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2022-07-06 21:51

Il Fenomeno del Rifiuto da Spiaggia

PLASTICHE E BIODIVERSITA’

di: 
Agostino Brusco

Quanti e quali rifiuti restano depositati sulle spiagge e qual è il loro impatto sulla biodiversità e gli habitat di un tratto di costa protetto da una riserva regionale? Raccogliere i rifiuti con cadenza periodica e costante e associare a questa attività una vera e propria ricerca sull’entità e la gravità del fenomeno è il contenuto del progetto beach litter. Il direttore delle Riserve naturali regionali del Lago di Tarsia e della Foce del fiume Crati ha condotto il progetto e ce ne presenta i risultati.

Obiettivi generali del Progetto beach litter della Foce del fiume Crati sono stati “la quantificazione, l’analisi e la rimozione periodica e costante (con approccio sostenibile) delle macro e meso- plastiche depositate; la minimizzazione degli impatti da plastiche sugli organismi biologici (invertebrati dunali, rettili e uccelli); nonché la riduzione del degrado ambientale e il miglioramento estetico-percettivo”.

L’intervento ha portato, altresì, alla realizzazione del primo “Manuale per la gestione sostenibile del rifiuto antropogeno spiaggiato”.

Il Progetto ha interessato il settore costiero interno della Riserva naturale regionale e della Zona Speciale di Conservazione «Foce del fiume Crati» e ha preso avvio nel 2019. Promosso e attuato dall’Ente gestore delle Riserve naturali regionali del Lago di Tarsia e della Foce del fiume Crati-Amici della Terra, che si è avvalso del supporto scientifico convenzionato del Dipartimento di Scienze dell’Università di Roma Tre, è stato finanziato dalla Regione Calabria - Dipartimento Territorio e Tutela dell’Ambiente, nell’ambito del P.O. Calabria Fesr-Fse 2014-2020, Asse 6, Azione 6.5.A.1 – Sub-Azione 2.

Le Riserve naturali del Lago di Tarsia e della Foce del fiume Crati, situate in provincia di Cosenza, sono state istituite dalla Regione Calabria nel 1990 con la legge regionale n. 52. L’estensione delle due aree è nell’insieme di circa 600 ettari e la loro gestione è affidata agli Amici della Terra che, fin dagli anni ’80, ne avevano promosso l’istituzione e la tutela.

Le Riserve sono anche Zone Speciali di Conservazione (ZSC) per la Rete Natura 2000, ai sensi della Direttiva Habitat (92/43/CE).

Esse coincidono con due importanti aree umide poste lungo il corso del fiume Crati: il Lago di Tarsia, grande invaso a monte della diga delle Strette di Tarsia, ricadente nel territorio dei comuni di Tarsia e di Santa Sofia d'Epiro, e la Foce del fiume Crati, ricadente nel territorio dei comuni di Corigliano-Rossano e di Cassano allo Ionio (tra le frazioni Thurio e Laghi di Sibari).

L’area interessata dal progetto è la Riserva e la ZSCFoce del fiume Crati”. La foce del Crati costituisce il più importante ambiente di transizione della Calabria, dove l’acqua dolce si mescola a quella salata creando un ecosistema umido particolare, di grande interesse naturalistico, ospitante una ricca e diversificata biodiversità animale e vegetale e 17 habitat di interesse comunitario.

Cartografia della Riserva e della Zona Speciale di Conservazione “Foce del fiume Crati

 

Articolazione sintetica del progetto (operativo e di ricerca)

Applicando il protocollo scientifico di campionamento finalizzato alla quantificazione e all’andamento stagionale del litter, si è svolto lo studio pilota della durata di un ciclo annuale che ha quantificato l’accumulo su base stagionale dei rifiuti spiaggiati in termini di tipologia, massa, localizzazione lungo fasce a diversa distanza dalla linea di battigia. In seguito, è stata avviata la rimozione delle macro e meso-plastiche dal settore litorale specificato per una ampiezza di 500 metri a destra e a sinistra della foce del Crati.

Le informazioni raccolte hanno consentito di calibrare il progetto operativo individuando le tipologie principali, le dinamiche temporali e i siti di accumulo prevalente, attraverso diverse fasi.

Fase 1. Campionamento delle plastiche spiaggiate (limitatamente alle macro- e meso-plastiche) con uso di 14 plot di ampiezza 20x20 mt. collocati in modo random e stratificati all’interno di tre fasce a diversa distanza dalla linea di battigia (fascia 1: battigia fino alla berma di tempesta; fascia 2: dalla berma all’avanduna; fascia 3: duna).

Per ciascuna fascia sono stati determinati i seguenti parametri: 1) numerosità assoluta e densità del rifiuto; 2) peso medio; 3) ricchezza e composizione tipologica. Tali parametri sono stati ottenuti in totale e, separatamente, per le 4 stagioni, al fine di definire una strategia di progetto per la raccolta dei materiali (vedi Fase 3). Il materiale è stato rimosso dai plot per quantificare il tasso di accumulo nel tempo (removal sampling).

Fase 2. Analisi degli impatti sulla biodiversità. Contestualmente alla raccolta è stato valutato l’impatto da intrappolamento, soffocamento, avvelenamento delle meso e macro-plastiche spiaggiate, campionando per ogni materiale raccolto i seguenti parametri: 1) determinazione degli organismi impattati; 2) composizione e numerosità di organismi impattati (intrappolati e soffocati); 3) ricchezza e diversità di specie; 4) stesura della relazione fase 1 e 2.  Sforzo di campionamento (frequenza e intensità di campionamento): sforzo di ricerca: 1 giornata al mese - 4 operatori.

Fase 3. Progetto operativo “Plastic Blitz-Foce Crati”. Rimozione sostenibile a tappeto dei materiali antropogeni spiaggiati (macro e meso-plastiche) nel settore compreso tra la foce del Crati e 500 m a destra e sinistra per una profondità di 300 metri verso l’interno (superficie totale: 30 ettari).

Il metodo di raccolta sostenibile ha previsto la minimizzazione dell’impatto sulla duna e l’arenile durante la raccolta. Questo è stato effettuato modulando il regime di raccolta in termini di intensità (numero di operatori), durata, frequenza, estensione delle operazioni, al fine di minimizzare l’impatto sul suolo, la flora dunale e su eventuali nidi di caradridi (Charadrius dubius e Charadrius alexandrinus).

Il materiale raccolto è stato conferito alle società per la gestione dei rifiuti dei comuni delle Riserve, Cassano allo Ionio e Corigliano-Rossano.

 

Primi risultati del protocollo applicato

Di seguito si riportano i dati ottenuti durante lo studio pilota (aprile 2019) condotto nell’area interessata.

Complessivamente sono stati raccolte 855 unità di litter su 14 settori delimitati di ampiezza 20x20 m (per complessivi =5600 mq).

In Tabella 2 il riepilogo delle unità di litter suddivise per le categorie selezionate in precedenza. In termini di numerosità assoluta il polistirolo espanso è risultato la categoria più rappresentata, con una frequenza superiore al 30%.

Escludendo i materiali non classificabili (categoria ‘altro’) e i frammenti, la seconda categoria è risultata quella dei contenitori in plastica di piccole dimensioni (10% in frequenza sul totale; Tabella 3; Fig. 2).

L’analisi della distribuzione delle unità lungo fasce longitudinali mostra che i materiali più leggeri come il polistirolo si accumulano preferenzialmente nelle zone retrodunali, perché trasportati dal vento verso l’interno. Una buona parte dei materiali più pesanti (es. bottiglie di plastica, frammenti e ‘altro’) vengono trasportati per rotolamento dal vento e dalla risacca nei settori intermedi, dove si depositano anche a causa della vegetazione alo-psammofila che intercetta queste categorie di litter.

I rifiuti spiaggiati nel 2019 sono stati pari a kg 82, 26. La stessa attività è stata ripetuta nel mese di giugno 2020, dopo il periodo di chiusura causa emergenza Covid-19 e ha confermato un quantitativo di rifiuti pari a Kg. 116,84; mentre nel 2021 sono stati raccolti 153,30 kg di rifiuti spiaggiati.

 

Stratificazione longitudinale

Le frequenze relative mostrano andamenti differenti tra i vari settori longitudinali. In particolare, i ‘contenitori/bottiglie di plastica piccoli’ mostrano un significativo picco di frequenza nella fascia intermedia; l’alluminio e ‘altro’ tendono invece a diminuire verso l’interno, mentre il polistirolo tende a incrementare 

significativamente la sua frequenza verso l’interno (Fig. 3; Tab. 4).

Comparando il numero medio di reperti/plot, l’unica tipologia che mostra una

differenza significativa tra fasce longitudinali è quella dei ‘contenitori/bottiglie plastica piccoli’, che mostra il valore massimo nella fascia centrale (Fig. 4; Tab. 5, 6) ad aprile 2019 (kg 82,26).

I dati mostrano alcuni pattern di deposito del litter che possono essere schematizzati come segue:

  1. Le tipologie ‘polistirolo’, ‘altro’ e ‘frammenti’ sono le più rappresentate. L’elevata numerosità e frequenza può esser un artefatto metodologico. Infatti, queste tipologie, differentemente dalle altre sono facilmente frammentabili a causa di agenti meteorici, incrementando così la loro numerosità.
  2. Il pattern di deposito è più elevato per il polistirolo nella fascia interna, per le bottiglie di plastica piccole nella fascia intermedia e per contenitori in alluminio nella battigia. Ciò può essere la conseguenza delle diverse caratteristiche dei materiali e della distribuzione spaziale della vegetazione psammofila: (a) l’alluminio è più pesante e una volta spiaggiato tende a rimanere in sito o comunque a spostarsi di poco dalla battigia; (b) le bottiglie di plastica piccole, meno pesanti, tendono a rotolare fino a raggiungere la fascia intermedia dove la vegetazione funge da barriera; (c) il polistirolo, più leggero, tende ad essere anche trasportato dal vento e, frammentandosi in parti progressivamente più piccole, può superare la vegetazione della fascia intermedia. Ciò può far ipotizzare alcune possibili implicazioni.

L’effetto trappola su insetti (eventualmente rettili) indotto dai contenitori (sia in alluminio che in plastica) è maggiore sulle specie presenti nella fascia di battigia o intermedia.

Il polistirolo, trattenendo umidità e grazie alla sua porosità, può essere utilizzato da piante superiori e muschi come substrato nella parte più interna.

 

La comparazione dei dati raccolti con il contesto regionale

I risultati di questo studio hanno consentito di ottenere dati utili per comparazioni sia a livello spaziale (tra siti differenti) che a livello temporale (stessi siti nel tempo). I dati del 2019 sono comparati con altri analoghi, ottenuti a livello regionale.

Infatti, nell’ambito di una indagine effettuata sulle coste calabresi dall’ARPACAL, promossa nell’ambito della Direttiva Quadro 2008/56/CE; D.lgs. n.190/2010 – Marine Strategy, dal 2015 al 2017 sono state monitorate (due volte/anno) sei spiagge di cui tre sul versante Ionico e tre sul Tirreno: Cassano allo Ionio (foce fiume Crati, CS), Crotone (foce fiume Neto, KR), Roccelletta di Borgia (foce fiume Corace, CZ), Gioia Tauro (foce fiume Petrace, RC), Vibo Marina (VV, zona porto) e Cetraro (CS, zona sotto Castello).

La comparazione ha mostrato che, analogamente a quanto ottenuto a livello regionale, la tipologia di rifiuto più rappresentata presso la Foce del Crati è costituita dalla plastica, nelle sue diverse forme (in primis il polistirolo).

Nel nostro studio la densità totale (considerando tutte le tipologie di rifiuto) è di circa 0,15 reperti/mq nei plots campione (15 reperti/100 mq lineari). Nello studio ARPACAL la quantità di rifiuti spiaggiati (n° rifiuti/100m), per quanto riguarda il versante ionico, è risultata compresa tra un minimo di 135 (Crotone, autunno 2016) e un massimo di 1873 (Roccelletta di Borgia, primavera 2016); media di circa 180/100 m per le spiagge del versante ionico, inferiore a quella ottenuta sul versante tirrenico (compresa tra un minimo di 261 e un massimo di 4150; media: 250/100 m sul versante tirrenico). Nei due studi sono state utilizzate metriche di misurazione differenti (una lineare, l’altra in termini di estensione superficiale), tuttavia, considerando le profondità delle spiagge ioniche (comprese tra 10 e 50 m) è possibile estrapolare il nostro dato a ca. 150-750 reperti/100 m, dato che rientra nella media regionale per il versante ionico.

 

Effetto trappola dei rifiuti sull’entomofauna costiera: uno studio nella Riserva e nella ZSC “Foce del fiume Crati”

L’attività di ricerca ha interessato anche il monitoraggio dell’impatto che tali rifiuti spiaggiati hanno sulla fauna e sulla vegetazione. In particolare, è stato determinato l’effetto trappola dei rifiuti sull’entomofauna costiera.

Poche, ad oggi, sono le informazioni sugli effetti prodotti dall’accumulo di  rifiuti sugli insetti, che rappresentano la componente più numerosa della biodiversità e che supportano in maniera basilare le catene trofiche degli ecosistemi. Infatti, gli studi finora esistenti si sono concentrati soprattutto sugli effetti subiti dalle piante psammoalofile o dagli uccelli che nidificano sui litorali sabbiosi.

In questo caso lo studio è stato finalizzato a raccogliere informazioni sull’impatto che una categoria di rifiuti spiaggiati (contenitori di diverso materiale) ha sugli insetti.

In particolare, sono stati usati i Coleotteri come Indicatori Ecologici e Biogeografici (IEB), visto che questo ordine di insetti rappresenta quasi il 30% della fauna mondiale (almeno 400.000 specie su circa 1.526.000 specie di animali viventi).

Il campionamento si è basato su due tecniche di raccolta:

  • Raccolta quantitativa delle specie, prelevando tutti gli esemplari (in gran parte morti) trovati all’interno di contenitori di plastica, vetro o metallo lasciati dai bagnanti o portati dalle onde.
  • Raccolta qualitativa delle specie, prelevando i campioni con vari metodi di raccolta utilizzati in entomologia: ispezione visiva della superficie sabbiosa e delle piante (di giorno e di notte, anche con fonti di luce artificiale), cattura di esemplari in volo con retini, scavo e setacciamento della sabbia, analisi dei detriti vegetali separati dalla sabbia con setacci e poi immersi in acqua.

La raccolta quantitativa ha consentito di esaminare 2177 contenitori (Fig. 2) cosi suddivisi: 851 in plastica (39.09%), 992 in vetro (45.57%) e 334 in latta (15.34%). All’interno di questi contenitori sono stati trovati 2811 Coleotteri.

Per 2807 individui l’identificazione è stata possibile a livello di famiglia e in tutto risultano rappresentate 15 famiglie di Coleotteri (Tab. 3).

La ricerca in oggetto, oltre a raccogliere dati utili per la valutazione dell’impatto ambientale dei rifiuti antropogenici, ha fornito informazioni importanti sulla presenza di “emergenze faunistiche” nell’area protetta.

Questa attività è necessaria per attuare azioni di conservazione mirate, l’identificazione e quantificazione delle pressioni esercitate dal rifiuto marino sulle comunità animali dell’ambiente costiero ed è richiesta dalla Direttiva quadro Ue sulla Strategia Marina (Direttiva UE 2008/56/EC).

Diverse le specie di coleotteri rinvenute, per come dettagliatamente riporto nella pubblicazione e tra queste si cita Anoxia orientalis, rara e piuttosto localizzata. Diffusa nella penisola balcanica e in quella anatolica, si spinge ad Est fino in Crimea e in Palestina. Presenta pochissime popolazioni in Italia, precisamente in Toscana (Orbetello), in Sicilia (Foce del Fiume Torto, Foce del Simeto) e in Calabria (Reggio Calabria, Villa San Giovanni e Marincoli). I reperti rinvenuti presso la Foce del Crati sono i più settentrionali per la Calabria e risultano nuovi per la provincia di Cosenza.

Anoxia orientalis

Interessante e straordinario il ritrovamento di tre esemplari di Amblyderus brunneus (Pic, 1893), endemismo calabro-siculo, molto raro e localizzato, che finora era noto in base a due soli ritrovamenti, uno alla fine dell’800 in Calabria e uno senza data in Sicilia. Al genere Amblyderus risultano segnalate soltanto due specie per la fauna italiana.

Amblyderus brunneus

Amblyderus brunneus  è stata descritta da Pic nel 1893 (collezione Pic, Museo di Storia Naturale di Parigi) su un solo esemplare di "Calabria", senza indicazione della località. In seguito, Bucciarelli esaminò un esemplare di Messina (di cui ignora la data di ritrovamento).

Nessun altro esemplare di questa rarissima specie ci risulta finora segnalato per l’Italia, a parte i tre esemplari rinvenuti nell’ambito della presente ricerca.

  

Oltre la ricerca. La raccolta “a tappeto” dei rifiuti dunali e retrodunali.

Oltre all’aspetto riguardante strettamente il rifiuto spiaggiato l’Ente gestore delle Riserve ha inteso attuare anche la cosiddetta “pulizia a tappeto”, con la rimozione dei rifiuti di qualsiasi genere, anche ingombranti, abbandonati oltre che nella zona di arenile e di fascia costiera, anche in un’ampia fascia retrodunale ricadente nei territori dei comuni di Corigliano-Rossano e di Cassano Allo Ionio, sia alla destra che alla sinistra idrografica.

L’area interessata comprende anche una zona con copertura arborea a prevalenza di Pinus pinea e rientrante in uno specifico habitat tipico delle fasce costiere.

La rimozione totale dei rifiuti è stata comunicata ai Comuni territorialmente interessati, i quali hanno autorizzato le aziende comunali al prelievo e allo smaltimento degli stessi.

Di seguito i dati sui rifiuti raccolti e smaltiti:

  • 2019 rifiuti da pulizia generale            kg    3.633,23
  • 2020 rifiuti da pulizia generale            kg    530,64

La pulizia generale retrodunale e della pineta ricadente nel territorio del comune di Corigliano-Rossano nel 2021 è stata assicurata dall’Amministrazione comunale.


Il “Manuale per la gestione sostenibile del rifiuto antropogeno spiaggiato”

Il Manuale può essere considerato il primo strumento operativo utile nella gestione tecnica per la rimozione dei rifiuti spiaggiati, ma anche e soprattutto, un importante ausilio didattico per docenti e studenti.

L’opera, che contiene informazioni utili e indispensabili per affrontare e gestire la problematica in un’ottica di sostenibilità ambientale, finalizzata alla tutela e alla conservazione degli habitat costieri, affronta con rigore scientifico e divulgativo la problematica generale, attraverso l’approfondimento delle seguenti tematiche:

  • spiagge e dune costiere: un ambiente di transizione molto particolare;
  • beach litter: un inquadramento generale (origini e dinamiche. Impatti sulla fauna, impatti sociali ed economici, la situazione nel Mediterraneo, la quantificazione del marine litter, le minacce collegate al marine litter);
  • contrastare i rifiuti cominciando dalla prevenzione;
  • rimozione diretta dei rifiuti spiaggiati e utilizzo dell’approccio del Problem solving e del Project management: con schede di approfondimento sul problema dei rifiuti spiaggiati; sul ruolo della creatività; sulla gestione della Posidonia spiaggiata;
  • il monitoraggio dei rifiuti spiaggiati: requisiti di attendibilità dei campionamenti, individuazione delle unità campionamento, scheda di campionamento, motivazione e preparazione degli operatori, il campionamento operativo;
  • effetto trappola dei rifiuti sull’entomofauna costiera: uno studio nella Riserva e nella Zona Speciale di Conservazione “Foce del fiume Crati”.

Per maggiori informazioni e approfondimenti scarica dal sito web www.riservetarsiacrati.it
il manuale

 A. Brusco, C. Battisti, R. Marchianò, “Manuale per la gestione sostenibile del rifiuto antropogeno spiaggiato e Report finale attività nella Riserva e nella ZSC Foce del fiume Crati”.© 2021, Riserve naturali regionali Lago di Tarsia-Foce del fiume Crati.
Amici della Terra/Ente gestore.