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2018-05-24 16:18

Gli scenari del rischio vulcanico in Italia

CONOSCERE PER PREVENIRE

di: 
Amici della Terra e Isat: “Disastri naturali. Conoscere per prevenire” , Roma 2006

Il rischio vulcanico in Italia potrebbe generare scenari apocalittici: è già avvenuto in passato e accadrà di nuovo. La nostra analisi, in questa puntata, riguarda il Vesuvio, questo gigantesco e mutevole edificio vulcanico che tanta parte ha avuto nella vita dei Campani. E' facile immaginare che quando si verificheranno di nuovo gli scenari eruttivi descritti nel testo la vita di questi connazionali cambierà radicalmente e con essa la vita degli italiani. Anche l’Europa non sarà più la stessa. Per questo da anni facciamo informazione su questi problemi: perché speriamo di risvegliare in qualcuno la voglia e la capacità di agire per non pagare il prezzo più alto.

 

L’attuale morfologia dell’apparato vulcanico Somma-Vesuvio (1.281 m) (Figura 1) deriva dalla coesistenza di uno strato-vulcano più antico (Monte Somma), parzialmente smantellato dallo sprofondamento della parte sommitale, e del più recente cono del Vesuvio, cresciuto all’interno di questa caldera nel corso della lunga attività medioevale. 

Figura 1 - Schema dell’apparato vulcanico Somma-Vesuvio con rappresentati il vulcano prima dell’eruzione del 79 d.C. 

Attualmente, il vulcano si trova in uno stato di quiescenza che perdura dal 1944, con attività soltanto fumarolica e terremoti superficiali con ipocentro lungo il condotto. Negli ultimi 25.000 anni però il Somma-Vesuvio è stato caratterizzato da attività estremamente variabili riconducibili, per semplicità, a tre principali tipologie eruttive:

1. eruzioni moderate, attività stromboliana ed effusiva;

2. eruzioni forti, esclusivamente esplosive (sub-pliniane);

3. eruzioni catastrofiche, esclusivamente esplosive (pliniane).

L’apparato è caratterizzato da un serbatoio profondo (localizzato tra 10 e 20 km di profondità), da dove risalgono i magmi che ristagnano in una camera magmatica superficiale localizzabile a 3-5 km  prima delle eruzioni pliniane, ed a meno di 2 km di profondità prima dell’attività stromboliana (dati INGV). Secondo stime recenti (Barberi F., Santacroce R., Carapezza M.L., 2005, Terra pericolosa, ETS Edizioni), il volume di magma profondo entrato nelle camere magmatiche del Vesuvio dal 1944 ad oggi ammonterebbe a 100-300 milioni di metri cubi e, se emesso in un unico evento esplosivo, potrebbe produrre una eruzione subpliniana (tipo quella dell’anno 1631).

Uno strato-vulcano, quale quello del Monte Somma suddetto,  può essere interessato da eruzioni estremamente variabili in termini di esplosività, quantità di materiale emesso, tipologia dell’eruzione e, di norma, le modalità eruttive variano anche durante un singolo evento. Ne consegue che la conoscenza accurata della storia eruttiva di un vulcano è indispensabile per poter fare delle previsioni sulle modalità di una delle prossime eruzioni.

Con una documentazione che parte con l’eruzione di Pompei del 79 d.C., la storia eruttiva del Vesuvio è sicuramente quella più conosciuta tra i numerosi vulcani attivi sulla Terra. Tutte le eruzioni successive sono con buona probabilità segnalate, ma è solo a partire dall’eruzione del 1631 che i fenomeni associati alle eruzioni vengono descritti con una certa precisione. Le eruzioni precedenti il 79 d.C., invece, sono state identificate in base ad analisi stratigrafiche. Si tenga comunque presente che, in linea generale, nella stratigrafia geologica sono evidenti solo gli eventi di maggior entità che hanno prodotto depositi piroclastici ingenti ed arealmente diffusi. I prodotti di eventuali eruzioni minori possono essere stati, cioè, completamente cancellati/obliterati dalle eruzioni più violente soprattutto se localizzati all’interno delle aree interessate dai collassi calderici. Non è pertanto escluso che durante i periodi riportati in figura 2 come lunghe fasi di quiescenza si siano verificate eruzioni di moderata potenza, attualmente non identificabili. 

Figura 2 - Ricostruzione della storia eruttiva del Vesuvio. Fonte: INGV-Osservatorio Vesuviano

Una carta geologica schematica dell’apparato Somma-Vesuvio è riportata in Figura 3 

Figura 3 - Carta geologica schematica dell’apparato Somma-Vesuvio. Fonte INGV-Osservatorio Vesuviano (clicca sull'immagine per ingrandirla)

Nella figura 4 è riportata un’immagine satellitare del vulcano, con il cratere chiaramente visibile e con le pendici circondate da zone pesantemente urbanizzate dell’area metropolitana di Napoli (Figura 5) e dell’Agro Sarnese (compresa la zona di Pompei). 

Figura 4 - Immagine satellitare della zona del Vesuvio con il Golfo di Napoli.
Fonte: Image Science and Analysis Laboratory, NASA-Johnson Space Center. 18 Mar. 2005. “Earth from Space - Image Information”. http://eol.jsc.nasa.gov/sseop/EFS/photoinfo.pl?PHOTO=NM21-771-75

Figura 5 - Evoluzione dell’urbanizzazione dell’area circumvesuviana dal 1936 al 1990. (Ridisegnato e semplificato da Alberico et alii, 2004). Fonte Alberico I., Caiazzo S., Dal Piaz S., Lirer L., Petrosiono P. & Scandone R., 2004. Volcanic risk and evolution of the territorial system in the active volcanic areas of Campania. EGU, 1st General Assembly, Nice, France, 25-30 April 2004

Nelle schede seguenti è descritta in maggior dettaglio la storia eruttiva del Vesuvio, ad oggi conosciuta.

Scheda 1 - clicca sulla scheda per visualizzarla


Scheda 2  - clicca sulla scheda per visualizzarla


Scheda 3 - clicca sulla scheda per visualizzarla

La storia eruttiva descritta nelle schede dimostra inequivocabilmente che il Vesuvio è un vulcano ad elevatissima pericolosità, in grado di generare eruzioni totalmente distruttive per le aree circostanti l’edificio. A causa della forte concentrazione urbana, aumentata a dismisura negli ultimi decenni, l’area vesuviana presenta pertanto un grado di rischio che potremmo definire anche apocalittico. 

Nel caso di un’eruzione stromboliana o vulcaniana (tipo 1944), potrebbero essere interessate da colate di lava gli abitati di Torre del Greco, San Sebastiano, Boscotrecase, Terzigno; mentre quelli posti nel settore settentrionale dell’edificio sarebbero protetti dal rilievo del M. Somma.

Nel caso di eruzioni sub-pliniane (tipo 1631) o ancor peggio pliniane (tipo 79), l’intero areale vesuviano è da considerare soggetto al rischio. In questo caso il pericolo maggiore deriva dalle correnti piroclastiche (flussi e surges) che potrebbero velocemente raggiungere le popolatissime aree costiere, la zona orientale della città di Napoli ed anche il settore settentrionale dell’edificio con effetti abbiamo detto apocalittici. La previsione dei loro percorsi, che potrebbero essere differenti da quelli del passato a causa delle variazioni morfologiche del vulcano, è estremamente difficile. La ricaduta di ceneri interesserebbe, in dipendenza dai venti dominanti, un areale estremamente vasto con probabili collassi dei tetti delle abitazioni. L’ampia diffusione delle ceneri genererebbe un’alta probabilita di lahars sui versanti del vulcano e sui versanti dei rilievi circostanti.