Oggi:

2022-07-06 20:49

Recuperare Energia. Con o Senza Tassonomia

GESTIONE DEI RIFIUTI

di: 
Giulia Alberti di Catenaja, Andrea Ballabio, Donato Berardi, Tatiana Tedeschi, Samir Traini, Nicolò Valle*

Il recupero energetico dai rifiuti, al momento, è il grande assente dalla Tassonomia europea. Un’esclusione sbagliata secondo il gruppo di lavoro di Ref Ricerche. Tuttavia, la guerra in Ucraina, il forte aumento dei costi dell'energia e l'esigenza di indipendenza energetica, impongono una riflessione sull’ulteriore ruolo che il recupero di energia e la produzione di biocarburanti dai rifiuti possono giocare nella transizione. Dal Contributo n.211 del Laboratorio di Ref Ricerche, dedicato alla gestione dei rifiuti nella Tassonomia europea, pubblichiamo lo stralcio “Quale ruolo per le tecnologie di transizione? Il caso del recupero energetico dei rifiuti non riciclabili”.

Foto di copertina: https://lartedeipazzi.blog/ 

La Tassonomia UE è un linguaggio comune per selezionare le attività economiche eco-sostenibili i cui criteri sono pensati per guidare i finanziatori negli investimenti.  Nella gestione dei rifiuti sono eleggibili la raccolta e il trasporto dei rifiuti separati alla fonte, la digestione anaerobica e il compostaggio di rifiuti organici, il recupero di materia dai rifiuti e la cattura del gas di discarica. (….)

Tra i principali punti di discussione emersi nella consultazione pubblica che ha preceduto la pubblicazione del primo atto delegato, il caso della mancata inclusione della termovalorizzazione nella Tassonomia UE è stato certamente uno dei più rilevanti, visto il ruolo che tale tecnologia riveste nella transizione verso l’economia circolare. L’importanza del dibattito, ancora di stretta attualità alla luce della prossima pubblicazione dei restanti atti delegati, è rilevante per almeno due ragioni:

1. l’esclusione dalla Tassonomia della termovalorizzazione rischia di porre un freno nel percorso verso l’obiettivo di massimo conferimento in discarica del 10% dei rifiuti urbani al 2035;

2. la stessa Unione Europea, in più occasioni, ha ribadito l’importanza della termovalorizzazione nel percorso di transizione verso l’economia circolare.

Relativamente al primo punto, qualora la Tassonomia UE prendesse in considerazione solo i gradini più “alti” della gerarchia dei rifiuti senza fornire indicazioni anche per una gestione sostenibile dei rifiuti non riciclabili, creerebbe un vulnus che rischierebbe di favorire ceteris paribus forme di gestione tecnologicamente meno costose e al contempo più impattanti, come lo smaltimento in discarica. Ciò è vero in particolar modo nei Paesi che sono ancora lontani dagli obiettivi di riduzione dello smaltimento in discarica, come è per il caso dell’Italia, e che in questi anni dovranno profondere un ingente sforzo per ridurlo, sostenendo appunto il recupero energetico delle frazioni non riciclabili.

Riguardo al secondo punto, la Commissione Europea ha ribadito in una Comunicazione ad hoc il ruolo della termovalorizzazione nella transizione verso l’economia circolare [1], affermando che tali processi possono massimizzare il contributo dell’economia circolare alla decarbonizzazione in linea con l’Union Energy Strategy e l’Accordo di Parigi, purché siano rispettate le priorità di intervento così come definite dalla gerarchia dei rifiuti.

Tale comunicazione è in linea con quanto precisato dalla stessa Commissione Europea in merito ai finanziamenti erogabili dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI)[2], laddove si afferma che un impianto di incenerimento con recupero di energia è eleggibile a condizione che sia pienamente rispettata la gerarchia dei rifiuti e che non conduca a una sovracapacità impiantistica. La termovalorizzazione risulta dunque preferibile allo smaltimento in discarica quando è rivolta al trattamento di rifiuti non riciclabili e agli scarti dei processi di riciclaggio, a condizione che sia rispettato un criterio emissivo di 250 grammi di CO2 per kWh.

Il ruolo della termovalorizzazione come tecnologia di transizione per accompagnare il comparto verso l’economia circolare è stato riconosciuto anche dallo stesso Commissario europeo all’Ambiente Virginijus Sinkevičius, che nel rispondere a un’interrogazione parlamentare ha ribadito la centralità dell’incenerimento con recupero di energia nel raggiungimento degli obiettivi di riciclo e di riduzione del conferimento in discarica, specificando che, in linea teorica, la quota di incenerimento potrà coprire fino al 35% del totale della gestione dei rifiuti, coerentemente con il principio della gerarchia dei rifiuti [3].

La termovalorizzazione dei rifiuti non riciclabili è, dunque, parte del disegno complessivo di una gestione sostenibile dei rifiuti promosso dall’Unione Europea. Tale approccio, che ambisce a massimizzare la prevenzione e il riciclo, si fonda sulla consapevolezza che la frazione di rifiuto residuo non riciclabile non potrà essere azzerata, così come una minima parte di rifiuto biodegradabile in essa contenuto, e pertanto occorre attivare forme di gestione sostenibili, recuperando energia e/o calore anche in chiave di fornire un contributo alla transizione energetica.

Nell’ottica di promuovere gli investimenti sostenibili attraverso lo strumento della Tassonomia, il recupero energetico dei rifiuti indifferenziati non dovrebbe essere escluso, ma piuttosto promosso laddove consente di minimizzare lo smaltimento in discarica a valle dell’implementazione di tutte le azioni possibili che ambiscono a massimizzare la prevenzione e il riciclo dei rifiuti.

Pertanto, gli investimenti nel recupero energetico dei rifiuti indifferenziati dovrebbero essere etichettati come sostenibili se:

• l’impianto tratta solo rifiuti non riciclabili, quali rifiuti misti raccolti separatamente all’interno di un sistema di raccolta differenziata pianificato dagli Stati membri, o scarti provenienti dagli impianti di selezione e di trattamento dei rifiuti;

• i Piani nazionali di gestione dei rifiuti degli Stati membri sono realizzati in modo da assicurare la raccolta differenziata di tutte le frazioni che devono essere intercettate separatamente come obbligo di legge;

• gli obiettivi di prevenzione, riuso e riciclaggio sono stati raggiunti o sono prossimi ad essere centrati.

Il soddisfacimento di tali condizioni consentirebbe di evitare un ricorso eccessivo all’incenerimento, come indicato dall’Art. 17 del Regolamento sulla Tassonomia, e al contempo di assicurare la forma di gestione più sostenibile possibile dei rifiuti non riciclabili, eliminando gli inquinanti contenuti nei rifiuti e consentendo il recupero di energia e di materiali, sotto forma di ceneri.

In definitiva, gli investimenti nella termovalorizzazione, laddove rispondono alle condizioni sopra descritte, contribuiscono a prevenire forme di gestione più inquinanti. Al contempo, le emissioni evitate del metano prodotto dalle discariche e il recupero delle ceneri consentono di fornire un contributo all’obiettivo di mitigazione del cambiamento climatico.

In un certo senso, il contributo della termovalorizzazione alla transizione verso l’economia circolare è assimilabile a quello del gas e del nucleare nella transizione energetica, attività che di recente sono state ricomprese nella Tassonomia UE al fine di scongiurare l’impiego di fonti energetiche più impattanti e di accompagnare gli Stati membri verso una produzione di energia a emissioni zero. Così come per il gas e il nucleare, la Tassonomia dovrebbe dunque prevedere limiti stringenti sulle emissioni dei termovalorizzatori perché siano qualificabili come investimenti green e far sì che gli investimenti nel recupero energetico non “spiazzino” quelli nella prevenzione e nel riciclo.

Ad ostacolo del ruolo che la termovalorizzazione può giocare nella transizione verso l’economia circolare, andrebbe anche considerata l’eventualità di un inserimento dell’incenerimento dei rifiuti di origine urbana nel sistema “Cap&Trade” per lo scambio delle quote di emissione di gas ad effetto serra dell’Unione Europea, il cosiddetto EU-ETS (European Union-Emissions Trading System). Una evenienza possibile a partire dal 1° gennaio 2028, previa valutazione d’impatto da realizzarsi entro il 31 dicembre 2025. Quest’ultima dovrebbe declinare le possibili conseguenze di tale inclusione sullo smaltimento dei rifiuti urbani in discarica e sull’export verso Paesi terzi.

Nell’ambito, infatti, dei lavori di revisione del meccanismo, conseguenti all’adozione del pacchetto “Fit for 55” da parte della Commissione Europea il percorso sin qui delineato punta ad un allargamento del perimetro dell’EU-ETS, andando a ricomprendere anche l’incenerimento dei rifiuti, oggi escluso. Qualora tale scenario dovesse realmente concretizzarsi, gli impianti di recupero energetico dei rifiuti non riciclabili verrebbero gravati dagli oneri derivanti dal meccanismo, e specificatamente l’acquisto di un permesso negoziabile per ogni tonnellata di CO2 equivalente immessa nell’atmosfera, salvo beneficiare eventualmente di talune quote gratuite. Queste ultime potrebbero, ad esempio, essere riservate agli impianti che non sono ridondanti, ovvero che sono coerenti e non in conflitto con gli obiettivi di riciclaggio e di riduzione del conferimento in discarica.

Ancorché giustificato dal principio di salvaguardare l’ambiente, evitando l’immissione di anidride carbonica e altri gas serra nell’atmosfera, una simile decisione andrebbe a danneggiare proprio l’ecosistema che il meccanismo vorrebbe preservare. Uno dei rischi, infatti, conseguente all’aggravio di costi della termovalorizzazione è quello di riorientare nuovamente alcuni flussi verso lo smaltimento in discarica, al momento esentato dall’EU-ETS: ciò, nonostante, le discariche costituiscano la principale fonte di emissione nel settore dei rifiuti [4]. Come dettagliato in un precedente Position Paper [5] di questa Collana, infatti, proprio il ricorso al recupero energetico dei rifiuti non riciclabili consente di evitare ingenti emissioni ascrivibili ai rifiuti altrimenti conferiti in discarica.

Al contrario andrebbero traguardati incentivi affinché anche le infrastrutture di recupero energetico dei rifiuti non riciclabili si allineino alle migliori tecnologie disponibili, coadiuvate eventualmente da tecnologie di cattura della CO2 in grado di trasformare questi impianti in assorbitori netti di anidride carbonica. Un disegno coerente con quanto indicato nello stesso Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti (PNGR)[6], che offre chiare indicazioni sul contributo del recupero energetico “tal quale” dei rifiuti indifferenziati a discapito dei trattamenti intermedi propedeutici allo smaltimento.

A conferma del ruolo che il recupero energetico dei rifiuti non riciclabili può svolgere, vanno ascritte le recenti indicazioni della regione Sicilia che si è espressa a favore della costruzione di due impianti di recupero energetico e produzione di bio-carburanti dai rifiuti non riciclabili [7], e l’impegno del Sindaco di Roma[8] a realizzare un inceneritore a servizio della Capitale.

 

*Gruppo di lavoro di Ref Ricerche

 

NOTE

[1] COM (2017) 34 “The role of waste-to-energy in the circular economy”.

[2] Risposta del 19.06.2020 all’interrogazione E-002089/2020 del 06.04.2020.

[3] Risposta del 24.03.2020 all’interrogazione P-000568/2020 del 30.01.2020. “EU waste legislation requires Member States, by 2035, to recycle 65% of their municipal waste and not to landfill more than 10%. Consequently, even after the year 2035, up to 35% of municipal waste, representing a residual, non-recyclable fraction, could in theory be energy recovered in line with the waste hierarchy”.

[4] Occorre tenere presente che la termovalorizzazione permette, da un lato, di offrire una soluzione valida alla gestione di rifiuti difficilmente valorizzabili altrimenti e, dall’altro lato, di contribuire al mix delle fonti di generazione di energia elettrica e termica del Paese, producendo energia con continuità, di cui circa la metà è considerata rinnovabile. Stanti il mutato contesto geopolitico mondiale, conseguente alla grave guerra scoppiata in Ucraina, e l’andamento sfavorevole dei mercati energetici, una simile decisione appare illogica, dal momento che occorre rafforzare il parco energetico disponibile, specialmente se tale fonte riesce sia a giovare alla gestione dei rifiuti sia a contribuire al percorso di transizione energetica. Fermo restando, che la termovalorizzazione costituisce una forma di gestione subordinata e ben circoscritta, quale alternativa preferibile unicamente alla discarica come postulato dalla gerarchia dei rifiuti, che garantisce il recupero delle frazioni non più riciclabili e degli scarti derivanti dal riciclaggio della raccolta differenziata e dal trattamento dei rifiuti stessi.

[5] Per un approfondimento ulteriore, si rimanda al Position Paper n.168: “Il ruolo del Waste-To-Energy nella transizione verde”, Laboratorio REF Ricerche, dicembre 2020.

[6] Per ulteriori approfondimenti, si rimanda ai Position Paper: n.208: “PNGR e impianti ”minimi”: quale disegno di mercato?”, Laboratorio REF Ricerche, aprile 2022; n.204: “Programma Nazionale Gestione Rifiuti: occorrono strategia, tempi certi e percorsi cogenti”, Laboratorio REF Ricerche, febbraio 2022.

[7]  https://www.staffettaonline.com/staffetta-rifiuti/articolo.aspx?id=364458.

[8] https://www.comune.roma.it/web/it/notizia.page?contentId=NWS916451