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2018-08-20 03:45

Affari Climatici

NUOVE REGALIE GOVERNATIVE PER L’EOLICO

di: 
Alberto Cuppini e Rosa Filippini

Raggiunti (e largamente superati) con 5 anni di anticipo tutti gli obiettivi per le rinnovabili al 2020. Ma il Governo fa finta di non saperlo e promette alla lobby dell’eolico altri incentivi subito. Prosegue senza più pudori l’assalto all'indifesa diligenza delle bollette elettriche degli italiani.

Gli Amici della Terra lo avevano già detto nel loro ultimo Rapporto presentato alla 6° Conferenza sull’efficienza energetica del dicembre scorso. Ora  il rapporto mensile Terna sui risultati provvisori della produzione e dei consumi elettrici dell’anno 2014 lo conferma:  per il terzo anno consecutivo, si è consolidata la tendenza ad una preoccupante diminuzione dei consumi elettrici, da ormai tre anni stabile nell’ordine di 10 Twh, senza aumenti proporzionati in termini di efficienza energetica, a testimonianza di una inarrestabile deindustrializzazione del Paese. Eccellenti risultati, invece, per quanto riguarda la produzione da FER (Fonti di Energia Rinnovabili) elettriche.

Nel 2014, l’aumento della produzione annua da idroelettrico (+ 4 Twh) e da fotovoltaico, pur orfano degli esagerati incentivi del conto energia, (+ 2 Twh) porterebbero da soli il totale della produzione da Fonti di Energia Rinnovabile (FER) a 118 TWhQuesto risultato, rapportato al fabbisogno 2014 di 320 TWh , fa sì che, ancor prima della comunicazione dei dati sulle biomasse (che Terna comprende nel computo totale del settore termoelettrico), si possa dire raggiunto almeno il 37% della produzione da FER sul consumo interno lordo nazionale. Ricordiamo che l’obiettivo vincolante per l’Italia per il 2020 doveva essere il 29%! Non ci sarebbe da meravigliarsi se, con il contributo degli impianti a bioenergie, si fosse raggiunto già quest’anno il valore massimo al rialzo, previsto per il 2020 dalla SEN di Passera e Clini del 2013, e cioè i 120 MWh annui da FER e il 38% sul fabbisogno.

Se poi, anziché ai consumi, si rapportassero i 118 TWh alla produzione elettrica nazionale (che è diminuita all’ 85% dei consumi a causa di un imprevisto aumento delle importazioni) scesa a 265 MWh, il rapporto della produzione da FER sul totale salirebbe al 44,5%! Senza neppure l’incremento annuo della produzione da biomasse.

Per quello che riguarda l’eolico, si registra un lieve attivo della produzione del 2014 sul 2013 (+ 1% complessivo), nonostante le centinaia di pale in più nel frattempo installate. Una produttività eolica in calo quindi, a conferma di condizioni non favorevoli per questa fonte in Italia.

A seguito di questi dati oggettivi, non ci sarebbe più nessunissima necessità di ulteriore eolico incentivato (e nemmeno di incentivare altre fonti rinnovabili solo elettriche). 

E invece no! Leggiamo infatti dall’articolo “De Vincenti: febbraio decisivo per FER non Fotovoltaiche  e capacity payment” pubblicato sul “Quotidiano Energia” del 27 gennaio: “Febbraio si annuncia un mese decisivo sul fronte incentivazione, sia per le rinnovabili che per il termoelettrico. In occasione del convegno Free (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) sulla riforma del mercato elettrico, De Vincenti ha infatti annunciato che il decreto sulle FER non FV sarà pronto “non oltre la fine di febbraio“.

Claudio De Vincenti è viceministro allo Sviluppo economico del Governo Renzi, ed è un caso raro di conferma in un ruolo per tre mandati consecutivi.  Infatti, è stato Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico sia nel Governo Monti che nel Governo Letta.  Da lui ci saremmo aspettati un comportamento coerente in linea con le opportunità offerte da un lungo mandato continuativo.  Fin dal suo primo impegno governativo, invece, abbiamo registrato atti contraddittori e atteggiamenti altalenanti. A cominciare dalla SEN, il suo primo impegno significativo nel governo, che contiene il riconoscimento ufficiale degli irreparabili errori compiuti con l’extra incentivazione delle sole rinnovabili elettriche e, contestualmente, l’aumento arbitrario del target delle stesse rinnovabili elettriche da raggiungere entro il 2020. 

Ora, ci risiamo. Nel corso del 2014 il Governo ha dovuto varare un decreto difficile, il cosiddetto spalma incentivi, cambiando in corso d’opera le condizioni di incentivazione degli impianti di FER elettriche già realizzati, per cercare di attenuare il peso crescente delle bollette elettriche su famiglie e piccole imprese.  Per logica, ci saremmo aspettati che il Viceministro, prima di studiare qualsiasi nuova strategia, ci informasse sugli effetti del provvedimento, se corrispondono alle attese.  Invece, il Viceministro annuncia già una misura che va in direzione opposta: “De Vincenti ha spiegato che il ministero vuole muoversi prima di esaurire i 5,8 miliardi di euro di incentivi messi a disposizione (ora siamo a quota 5,1 miliardi, ha precisato) per “sbloccare gli investimenti e (…) raggiungere gli obiettivi europei“.

Ebbene, i 5,8 miliardi di euro di incentivi per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche sono indicati dalla legge come tetto di spesa, non come un obiettivo da raggiungere, tantomeno come obiettivo da superare. E, soprattutto, gli obiettivi europei al 2020, a cui gli incentivi dovrebbero essere finalizzati, non sono stati solo raggiunti, ma persino travolti!

Si tratta dell’ennesima dimostrazione che la strategia energetica e persino gli obiettivi europei sono solo pretesti. Il fine ultimo di questa abnorme ortogenesi delle FER elettriche non programmabili è, sic et simpliciter, quello di reperire risorse finanziarie illimitate per i produttori, nonostante gli evidenti danni per  tutto il Paese.

Non intendiamo accollare al solo De Vincenti la responsabilità di questa politica schizofrenica. E’ difficile immaginare che la titolare del dicastero Guidi e lo stesso Renzi siano all’oscuro del rilancio degli incentivi alle rinnovabili elettriche, dopo essersi impegnati a ridurne l’impatto in bolletta. Ma nella vicenda delle FER elettriche dappertutto ed a tutti i costi, purché incentivate, in questi anni abbiamo assistito ad un crollo sistemico di tutti gli antemurali istituzionali destinati al controllo della proliferazione indiscriminata di simili fenomeni degenerativi.

In questo modo si rischia di perdere anche l’ultima fortunata coincidenza astrale fatta di tassi di interessi minimi sui mercati internazionali, domanda globale di beni senza precedenti nella storia, costo degli idrocarburi fossili in picchiata ed improvvisa svalutazione competitiva dell’euro. Infatti, mentre le bollette elettriche dei nostri concorrenti (in particolare quelli extra UE) si ridurranno drasticamente per la diminuzione dei costi delle materie prime, le nostre nel medio periodo rischiano addirittura di aumentare a causa dei maggiori “oneri di sistema” attesi, che potrebbero vanificare ogni altra riduzione.