Oggi:

2019-05-24 19:25

La “svolta di Renzi” nell’energia ancora non si vede.

di: 
Rosa Filippini*

Che il caro bolletta sia determinato, in Italia, dagli incentivi fuori misura elargiti nell’ultimo quinquennio alle fonti rinnovabili elettriche, in particolare fotovoltaico ed eolico, è ormai un fatto assodato. Non che sia mai stato un segreto: l’Autorità per l’energia elettrica e il gas aveva avvertito fin dal 2009 delle dimensioni preoccupanti che il fenomeno avrebbe assunto, in particolare per le piccole e medie imprese; gli Amici della Terra chiedono da tempo di riequilibrare le incentivazioni in favore dell’efficienza energetica e delle rinnovabili termiche; la stessa Strategia energetica nazionale (SEN) e i diversi Governi dal 2010 in poi hanno riconosciuto a più riprese che occorre correggere misure che assomigliano più a rendite ingiustificate che a incentivi. 

Tanti allarmi e preoccupazioni non sono però riusciti a impedire che il conto da pagare in bolletta, annualmente e per i prossimi venti anni, sia arrivato a superare i 13 miliardi costituendo mediamente il 20% del costo dell’elettricità per gli Italiani. Una lobby molto ben organizzata, presente in tutti i partiti e attiva nelle istituzioni, è riuscita finora a salvaguardare le rendite acquisite dalle tecnologie più costose e inefficienti facendole passare per “green economy” nonostante l’impatto paesaggistico e ambientale di tralicci, pale e pannelli su vaste estensioni di  territorio agricolo o pregiato dal punto di vista naturalistico.

Non siamo ancora certi che il Governo Renzi voglia porre fine a questa stagione irresponsabile, perché alle dichiarazioni di voler tagliare i costi dell’energia e di considerare l’efficienza energetica come “prima priorità” (cose già dette dai governi precedenti) non corrispondono atti e comportamenti conseguenti. Proprio in questi giorni, il GSE si appresta a indire nuove aste per l’attribuzione di ulteriori incentivi alla produzione di elettricità da fonti intermittenti come l’eolico o da impianti inefficienti come le biomasse senza cogenerazione.

Si decide cioè di attribuire nuove rendite proprio mentre si dichiara di voler cambiare e quando ormai non c’è più alcuna giustificazione per mantenere le vecchie regole. Infatti,  nel settore elettrico, nel 2013 è già stato raggiunto il 33% di rinnovabili, ben oltre l’obiettivo del 27% che costituiva l’impegno dell’Italia rispetto alle politiche climatiche europee del 20-20-20. Addirittura, è in corso di superamento l’obiettivo di rinnovabili elettriche ridefinito dalla SEN appena un anno fa, ben oltre i tetti di spesa fissati dalla stessa SEN: circa 8 miliardi annui per il fotovoltaico e  5 miliardi per l’eolico e le altre rinnovabili elettriche. Altro che spending review e lotta agli sprechi!

Rimanendo alle ragioni ambientali, anche i più convinti fautori della lotta ai cambiamenti climatici dovrebbero opporsi a questo spreco.  Infatti, se gli obiettivi di rinnovabili elettriche sono ampiamente superati, l’obiettivo generale delle rinnovabili sul consumo totale di energia è ancora fermo al 13,5% . Ciò perché i consumi elettrici sono solo il 20% dei consumi totali di energia costituiti prevalentemente da consumi termici (45%) e per trasporti (33%). E’ quindi sui consumi di fonti rinnovabili negli usi termici e nei trasporti, insieme alle politiche per l’efficienza energetica che l’Italia dovrebbe puntare senza indugio per conseguire gli obiettivi europei e per raggiungere livelli  significativi di diminuzione di gas serra.

Molto meno costose e ben più efficaci per il clima, queste misure consentirebbero, al contempo, di rafforzare la spinta per la ripresa economica: l’efficienza energetica come volano per accrescere la competitività dell’industria nazionale; le rinnovabili termiche come driver per le eccellenze della tecnologia italiana (pompe di calore, apparecchi a biomassa, teleriscaldamento, ciclo Rankine Organico) e per un rilancio qualificato dell’edilizia.

Quel che si aspetta, dunque, è una “svolta” vera e non nuove stangate in favore dei soliti noti. La zavorra degli errori passati resterà in bolletta per i prossimi vent’anni, come costoso promemoria di malgoverno.

Rosa Filippini

*Articolo pubblicato su http://www.agienergia.it/Home.aspx