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2018-05-22 04:05

In ordine sparso

di: 
Francesco Mauro

Una “cosa” europea mette il naso nei rifiuti di Roma. Roma come Napoli: romanzo senza fine. La prima fesseria di Crocetta. Assalto ai vaccini. Eolico: fine della parabola?. I Campi Flegrei e l’emergenza. Il “Science advisor” europeo. Se anche l’EUR.... Le dimissioni del Papa durante il Concistoro.


Una “cosa” europea mette il naso nei rifiuti di Roma
Nella corsa senza fine in cui l’emergenza dei rifiuti di Roma rincorre la madre di tutte le emergenze, la crisi dei rifiuti di Napoli, si è inserita la Commissione Europea. O almeno così dice il “Corriere della Sera” del 22 gennaio 2013 nella Cronaca romana, con il titolo “Rifiuti, bocciatura europea per Monti dell’Ortaccio” e con le prime righe dell’articolo: “… lo dice anche la Commissione europea”.

Ma non è così. La Commissione europea è l’organo esecutivo e promotore del processo legislativo dell’Unione Europea, una specie di Consiglio dei ministri. Qui si tratta invece di una commissione del Parlamento europeo (il “Parlamento di Bruxelles” è chiamato nell’articolo, e anche questo non è esatto: il Parlamento oscilla tra Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo). Non solo: questa commissione che si è occupata dei rifiuti di Roma e di Napoli non è la Commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare, come ci si potrebbe aspettare, ma la Commissione petizioni (e questo l’articolo ad un certo punto lo dice). La quale si occupa di rispondere con atti non vincolanti alle petizioni presentate da gruppi di elettori e, nel caso specifico, da comitati contro la localizzazione di discariche.

Alla visita ispettiva in Italia hanno partecipato: Judith A. Merkes (relatore, del gruppo socialisti e democratici, Paesi Bassi), Margrete Auken (verdi, Danimarca), Erminia Mazzoni (presidente della commissione, popolari, Italia) ed una delegazione di sette parlamentari tutti italiani tra cui Roberta Angelilli, spesso portavoce del gruppo, ed una curiosità, Clemente Mastella. La relazione, ancora non definitiva, esprime “opposizione a Monti dell’Ortaccio e Pian dell’Olmo … e plaude all’azione intrapresa dal comune di Napoli” ma, bontà sua, “ritiene che l'esportazione dei rifiuti verso paesi terzi debba essere effettuata solo in via eccezionale”. Fra le imprecisioni dei giornalisti, le contraddizioni dei politici, e la generale dimenticanza del principio di sussidiarietà, ci sembra un’operazione che aggiunge confusione ad un problema serio. Tra parentesi: a suo tempo, la Angelilli è stata eletta quando apparteneva ad Alleanza Nazionale: perché non ne parla al sindaco Alemanno?
 

Roma come Napoli: romanzo senza fine
Ogni giorno ce ne è una, almeno per Roma, dove la situazione non si è ancora stabilizzata in peggio come a Napoli (grazie all’invio dei rifiuti all’estero). Il 29 gennaio scorso i giornali riportavano che il giorno prima, mentre i manifestanti tentavano di bloccare i camion all’ingresso degli impianti di Colfelice, dentro gli impianti c’erano i carabinieri del Noe, mandati dal ministro Clini, per verificare l’effettiva capienza dell’impianto. Qualche giorno dopo, Clini ritorna sulla questione: i giornali del 7 febbraio riportano che il ministro si rivolge al TAR: “Emergenza a Roma se bocciate il decreto”, minacciando di commissariare gli impianti.

Un amico straniero, che vive a Roma, mi chiede chi dovrebbe per legge gestire lo smaltimento dei rifiuti. Tento di spiegargli i ruoli degli enti locali. Allora mi chiede cosa c’entri il ministro. Gli parlo delle inadempienze, e dell’intervento del ministro con un commissariamento. Tutto a posto allora? Manco per niente, i sindaci non sono d’accordo. L’amico americano è ingenuo: se sono inadempienti allora li si rimuova. Che dire?
 

La prima fesseria di Crocetta
Gli Stati Uniti stanno realizzando il MUOS (Mobile User Objective System), un sistema di comunicazione globale a frequenze ultra alte (UHF) per utenti in movimento (aerei, navi, carri armati, soldati, civili), con capacità di permettere contatti ovunque compresi ambienti svantaggiati (per esempio, deserti), basato su una copertura satellitare e quattro stazioni di terra con relative antenne circolari: una a Kojarena (Australia occidentale), una nella Virginia sudorientale, una nelle Hawaii ed una a Niscemi, in Sicilia, a 60 km dalla base di Sigonella. Il sistema è importante soprattutto per le comunicazione in tempo reale e in emergenza particolarmente in regioni delicate quali il Mediterraneo e il Medio Oriente. Un accordo tra Stati Uniti e Italia regola la realizzazione dell’impianto. Ora il governatore della Regione Siciliana, Crocetta, sostenendo che l’accordo “subordinava la realizzazione … a nullaosta ambientali della Regione” ha deciso di sospendere i lavori. Secondo la Regione, i nullaosta ambientali potrebbero essere nulli in quanto lo studio di impatto sulla salute “è realizzato da uno studio di ingegneria e non da un organismo sanitario ufficiale” e lo studio di impatto ambientale “omette di rilevare l'influenza che le onde elettromagnetiche potrebbero avere sulla navigazione aerea”; l'impianto inoltre “supera i limiti di emissione elettromagnetiche consentite”.  La Regione nega che voglia fermare definitivamente i lavori e che ci sia una qualche posizione anti-americana. Ma basta guardare i siti dei movimenti no-MUOS e la loro reazione alla decisione per comprendere che il problema non è solo una tecnicalità. Peraltro, il governo Obama, nella persona del segretario della difesa Panetta, si è dichiarato preoccupato per la decisione “unilaterale”. Le radiazioni non-ionizzanti usate in questo caso, come anche per la radio-televisione e per comunicazioni telefoniche (tra l’altro le usa l’ONU nelle missioni peace-keeping), non sono una “bomba ecologica”, come detto da alcuni dei contrari: dosi ed effetti sono stati studiati tra l’altro da WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità), dallo IARC (Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro) e dallo stesso ISS (Istituto Superiore di Sanità). Non dovrebbe essere né difficile né di lunga durata verificare le possibili esposizioni e confrontarle con le precise indicazioni del WHO. Ci attendiamo inoltre che analoghe sospensioni cautelative vengano ordinate per i telefoni cellulari, le emittenti radio-televisive, la televisione satellitare (in particolare le emittenti straniere come Sky), le comunicazioni navali terra-mare, i sistemi di comunicazione delle auto della polizia e delle auto blu, i game-boy.
 

Assalto ai vaccini
Nella Nigeria settentrionale, i salafiti jihadisti hanno cominciato ad attaccare i centri di vaccinazione, gestiti dalla cooperazione internazionale soprattutto per la lotta contro la poliomielite. Nell’attacco del 7 febbraio scorso, sono rimaste uccise da armi da fuoco alcune madri che stavano portando i bambini a vaccinarsi. Esponenti salafiti sostengono che i vaccini contengono sostanze che rendono sterili i bambini in modo da frenare l’espansione demografica musulmana. Di questi tempi, in alcuni paesi occidentali, tra cui l’Italia, si sta sviluppando un forte movimento contro le vaccinazioni. Il WHO, ha riconfermato il valore in termini di costo-beneficio delle vaccinazioni: il danno biologico che potrebbe ipoteticamente esser causato come effetto secondario da un vaccino risulta inferiore al danno che si sarebbe manifestato nel caso di una mancata somministrazione del vaccino. Il WHO ha espresso pubblicamente una forte preoccupazione in proposito, come pure l’Istituto Superiore di Sanità.
 

Eolico: fine della parabola?
Non si dice, o almeno non si dice a voce alta, che alcune delle fonti rinnovabili di energia stanno entrando in crisi. La cosa è risultata evidente alla riunione delle parti di Copenhagen dove si è discusso della continuazione del Protocollo di Kyoto e si sono fatti i conti sulle emissioni fino al 2050. Per far questo si sono dovute rivisitare le ipotesi di utilizzo delle varie fonti e sono emersi i problemi delle fonti caratterizzate da intermittenza: fotovoltaico e eolico.

Per quest’ultimo si accumulano i problemi: effetti paesaggistici, sulla fauna, consumo di territorio, scarsità di vento in molte zone, intermittenza. La parola d’ordine diviene allora “va dove c’è il vento e dove la cosa non disturba”: “deep water turbines”, ancorate al fondo marino o anche galleggianti in alto mare, dove soffia il vento e dove le pale non si vedono. Il progetto Hywind è già partito al largo sul Pacifico e un progetto analogo è in corso al largo della Norvegia. Si parla persino di una fantascientifica ipotesi di turbine ad alta quota.

Una mappa realistica del futuro dell’energia fino al 2050 ritaglia quindi per l’eolico un ruolo limitato. D’altronde già l’anno scorso si era riconosciuto che vi era un’abbondanza di progetti in partenza, sospinti dagli incentivi dei governi, ma che l’avvenire dell’eolico era a dir poco “foggy”, nebbioso (Wind Energy Outlook 2012), e molto caro (indagine del Christian Science Monitor, 2012), e quindi senza un grande futuro; almeno in confronto all’idroelettrico, a certe biomasse, al geotermico, all’efficienza energetica, mentre il fotovoltaico ha i suoi problemi e per un nucleare sicuro è tutto da vedere.
 

I Campi Flegrei e l’emergenza
Molti dicono che il recente episodio sismico nella Garfagnana, con i sindaci che, alla lettura di un comunicato dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), hanno fatto evacuare la popolazione, è stato un chiaro effetto della condanna dei membri della Commissione grandi rischi dopo il terremoto dell’Aquila. Che sia vero o no, è riemerso il problema dei Campi Flegrei, un vulcano molto più pericoloso di altri ma raramente in attività. Un consistente aumento del bradisismo (sollevamento del suolo), già in corso da diversi anni, è all’attenzione degli abitanti, dei tecnici e dei decisori. L’INGV sostiene che “la recente attività registrata ai Campi Flegrei … non rappresenta una variazione significativa nello stato di attività dell’area vulcanica”. Alla fine del gennaio scorso, è stata riscontrata l’apertura di una nuova bocca che espelle acqua e gas.

Potrebbe essere l’occasione per verificare attentamente la completezza e

l’applicabilità dei piani di emergenza per la zona. O no? Perché aspettare sempre che sia la magistratura a muoversi a cose fatte?
 

Il “Science advisor” europeo
In Italia non lo ha notato nessuno, ma da circa un anno la Commissione Europea, a seguito di un impegno preso dal presidente Barroso, ha istituito la carica di consigliere scientifico (science advisor), alle dirette dipendenze del presidente, con l’incarico di assicurare che l’attuazione delle politiche della UE sia corroborata da “robuste basi di evidenza scientifica”, di prestare assistenza nel caso di eventuali incertezze nelle informazioni, e di collaborare alla definizione di strategie di risposta alle emergenze.

Come primo consigliere è stata nominata Anne Glover, una biologa cellulare e molecolare scozzese (University of Aberdeen) nota per gli studi sulla diversità microbica e sulla risposta allo stress a livello cellulare. Sarebbe interessante vedere in azione nel concreto l’incaricata, ma in verità non se ne è sentito parlare. Il rischio è che il consigliere non venga messo in condizioni di esprimere un parere interpretativo e propositivo su problemi di questo tipo e magari venga costretto a occuparsi soprattutto delle interminabili diatribe sugli OGM e le nanotecnologie, in cui la Prof.ssa Glover è già rimasta coinvolta.
 

Se anche l’EUR …
In questa ondata di tangenti che colpisce in tutte le direzioni (persone, partiti, parti del Paese), di rimbalzo è stata colpita anche l’EUR. La cosa è venuta fuori a causa di una presunta tangente di 740-800.000 Euro pagata dalla Breda-Menarini (controllata Finmeccanica) per la vendita al Comune di Roma, (rappresentato dalla municipalizzata Metropolitane di Roma) di 45 filobus - di ottima qualità invero -  nel quadro del più alto giro d’appalti per la metropolitana di Roma. Dalle indagini è venuto fuori che il era stato consegnato a Riccardo Mancini, amministratore delegato di EUR S.p.A. e principale collaboratore ed incaricato della campagna elettorale del sindaco Gianni Alemanno. E’ stato giocoforza per Mancini dimettersi, nel tentativo di tenere l’affare lontano dal sindaco, peraltro non coinvolto dalle indagini. Per il momento, il controllo di EUR S.p.A. è rimasto nelle mani del presidente, Pierluigi Borghini, già presidente di Confindustria Lazio, e poi candidato sindaco sconfitto a Roma. Borghini si è trovato in una situazione inaspettata di difficoltà ed ha sospeso gli accordi con Fiera di Roma per la creazione alla pari di Roma Convention Group grazie alla trasformazione di EUR Congressi, una controllata di EUR S.p.A. D’altro canto, sembra che Fiera di Roma sia inadempiente e reduce da perdite ripianate da Camera di Commercio di Roma. La nuova joint venture Roma Convention Group è stata creata per la gestione integrata del Palazzo dei Congressi, la famosa opera di Adalberto Libera, dell’altrettanto famosa Nuvola di Fuksas, ancora in costruzione, e di quattro padiglioni della Nuova Fiera di Roma a Ponte Galeria. La situazione è complicata adesso dalla competizione per il vertice di EUR S.p.A.: le deleghe di amministratore delegato potrebbero essere date al presidente Borghini, che però è candidato al Senato per il PdL; e pare ci siano altri candidati come Roberto Segio (vicino all’UDC). Si pensava che la struttura societaria avrebbe tenuto EUR S.p.A. – 90% del Tesoro e 10% del Comune di Roma, di fatto un quartiere autonomo di Roma – lontana dai problemi capitolini, ma adesso molto dipenderà dagli esiti delle elezioni (nazionali e regionali), dall’eventuale rinnovo del sindaco, dagli esiti delle varie inchieste giudiziarie, dal possibile intervento della Cassa Depositi e Prestiti. Sarebbe un peccato che la situazione dell’EUR si cronicizzasse. Le tre principali realizzazioni urbanistico-architettoniche del fascismo, tutte con alcune caratteristiche di quartiere autonomo (la Città Universitaria, 1935, di Piacentini, Foschini, Minnucci, Aschieri, Pagano, Gio Ponti, Rapisarda, Capponi, Michelucci ed altri; il Foro Italico, 1937, di Del Debbio, Moretti ed altri; l’E42, poi EUR, di Pagano, Piacentini, Piccinato, Rossi, Vietti, Minnucci, Libera ed altri prima e dopo la guerra fra cui Pier Luigi Nervi), hanno usufruito di amministrazioni e guardianie particolari: dell’Università di Roma nel primo caso, dei lavori per le Olimpiadi del 1960 e della presenza del CONI nel secondo caso, dell’Ente EUR poi EUR S.p.A. nel terzo caso. L’ultima è stata l’esperienza più completa e positiva in quanto veramente “città nella città”. Indipendentemente dall’origine ideologica, questi “quartieri” sono fra gli esempi più rappresentativi dell’architettura razionalista e di quella neoclassica. Una crisi di queste strutture, ed in particolare del quartiere EUR-Europa, sarebbe deleteria non solo da un punto di vista architettonico ma anche come esempi e sedi di sperimentazione di soluzioni sostenibili in ambiente urbano.
 

Le dimissioni del Papa durante il Concistoro
Giornalisti e commentatori, nelle prime ore dopo la notizia, non si sono soffermati sul fatto che le dimissioni di Benedetto XVI sono state annunciate dallo stesso durante il Concistoro specificamente convocato per la canonizzazione degli 813 martiri di Otranto. In certi casi, hanno notato il fatto solo en passant, senza spiegare di che si tratti. Durante il regno di papa Sisto IV, Otranto fu presa l’11 agosto 1480 dalle truppe turche ottomane del sultano Mehmed II: l’obiettivo finale era Roma. L’occupazione di Otranto durò 13 mesi, durante i quali, dopo l’uccisione del vescovo Stefano Pendinelli e del comandante della guarnigione Francesco Zurlo, vennero decapitati tutti i cittadini maschi che rifiutarono di convertirsi all’Islam. I catturati e venduti in schiavitù ed i profughi furono migliaia: nella città liberata rientrarono solo 8.000 dei 20.000 abitanti. E’ possibile che la scelta di questa occasione per l’annuncio delle dimissioni abbia un significato profondo e voluto. Le ragioni della decisione papale in tal senso appaiono in ogni caso più profonde di quelle suggerite dai “politici” intervistati dai media che addirittura parlano di una risposta alla domanda per un papa “giovane e riformista”. Quindi: “Petrus Romanus? In multis tribulationibus?”. E’ proprio il caso di dire: che Dio ce la mandi buona.

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