Oggi:

2019-09-16 06:27

Proteggere senza mentire

E' VERO CHE LE FARFALLE IN EUROPA SONO DIMINUITE DEL 60%?

di: 
Enzo Moretto

Analisi di una notizia apparsa sulla stampa circa le farfalle europee. Situazioni e miti riguardanti insetti molto amati dagli umani.

 

Le farfalle in Europa sono diminuite del 60%. Lo dicono vari lanci e articoli di stampa (1, 2, 3), sicuramente anche buona fede,  in seguito ad un interessante articolo dell'Agenzia Europea per l'Ambiente, “Biodiversità: l’<ecosistema> che assicura la nostra sopravvivenza” (4).

Ma è proprio così?

Uno dei problemi che, nella mia opinione, ha spesso caratterizzato l'informazione ambientalista è che essa sembra avere un fine diverso da quello della tutela della natura, tendendo a risultare talvolta poco credibile o troppo enfatica. Le conseguenze sono almeno due: c'è chi in fondo ci crede o trova conveniente crederci, e ne fa una bandiera ad ogni costo; e chi mangia la foglia e registra la perdita di credibilità. In entrambi i casi, la realtà viene trascurata. E' innegabile che molte cose debbano cambiare perché l'impatto umano è sempre più aggressivo e deleterio, ma questo non giustifica minimamente una informazione scorretta fatta per essere mal interpretata.

Dire che le farfalle sono diminuite del 60%, senza specificare molto bene a cosa ci si riferisce, non aiuta certo a proteggere l’ambiente. Chi legge e ritrasmette una notizia come questa, la mette sempre più in risalto come fosse il risultato di una catastrofe dovuta all' inquinamento, ai pesticidi e magari agli organismi transgenici e ai cambiamenti climatici. Per qualche situazione, questo è probabilmente vero, e le vicende dei pesticidi neonicotinoidi e di altri pesticidi sembrano indicare dei gravi problemi per la sopravvivenza di api e farfalle in aree contigue all'attività agricola; e questi problemi sono degli indicatori dello stato di salute dell'ambiente. Chi scrive ha pubblicato e denunciato dati che dimostravano come il pesticida Insegar fosse responsabile della moria dei bachi da seta e potenzialmente attivo a centinaia di chilometri dai luoghi di trattamento. Ma questo non deve portare alla criminalizzazione della scienza e dell’agricoltura moderna, ma regolamentarne in modo adeguato utilizzi ed ambiti, ed esercitare i necessari controlli sull’impatto ambientale di queste sostanze anche al di fuori delle colture dove vengono utilizzati.

Per quanto riguarda una eventuale diminuzione delle farfalle, diverse cause o concause importanti vanno considerate: la cementificazione; la scomparsa di piccole aree con habitat e microclimi (ad esempio, una zona umida relitta o un tratto di vegetazione delle dune litoranee); l'agricoltura intensiva che ha eliminato le piante

nutrici dei bruchi, i microhabitat e infine gli stessi i fiori selvatici. In tutto questo, l'effetto serra, il cambiamento climatico, le radiazioni di Chernobyl, l'inquinamento del pianeta (per ora) c’entrano poco o nulla.

Farfalle Monarca abbattute da una tempesta di ghiaccio – Messico, febbraio 2010 – Foto di E. Moretto

Inoltre, chi racconta che fare un giardino per le farfalle salva le specie a rischio di estinzione o liberando farfalle queste si insediano di nuovo in aree dov'erano sparite, probabilmente racconta una frottola. Niente da dire, invece, sul grande valore culturale ed educativo di queste iniziative atte a sensibilizzare la popolazione sull'importanza delle piante spontanee e di aree, corridoi, e reti naturali. Piccole iniziative economiche in tale ambito vanno considerate come uso sostenibile.

Tornando al problema delle farfalle in Europa, la scomparsa del 60% è riferita alla loro diminuzione, non estinzione, e riguarda principalmente le specie dei prati. Ma questo non è avvenuto per cause distruttive (come inquinamento, distruzione dei boschi e foreste, cambiamento climatico, pesticidi, ecc.), ma perché boschi e foreste hanno riconquistato e ricolonizzato aree in precedenza a prato e pascolo, riportando quindi il territorio a situazioni ancora precedenti e più naturali. Le specie di prato ritornano quindi a spazi più limitati e marginali come avveniva prima che l'uomo deforestasse.

Questa precisazione non ci deve esimere dall’operare perché potenziali agenti nocivi per le farfalle e per la natura vengano controllati o eliminati. Un esempio interessante da seguire, che è anche una testimonianza dell'impatto antropico sulle farfalle, è la farfalla monarca americana che quest'anno ha segnato un drammatico calo nelle popolazioni che svernano in Messico (5). Per chi volesse approfondire le proprie conoscenze in merito, è disponibile il documentario che abbiamo realizzato per Geo&Geo RAI3 e il libro “In Volo con la Farfalla Monarca” (6). Ahimè, in questo caso americano le cause della diminuzione sono l’agricoltura intensiva, destinata a coltivazioni transgeniche, in associazione a erbicidi, siccità e deforestazione.

Il richiamo a una maggiore chiarezza nell'informazione è un passaggio essenziale per proteggere le farfalle. Si spera che questa analisi possa servire a chiarire la situazione e aprire un ulteriore dibattito.

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Citazioni

1. http://www.liberoquotidiano.it/news/1208764/Ambiente-60-farfalle-scompar...

2. http://www.lastampa.it/2013/03/21/societa/lazampa/ambiente-delle-farfalle-scomparso-in-venti-anni-RxWrt6bOVfK9DCcBXimWPM/pagina.html

3. http://www.sassarinotizie.com/24ore-articolo-180837-ambiente_60_farfalle...

4. http://www.eea.europa.eu/it/articles/la-trama-della-vita

5.     http://www.nationalgeographic.it/natura/animali/2013/03/19/news/farfalle_monarca_mai_cos_poche-1571330/

6. http://www.micromegamondo.com/index.php?l=ita&c=sezioni_shop

1Direttore di ESAPOLIS, Responsabile Scientifico di Butterfly Arc, Consigliere Nazionale di Amici della Terra Italia


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