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2024-07-23 10:53

Cambiare la Gestione e l’Utilizzo dell’Acqua per Adattarsi al Cambiamento Climatico

RISORSE IDRICHE

di: 
Tullio Montagnoli

L’autore, amministratore delegato di A2A Ciclo Idrico, ci racconta come le nuove tecnologie per la mappatura del sottosuolo possono aiutarci ad adottare piani di gestione dell’acqua, indispensabili per la tutela e per l’utilizzo responsabile di una risorsa che diventa scarsa.

Foto di Copertina: Sistema AEM per la mappatura del sottosuolo. Foto a2a

È oramai assodato che la disponibilità della risorsa acqua, da sempre abbondante in Italia, non lo sia più e le pratiche d’uso, che non hanno mai tenuto conto di una possibile carenza, debbano, ora, considerarla.

Da qualche anno, a cadenza più o meno intensa, sperimentiamo stagioni siccitose ed eventi alluvionali. Il 2022 è stato l’anno da non dimenticare, perché ci ha messi davanti alla realtà dei prossimi lustri e alle difficoltà che dovremo affrontare per poter continuare le nostre attività civili, agricole ed industriali nonostante la riduzione quantitativa di un elemento, l’acqua, che è pilastro di tutto. 

 

Pianificare la gestione della risorsa sviluppando due direzioni principali

Da sempre, la gestione della risorsa idrica è stata prevalentemente motivata da emergenze o da necessità; anche di fronte all'inquinamento, si è spesso preferito posare nuove reti che realizzare impianti di depurazione ottemperando alla Legge Merli (L.319/1976).

Lo scenario attuale ci deve far capire che, per quanto tardi, è il momento di pianificare la gestione della risorsa acqua allargando la visione e sviluppando in due direzioni il perimetro attuale.

- La prima direzione di sviluppo riguarda il bacino idrografico: l’acqua non ha confini, se non quelli geologici e idrografici; questo elemento lo aveva già considerato l’estensore della Legge 36 del 1994 (Legge Galli) che aveva individuato gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) nei bacini idrografici o sub-bacini, anche se poi, di fatto, gli ATO hanno preso le forme delle provincie. Oggi, è necessario tornare allo spirito della legge.

- Considerare tutti gli usi della risorsa è la seconda direzione di sviluppo, abbandonando i ragionamenti e le politiche gestionali a compartimenti stagni (civile, industriale e agricolo) ma coordinando l’utilizzo, che può essere plurimo.

 

Riutilizzo, riuso, efficienza, consapevolezza. No agli abusi.

Allo stesso tempo, devono diventare pratiche comuni, e non eccezionali, quelle di riutilizzo e riuso dell’acqua, portando in tutti i comparti l’efficienza che merita una risorsa preziosa non solo a parole, ma anche nei fatti. Occorre promuovere la consapevolezza della necessità di un utilizzo che faccia i conti con la futura - aimè già presente – carenza; promuovere metodologie d’uso basate su dati oggettivi. Abbandonare l’attuale abuso è il primo obiettivo culturale che ci si deve dare per raggiungere vecchie e nuove generazioni.

Il corretto approccio ai consumi con lo sviluppo del riuso e del riutilizzo è il primo passo per ridurre il sovrasfruttamento che hanno avuto le nostre fonti nel 2022, anno in cui l’Italia ha perso 36 miliardi di mc (equivalente ad un intero Lago Maggiore o a 60 laghi Trasimeno) dai propri stoccaggi rappresentati da laghi, invasi, ghiacciai e falde acquifere. Le precipitazioni del 2023, tutto sommato in linea con la media degli ultimi 23 anni, oltre ad essere state distribuite in pochi mesi non hanno permesso di rimpinguare il volume perso nelle falde ed ancor meno quello nei ghiacciai dove non ci sono state precipitazioni nevose. Il 2022, inoltre, ha beneficiato dell’acqua che scorreva nei nostri fiumi, dell’apporto dei ghiacciai che si stanno sciogliendo, apporto che non avremo più quando queste riserve d’alta quota saranno esaurite secondo un percorso ormai avviato da anni e che non accenna a ridursi.

 

Basarsi su un’adeguata conoscenza della geografia superficiale e della geologia del sottosuolo

Con il cambiamento evidente del regime pluviografico, con precipitazioni di maggior intensità e dopo lunghi periodi siccitosi, l’acqua ha difficoltà ad infiltrarsi nel sottosuolo per raggiungere le falde e scorre velocemente verso valle, giungendo al mare se non utilizzata. Un corretto approccio che deve partire dalla gestione dei suoli e delle pratiche agricole deve essere sorretto da un’adeguata conoscenza della geografia superficiale e della geologia del sottosuolo. Se vogliamo accumulare l’acqua che cade troppo abbondante in alcuni periodi per averla disponibile nel momento di siccità, non possiamo prescindere dall’utilizzo degli acquiferi sotterranei come bacino d’accumulo. Possiamo anche ipotizzare accumuli superficiali ma l’accumulo sotterraneo, dove non c’è evaporazione ed è protetto da ciò che può accadere in superficie, richiede un minimo consumo di suolo per le opere propedeutiche all’immissione in falda.

La gestione della risorsa sotterranea passa dallo sviluppo di mappe, che aiutino gli enti preposti alla pianificazione, a individuare aree di salvaguardia per proteggere gli acquiferi sotterranei ed aree deputate alla ricarica delle falde. La conoscenza dei flussi sotterranei permette di individuare acquiferi più o meno pregiati che possono essere destinati ai diversi utilizzi. Oggi è possibile, con investimenti non proibitivi, ricostruire in un tempo relativamente breve la geologia del sottosuolo con sufficiente precisione e senza ricorrere ciecamente a dati stratigrafici recuperati da archivi.

 

Mappe tecnologiche del sottosuolo: il metodo AEM

Il metodo AEM Airbone Electromagnetic Method consente di ottenere un modello 3D di resistività del sottosuolo relativo alla risposta dei materiali attraversati dal segnale elettromagnetico generato nel circuito. L’acquisizione consiste, in modo estremamente semplificato, nel sorvolare le aree interessate dall’indagine con un elicottero che trasporta un trasmettitore di impulsi di corrente che genera un campo magnetico primario (senza alcun rischio per la salute umana e per la fauna), ed un ricevitore che misura il campo magnetico secondario generato nel sottosuolo e dipendente dai valori di resistività dei diversi materiali presenti. L’enorme quantità di dati raccolti, pari ad un sondaggio elettromagnetico ogni 30 m e profondo fino a 400 m su linee parallele distanti in genere fra i 75 ed i 250 m, interpretata con le conoscenze geologiche locali ed eventualmente integrata con misure a terra, permette una ricostruzione di dettaglio del sottosuolo alle differenti profondità.

Il progetto sviluppato a Brescia che utilizza tale tecnologia, nuova per l’Italia ma consolidata nel nord Europa, in Australia e nel sud America, permetterà di ricostruire il modello geologico del sottosuolo della provincia di Brescia e della Valle Sabbia con i dati acquisiti sorvolando le aree interessate con un elicottero che trasportava l’attrezzatura specifica. Abbiamo a disposizione i dati di circa 630.000 sondaggi virtuali che verranno analizzati per ricostruire l’obiettivo finale del modello.

 

Aree tutelate e aree di ricarica della falda acquifera.

Questo approccio è alla base di una moderna ed estesa gestione dell’acqua, fornendo elementi preziosi per individuare i livelli di protezione degli acquiferi sotterranei. Di conseguenza, i Piani di Sicurezza delle Acque, hanno la possibilità di indicare sia aree da tutelare che aree di ricarica della falda, da alimentare utilizzando l’acqua caduta con le precipitazioni intense che, altrimenti, scorrerebbe velocemente verso il mare. La ricarica degli acquiferi è inoltre lo strumento principale per contrastare l’ingressione salina nelle zone costiere permettendo così di poter ancora utilizzare l’acqua sotterranea per scopi potabili senza alcun trattamento.

In questa visione più estesa non vanno dimenticate tutte le pratiche di riuso e riutilizzo delle acque che devono essere associate a sistemi efficienti per la distribuzione e per il calcolo dei fabbisogni.

Unendo tecnologia, consapevolezza ed investimenti mirati sarà possibile adattarsi al cambiamento climatico e mitigarne l’impatto sulla nostra vita.