Ischia 15 ottobre 1966, settore centro settentrionale (Fotomosaico da immagini aeree Istituto Geografico Militare, http://www.igmi.org/voli/)Fig 3 – Ischia 19 maggio 1974, settore centro settentrionale (Fotomosaico da immagini aeree Istituto Geografico Militare, http://www.igmi.org/voli/)

Fig 4 – Ischia 4 settembre 1990 (Fotomosaico da immagini aeree Istituto Geografico Militare, http://www.igmi.org/voli/)

Fig 5 – Ischia 11 agosto 2014 (Immagine Google Earth)

Fig 6 – Principali eventi vulcanici, sismici e gravitativi avvenuti in epoca storica (Immagine Google Earth, 2007)

Fig. 7 – Evoluzione della popolazione ufficialmente residente in alcuni comuni dell’isola d’Ischia