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2018-08-18 18:11

Le belle condanne

LA CONDANNA DEI MEMBRI DELLA COMMISSIONE GRANDI RISCHI

Il dottor Alessandro Martelli (presidente della International Seismic Safety Organization) ci ha inviato copia di una sua lettera al Presidente della Repubblica in cui esprime “piena condivisione della sentenza di condanna in primo grado dei componenti della Commissione Grandi Rischi da parte del Tribunale dell’Aquila”. La pubblichiamo di seguito, con un commento di Mario Signorino.

CONTROCANTO

Egregio Signor Presidente,

siamo molto preoccupati per le forvianti informazioni diffuse da alcune organizzazioni scientifiche, da alcune riviste e da alcuni quotidiani sulla sentenza di condanna in primo grado dei membri della "Commissione Grandi Rischi" (Commissione Nazionale per la Previsione e Prevenzione dei Grandi Rischi, CGR) italiana, che si riunirono a L’Aquila il 31 marzo 2009. La disinformazione su tale argomento ha deliberatamente indotto la comunità scientifica e l’opinione pubblica a ritenere erroneamente che le motivazioni del rinvio a giudizio dei componenti della CGR consistano nell’aver essi "fallito nel prevedere il terremoto"; questa interpretazione erronea può influenzare la comunità scientifica e l’opinione pubblica contro una sentenza pronunciata nel nome del popolo italiano. Una lettera firmata da oltre 5.000 esponenti della comunità scientifica internazionale era stata inviata alla Sua attenzione già prima del rinvio a giudizio, sulla base di questo falso assunto. Abbiamo osservato, con disappunto, che tale erronea posizione persiste anche ora che il processo al Tribunale de L’Aquila, lungo e doloroso, ha portato alla condanna in primo grado di tutti i componenti della CGR. Ci sembra che coloro che hanno preso posizione contro la sentenza non abbiano capito, e forse neppure letto, le motivazioni dell’accusa, dimostrando, fra l’altro, assai poco rispetto per il sistema giudiziario italiano. Noi, invece, siamo convinti che la sentenza abbia messo in luce delle precise responsabilità dei componenti della CGR, che sono stati accusati non per non aver saputo prevedere il terremoto, bensì per aver voluto convalidare una previsione di “non rischio” in corso, nonostante alcuni di questi scienziati avessero precedentemente pubblicato articoli in cui sostenevano il contrario sulla situazione a L’Aquila. Inoltre, la mancanza d’indipendenza di giudizio della CGR, che ha rilasciato dichiarazioni in linea con il Dipartimento della protezione civile (situazione desumibile dall’intercettazione telefonica pubblicata sul sito web de La Repubblica), dimostra che il rapporto tra il mondo della ricerca e le istituzioni preposte alla salvaguardia della popolazione deve essere rivisto. Il processo è stato pubblico ed è accuratamente documentato nei registri giudiziari. La documentazione processuale già disponibile dimostra che non si è messa in discussione, né tantomeno attaccata, la scienza. La Pubblica Accusa (le cui argomentazioni sono esposte nella requisitoria scritta dei pubblici ministeri, dott.ssa Roberta D’Avolio e dott. Fabio Picuti) è stata estremamente attenta e chiara al riguardo, come può testimoniare chi era presente durante il dibattimento. Lo scopo del processo è stato solo di accertare la verità, per il trionfo della giustizia, non certo di intimidire la scienza. Questo procedimento giudiziario, riguardante gli eventi de L’Aquila, costituirà un riferimento, dal punto di vista giuridico internazionale. Interpretandolo come un attacco alla scienza ed agli scienziati, i detrattori dei suoi esiti travisano la realtà dei fatti. Noi crediamo, al contrario, che tali esiti siano di estrema importanza per stimolare i ricercatori a “fare scienza” in modo responsabile ed imparziale, in particolare quando si tratta di indagare fenomeni naturali non prevedibili con precisione e suscettibili di gravissime conseguenze quali sono i terremoti. Siamo convinti che tutte le persone dotate di buon senso concorderanno sul fatto che gli scienziati, inclusi i membri del CGR, sono tenuti a rispondere delle loro azioni in modo responsabile – così come anche tutti gli altri professionisti – in materia di protezione civile. È giusto che il rispetto e l’onore concessi loro dalla comunità siano da essi ricambiati con un’attività svolta con integrità, altruismo ed onestà. Non ci sentiamo per nulla minacciati nella nostra professionalità dalla sentenza di condanna del Giudice Marco Billi del Tribunale de L’Aquila. Essa non riguarda la scienza, non è una condanna alla scienza. Siamo fortemente in disaccordo con chi paventa che, a seguito della sentenza del tribunale de L’Aquila, gli scienziati, in futuro, avranno paura di fornire la propria opera a supporto alla protezione civile. Riteniamo che una tale infondata visione sia il risultato diretto dell’errata interpretazione delle motivazioni dell’accusa e della sentenza di condanna che le ha recepite. Pensiamo che la conclusione di questo tragico evento possa rappresentare l’inizio di un percorso più virtuoso, dal punto di vista sia scientifico che etico, per il futuro dell’Italia. Affermiamo con enfasi che gli scienziati saranno, in futuro, più che disposti a mettere al servizio della comunità la loro esperienza, usando maggiore precauzione sia nell’analisi del rischio sia nella comunicazione alla popolazione, soprattutto per la salvaguardia della sicurezza della popolazione, alla quale dovranno essere comunque sempre comunicati, con onestà, i limiti delle conoscenze scientifiche. Siamo fortemente in disaccordo con quelle istituzioni scientifiche e con quei mezzi di comunicazione che continuano a travisare, in modo irresponsabile ed irragionevole, i capi di accusa e la sentenza del processo, influenzando il pubblico con infondati scenari. Infine, sottolineiamo che, anche se i terremoti non sono prevedibili con precisione, la politica della protezione civile può essere efficacemente indirizzata anche dai risultati dei più recenti studi sia nel settore della sismologia che in quello dell’ingegneria sismica, che tengano in considerazione l’evento massimo atteso, che può essere stimato in modo “robusto”, sia nel breve che sul lungo termine. In merito, alleghiamo a questa lettera (che Le inviamo sia in italiano che in inglese) un documento (Position Statement, pure sia in italiano che in inglese), sottoscritto da esperti internazionali, che tratta della prevenzione dei disastri associati ai forti terremoti. In ogni caso, al di là di ogni metodo, la scienza deve essere e restare libera. Restiamo a disposizione per offrire il nostro contributo di scienziati, per evitare che si ripetano in Italia, a seguito di futuri eventi sismici, conseguenze catastrofiche come quelle verificatesi a L’Aquila.

Con ossequio,

Alessandro Martelli, Presidente ISSO

Lalliana Mualchin, Segretario Generale

 

Commento di Mario Signorino:

E come mai potremmo classificare, Alessandro, questa tua sortita? Della serie “Gioire delle disgrazie altrui”,” maramaldeggiare”, o che altro? E perché la tua lettera ci viene recapitata da un avvocato? C’è sfuggito qualcosa? È un nuovo modo di tenere i rapporti amichevoli, o anche quelli politici o professionali? Chiediamo: si vogliono porre obiettivi politici o una questione privata? In verità, la lettera si apre con la piena condivisione della sentenza di condanna e si chiude affermando “con enfasi che gli scienziati saranno, in futuro, più che disposti a mettere al servizio della comunità la loro esperienza”. Quali scienziati? Intanto questi, che chiudono la lettera con un inequivocabile “restiamo a disposizione”. Non è una bella sensazione; e quanto a stile, siamo messi maluccio. Chiamo l’avvocato?

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Controcanto

Commento inviato da Francesco Mauro

A mio avviso, la lettera di Martelli e dei suoi colleghi – non ho elementi per giudicare se siano più o meno competenti degli altri intervenuti in senso opposto – è molto grave nel contenuto e per le implicazioni. Bene fa Mario Signorino a ironizzare al proposito, ma mi preme aggiungere qualche considerazione.

La prima è che qui si sta parlando di galera, anche se in pratica come ipotesi finale dopo i diversi livelli di giudizio, ed è la prima volta, che io sappia, che in un paese democratico occidentale vengono somministrate delle pene carcerarie a degli scienziati per un fatto collegato all’attività scientifica. La “punizione” di un supposto scienziato fedifrago è già un fatto grave, ma il mezzo (la galera) lo aggrava ancor di più.

La seconda è che, anche se le cose stessero come Martelli suggerisce, viene disattesa l’autonomia degli scienziati e affidato il giudizio sul loro comportamento in scienza e coscienza e l’eventuale decisione sulla relativa pena al braccio secolare giuridico e carcerario: quante storiche reminiscenze …

Mi chiedo poi se Martelli si sia reso conto che, visto il suo ruolo nell’ENEA, ci sia la possibilità che la sua posizione, peraltro non limitata agli aspetti tecnico-scientifici, possa essere considerata come sostenuta dall’ente. Il problema, a mio parere esiste, e potrebbe essere opportuna chiarirlo.

Infine, c’è il “cui prodest”, che mi fa mal pensare sui rapporti personali e scientifici all’interno della sismica italiana (e straniera?). Mi pare di cogliere delle contraddizioni a due livelli: “scienziati” contro “protezionisti”; e qualcosa di più profondo: forse differenti schieramenti accademico-professionali.

Che debba chiamare l’avvocato anch’io? No, perché credo fermamente che nelle discussioni su questi argomenti uno scienziato debba essere franco e chiaro.

Francesco Mauro

P.S. Torno ora da un lungo viaggio in Canada e negli Stati Uniti: senza cercarlo, ho riscontrato un coro di commenti negativi verso il sistema politico/giuridico che permette una tale condanna; commenti tra il preoccupato e l’ironico; richieste di spiegazioni. Almeno negli ambienti che ho frequentato, questa condanna fa porre interrogativi sulla tenuta dell’Italia quasi quanto la crisi economica, e forse di più, perché riapre vecchi interrogativi sulla scienza e la cultura nel nostro paese, proprio mentre l’Italia è “in” per le sue bellezze e gli studi di italianistica sono in espansione.

Commento inviato da Paolo Saraceno

Avevo visto la lettera e a suo tempo l'avevo trovata del tutto priva del rigore che un documento firmato da scienziati avrebbe dovuto avere.

La motivazione della sentenza può essere riassunta in questi termini:
la commissione grandi rischi ha emesso un comunicato rassicurante e sulla base di questo comunicato delle persone hanno dormito in casa e sono per questo morte. Il giudice pur riconoscendo l’impossibilità di prevedere i terremoti ha riconosciuto nelle persone che hanno fatto il comunicato la responsabilità per quelle morti.

A rigor di logica sia giuridica che scientifica, si può affermare:
- che la commissione è colpevole se sulla base dei dati disponibili al momento del comunicato si poteva dire che il rischio sismico era aumentato;
- la commissione non è colpevole se il rischio sismico non era aumentato. Le scosse andavano avanti da oltre un anno dare l'allarme senza un aumento del rischio sismico era a dir poco responsabile.

Personalmente non ho una risposta a questa domanda, ma non la trovo nel testo qui pubblicato che quindi reputo superficiale e con scarse basi scientifiche.

Faccio anche presente che nel Pollino c'è da 2 anni uno sciame sismico molto più intenso di quello che si è registrato all’Aquila (una scossa il mese scorso è arrivata al 5° grado). Cosa direbbero agli abitanti della zona, i firmatari della lettera ??

Paolo Saraceno