Oggi:

2024-04-23 16:30

Una Domanda Semplice Semplice: Quanto Ci Costano le Rinnovabili?

SISTEMA ELETTRICO E TRANSIZIONE

di: 
Rosa Filippini

Le fonti rinnovabili, da anni, assorbono le maggiori risorse per la transizione. Sarebbe utile conoscere il loro costo totale. Ma un'interrogazione parlamentare in proposito al ministro Pichetto Fratin non ha (ancora?) ottenuto una risposta.

La scorsa settimana, nell’aula della Camera dei deputati, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Pichetto Fratin ha risposto ad una interrogazione presentata dall’onorevole Benzoni di Azione che chiedeva di sapere quali fossero stati e quali si prevedeva sarebbero stati in futuro gli incentivi concessi alle fonti rinnovabili. E, inoltre, quali i costi “associati”, vale a dire i costi sul sistema elettrico indotti dalle caratteristiche specifiche delle principali fonti rinnovabili, sole e vento.

Il Ministro ha esposto qualche cifra, molto parziale, ma soprattutto si è capito che i suoi uffici non avevano capito l’estensione della domanda e, cosa più grave, nessuno al ministero che si occupa di energia ha mai approfondito la questione nella sua completa dimensione.

Pichetto Fratin si è limitato ad esporre dati noti e facilmente rintracciabili sul sito del GSE, ovvero 141 miliardi di incentivi già concessi sulla base dei vari conti energia. Ne vanno però aggiunti un’altra cinquantina per arrivare a fine corsa. Fanno quasi 200 miliardi in venti anni.

Secondo Pichetto Fratin, le Comunità energetiche ci costeranno 6,8 miliardi nei prossimi 20 anni e l’agrivoltaico qualche centinaio di milioni.

Il costo per l’adeguamento delle reti, sempre secondo il Ministro, dovrebbe essere di 37 miliardi.

Poi ci sono gli accumuli, fondamentalmente batterie. Qui il Ministro si è limitato ai pochi miliardi previsti dal GSE per gli accumuli distribuiti, ma ha dimenticato gli 80 GWh di batterie previsti nel piano di TERNA.  Cifra totale: all’incirca altri 35 miliardi da qui al 2030. Poi si vedrà, visto che il contributo delle rinnovabili dovrebbe salire fino all’ 80% nel 2050.

Ma ci sono altre voci, altri incentivi e altri costi che il Ministro dimentica. Non esiste uno spaccato di come siano stati utilizzati i 135 miliardi del super bonus 110, ma due GW di solare sarebbero stati istallati grazie ad essi. Occhio e croce dovrebbero essere costati ameno 3 miliardi a cui va aggiunta una cifra imprecisata per le batterie domestiche. Certamente qualche altro miliardo.

Pichetto Fratin poi evidentemente non sa che il suo collega Lollobrigida ha già concesso 1 miliardo di contributi a fondo perduto agli agricoltori per installare impianti di agrivoltaico e promette di aggiungerne altri fino ad esaurimento delle domande.

Poi ci sono i fondi previsti nel PNRR, per esempio, per “l’idrogeno verde”. E soprattutto, gli incentivi già promessi per alcune nuove tecnologie, fra cui spicca l’eolico off - shore che, secondo le quantità inserite nel PNIEC, 3,8 GW, ci dovrebbe costare altri 45 mld di tariffa garantita, da cui ovviamente va dedotto il costo del PUN, ma rimane una cifra molto importante.

Ci sarebbe, inoltre, qualche altro punto che noi non siamo in grado di quantificare. Ma il Ministero dovrebbe avere una visione d’insieme per poter presentare un bilancio completo, indispensabile per definire la strategia della transizione e i Piani energia e clima.

Ad esempio, il costo del capacity market, esplicitamente previsto per compensare le assenze di produzione dovute a condizioni meteorologiche avverse di sole e vento. Quanto è costato, quanto costa e quanto costerà?

E infine. Leggo nella relazione di TERNA che, sempre per l’indisponibilità delle rinnovabili a cui si sono aggiunti fenomeni siccitosi che hanno ridotto l’apporto dell’idroelettrico e l’efficienza dei gruppi termici per mancanza di acqua, in alcune giornate del luglio 2022, il margine di adeguatezza, cioè la differenza fra la domanda di punta e la disponibilità di potenza, è andato a zero e che il funzionamento del sistema è stato garantito anche dall’importazione di capacità dall’estero.  Fatto gravissimo e completamente sottovalutato, visto che quelle particolari condizioni atmosferiche possono ancora ripetersi.

È il caso, quindi, che il Ministro torni nelle aule parlamentari per fornire tutti i dati mancanti e per rassicurarci sulla futura affidabilità del sistema elettrico italiano.

Opportuna riflessione!

Quando si narra di questo argomento, bisognerebbe avere una visione davvero d'insieme che tenga conto della reale siktuazione e delle necessità del Paese con le sue peculiarità.
Un argomento che a quanto pare continua a sfuggire all'attenzione generale è il notevole potenziale che potrebbe derivare dall'opportuna gestione della "Biomassa legnosa" abbondante ed in massima parte lasciata abbandonata nei tanti boschi e foreste. A quanto pare, solo il 15% delle superfici boscate è gestito e le aree boscate coprono ben il 36% del territorio nazionale.
Questo consentirebbe anche di gestire i territorio e la riduzione dei problemi idro-geologici che periodicamente emergono all'attenzione con i disastri che provocano.
Una banale e sujperficiale stima ci dice che vi siano almeno 20 milioni di tonn. di Biomassa legnosa abbandonata sui territori, che meriterebbe di essere gestita e valorizzata opportunamento, unitamente con un programma di rivegetazione con essenze selezionate ed a rapida crescita che sostituisca la Biomassa giunta a fine vita e incrementi anche tale risorsa per il futuro in un sistema davvero virtuoso.