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2022-12-02 03:15

L’ambientalismo Occidentale alla Prova della Realtà

VERSO LA XIV° CONFERENZA PER L’EFFICIENZA ENERGETICA

di: 
Tommaso Franci

Anche quest’anno, nella situazione di grave emergenza energetica ed economica, aggravata dalla guerra in piena Europa, gli Amici della Terra cercheranno di dare un contributo positivo indicando alle istituzioni e alla società misure ed esperienze di efficienza energetica che possano bandire ogni spreco di energia e di risorse e dare risultati concreti nel breve e medio termine. La Conferenza si terrà a Roma, all’inizio di dicembre.

L’aggressione militare russa all’Ucraina e il conseguente conflitto che ha coinvolto le democrazie occidentali, sta mettendo nuovamente alla prova le prospettive dell’UE come attore geopolitico in grado di svolgere il proprio ruolo. Questa crisi ha messo a nudo i punti di debolezza dei sistemi energetici dell’UE basati su meccanismi di mercato e al contempo caratterizzati da un elevatissimo grado di dipendenza di approvvigionamenti di risorse energetiche da paesi extra-UE. Le gravi conseguenze economiche di questa situazione stanno ulteriormente facendo emergere le contraddizioni e l’inadeguatezza delle politiche energetico-ambientali ispirate al catastrofismo climatico e basate solo su rinnovabili elettriche intermittenti, batterie e veicoli elettrici.

Il mondo delle democrazie occidentali sta affrontando questa situazione nel quadro dell’evoluzione dell’economia mondiale che, al netto delle fasi di crisi legate alla pandemia e ora alla guerra tra Russia e Ucraina, continua il suo processo di crescita caratterizzato da una crescente richiesta di materie prime a livello globale. in questo processo il peso delle economie delle democrazie occidentali è stato sostanzialmente ridimensionato negli ultimi 30 anni, come viene testimoniato anche dalla riduzione del peso delle emissioni di gas serra di questa parte del mondo.

Lo spazio delle democrazie occidentali è quello in cui mezzo secolo fa nacque il moderno ambientalismo che ha sempre avuto aperta al suo interno la contraddizione tra chi lega indissolubilmente la questione ambientale alla necessità di superare il ruolo del mercato nell’economia, considerato la genesi della crisi ambientale; e chi invece ha sempre ritenuto l’economia di mercato una componente fondamentale dei regimi democratici, e i suoi meccanismi anche strumenti fondamentali per politiche ambientali efficaci ed efficienti.

La storia degli Amici della Terra in Italia nasce più di quarant’anni fa seguendo questa seconda impostazione come ecologismo che rifiuta gli approcci ideologici slegati dalla realtà. Un orientamento purtroppo minoritario quando in buona parte del mondo occidentale ha largamente prevalso sempre di più un approccio alla questione ambientale ridotta a catastrofismo climatico, che potrebbe essere meccanicamente risolto solo con una repentina diffusione di rinnovabili elettriche intermittenti, batterie e veicoli elettrici. Un approccio miope che cancella le responsabilità di più di mezzo secolo di sviluppo basato su un consumo di territorio che ha amplificato i rischi di natura idrogeologico e sismica. Una situazione che richiede enormi investimenti nella mitigazione da rischi che solo in parte possono essere attribuiti al cambiamento climatico.

Nel campo delle politiche energetico ambientali, gli Amici della Terra propongono, ormai da due decenni, un approccio basato sulla priorità degli investimenti nel miglioramento di efficienza energetica; interventi che implicano sempre anche un miglioramento della produttività e della competitività dell’economia. Una componente di questa proposta è costituita anche dalla necessità di una crescente e graduale elettrificazione dei consumi, tenendo però presente che in paese come l’Italia ancora oggi i consumi elettrici sono fermi a un 20% di quelli complessivi dei diversi settori di usi finali con una larga prevalenza di quelli termici e per trasporti.

Nonostante il riconoscimento, purtroppo solo sulla carta, del principio primalefficienza, nelle politiche della UE, ha prevalso un approccio subalterno a quello del mainstream ambientalistico con una impostazione delle politiche di transizione energetica che non considera adeguatamente gli impatti ambientali ed economici complessivi delle filiere del tutto (e subito) elettrico, e fanno affidamento su tecnologie come quelle dell’idrogeno che ancora non posso essere considerate mature e disponibili entro i tempi delle road maps dello European Green Deal e del  pacchetto Fitfor55.

La nuova crisi economica, indotta dallo shock inflazionistico dei prezzi dell’energia, che si sta abbattendo sulle economie dei Paesi UE più esposti alla dipendenza energetica dalle forniture russe di gas e petrolio sta portando molti nodi al pettine. La Commissione UE ha iniziato a dare alcune prime risposte con la comunicazione RepowerEU che, però, ancora non riesce a superare i limiti dell’impostazione dell’European Green Deal e del pacchetto Fitfor55.

Il perdurare del conflitto militare tra Russia e Ucraina, e il sostegno della UE all’Ucraina con le sanzioni economiche che coinvolgono in modo crescente le forniture energetiche dalla Russia, sta portando ad una situazione emergenziale che mette a rischio gli approvvigionamenti energetici per il prossimo inverno.

Molte sono le sfide che ci troveremo ad affrontare come Italia e UE nei prossimi mesi. Innanzitutto, quella di continuare a sostenere la democrazia ucraina nella difesa dall’aggressione dell’autocrazia russa, quella di gestire al meglio, con interventi adeguati, i mercati energetici e la situazione di crisi economica che ne deriva e, al contempo, quella di ripensare le politiche energetico-ambientali superandone i limiti attuali.

Nel pacchetto di gestione dell’emergenza, dovrebbero avere un ruolo fondamentale gli strumenti di promozione degli investimenti realizzabili nel breve medio termine nell’efficienza energetica con strumenti (come i certificati bianchi) che possono essere ridisegnati tenendo conto dell’allentamento delle regole degli aiuti di stato che la UE ha giustamente previsto per la fase di crisi economica ed energetica che stiamo vivendo.

In questo quadro diventa sempre più elevato il rischio di un rigetto traumatico nell’opinione pubblica delle democrazie occidentali di politiche energetico-ambientali irrazionali basate su misure insostenibili economicamente e socialmente, ma anche ambientalmente. Aumenta l’informazione e la consapevolezza dei limiti ambientali delle politiche attuali in termini di fabbisogno crescente di materie prime non rinnovabili come le terre rare, e l’impatto paesaggistico della diffusione indiscriminata impianti eolici e fotovoltaici. È sempre più necessario un ripensamento di queste politiche che ne superi i limiti attuali con una impostazione razionale sia dal punto di vista ambientale che economico, anche per evitare che, per reazione a queste contraddizioni e alla emergenza energetica, si determini una involuzione e un regresso degli standard di sostenibilità ambientale raggiunti nei paesi europei.

Per conseguire obiettivi certi di decarbonizzazione in Europa e, soprattutto, per promuovere anche nel resto del mondo l’avvio di politiche di riduzione delle emissioni dannose (senza le quali, lo sforzo europeo, benché costoso, sarebbe inutile) occorrono strategie energetico-ambientali complesse e basate sulla realtà. Questo sarà anche uno dei primi compiti del prossimo Governo in Italia. Ogni giorno diventa evidente l’urgenza di mettere a punto soluzioni realistiche, per evitare l’impoverimento dei paesi avanzati, l’indebolimento del diritto internazionale e la ripresa delle carestie e della morte per fame nei paesi poveri.

La XIV Conferenza per l’efficienza energetica degli Amici della Terra avrà come tema “L’insostenibile prezzo dello spreco” e si propone di far conoscere ed elencare i risultati che potrebbero essere conseguiti puntando in modo deciso sull’efficienza energetica in tutti i settori e tecnologie, dalle pompe di calore alla riduzione delle dispersioni di metano, dai biocarburanti al teleriscaldamento, al recupero energetico dei rifiuti: tutte opzioni che possono aiutare l’Europa ad avvicinarsi agli obiettivi di decarbonizzazione sottraendosi alla dipendenza dal gas russo e riducendo il più possibile le penalizzazioni per l’economia e la società.