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2018-08-18 06:23

Il vulcano dell’Isola d’Ischia

REWIND. CONOSCERE PER PREVENIRE

di: 
Amici della Terra e ISAT, “Rischi naturali, conoscere per prevenire”, Roma 2006

Nell’area campana, il vulcano di Ischia, almeno in base ai dati disponibili, non è paragonabile al Vesuvio o ai Campi Flegrei. Anch’esso però potrebbe dare problemi di non poco conto. Ecco perché.

Il campo vulcanico dell’Isola d’Ischia (Figura 1) rappresenta la porzione sommitale di un apparato vulcanico che si erge per circa 900 metri dal fondo del mare. 

Figura 1 Carta geologico-strutturaledel sistema vulcanicodell’isola d’Ischia.Fonte:INGV OsservatorioVesuviano.

L’inizio dell’attività vulcanica non è conosciuto con precisione, ma le più antiche rocce affioranti testimoniano l’esistenza di un antico e complesso apparato vulcanico, su cui si sovrappongono i prodotti di una serie di eruzioni sia effusive (con creazione di duomi lavici e subordinate colate) che esplosive (magmatiche e freato-magmatiche), avvenute tra 150.000 e 74.000 anni fa.

Il periodo successivo è ancora oggetto di studio e discussione, ma sembra plausibile, anche se alcuni autori riportano una prolungata fase di quiescenza durata più di 20.000 anni (Santacroce R., Cristofolini R., La Volpe L., Orsi G., Rosi M., Italian active volcanoes, Episodes, 26/2003), che sia stato caratterizzato da una serie di eruzioni esplosive, culminate con la grande eruzione esplosiva del Tufo Verde (55.000 anni fa) che determinò il collasso calderico del Monte Epomeo (Fig.1).

La caldera fu  in seguito interessata da un sollevamento che, nell’arco di 30.000 anni, ha  determinato un sollevamento di circa 900 metri e la formazione dell’attuale M. Epomeo (Fig.2).

Figura 2. Modello Digitale del Terreno(DEM) dell’Isola d’Ischia.I centri eruttivi più recenti sonolocalizzati nel settore orientaledell’isola. Fonte:INGV OsservatorioVesuviano.

La caldera fu  in seguito interessata da un sollevamento che, nell’arco di 30.000 anni, ha  determinato un sollevamento di circa 900 metri e la formazione dell’attuale M. Epomeo (Fig.2).

Dopo l’eruzione del Tufo Verde, la storia vulcanologica dell’isola può essere suddivisa, sulla base dei dati stratigrafici e delle variazioni composizionali dei magmi eruttati, in tre periodi d’attività (1°: 55-33.000 anni fa; 2°: 28-18.000 anni fa; 3°: da 10.000 anni fa al 1302 d.C.). L’ultima eruzione risale al 1302.

Negli ultimi 5.500 anni, nell’isola sono state registrate almeno 35 eruzioni effusive ed esplosive, localizzate nella parte orientale dell’isola,che hanno originato duomi lavici, coni di scorie, anelli di tufo, e prodotto sia colate laviche sia depositi legati a flussi piroclastici e a ricadute di tephra. Nel febbraio 1302 un’eruzione da un cratere apertosi in zona Fiaiano produsse emissione di lava per circa due mesi, originando una colata (Colata dell’Arso) che raggiunse il mare in prossimità dell’attuale porto, distruggendol’antico centro urbano.

Come detto, il fenomeno di risorgenza del blocco dell’Epomeo è tuttora in corso e ad esso sono associati sia terremoti sia l’instabilitàdei versanti che hanno ripetutamente generato movimenti franosi.I più disastrosi terremoti verificatisi in tempi recenti sono quelli del 1881 (129 morti e 2315 senzatetto) e del 1883 (2313 morti, di cui 1784 a Casamicciola, e 9500 senzatetto). Gli ipocentri superficiali e la limitata area colpita fanno supporre una stretta relazione con il sollevamento del monte Epomeo, probabilmente in connessione con i movimenti della camera magmatica. L’intensa attività idrotermale, i fenomeni fumarolici, i bradisismi, i recenti terremoti e la storia eruttiva indicano che l’Isola d’Ischia è da considerarsi un vulcano attivo a tutti gli effetti.

La mancanza di un apparato centrale rende complicata l’individuazione di futuri centri eruttivi che dovrebbero comunque essere, con tutta probabilità, localizzati nelle aree interessate dalle eruzioni più recenti (settore orientale).

Sull’isola vivono stabilmente circa 50.000 persone (a cui vanno aggiunte le numerose presenze turistiche pendolari e stagionali) che, in caso di violenta ripresa dell’attività, potrebbero essere evacuate esclusivamente via mare. Nella Figura 3 sono evidenti i livelli di urbanizzazione dell’isola.