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2022-07-06 21:08

L’Audizione che Smentisce i Denigratori delle Soprintendenze

RINNOVABILI E TUTELA DEL PAESAGGIO

Da Staffetta Quotidiana riprendiamo la cronaca dell’audizione sulle autorizzazioni di eolico e fotovoltaico della Direttrice Generale del Ministero della Cultura Gallone in Commissione parlamentare per le Semplificazioni: dai progetti col ciclostile ai falsi miti sull'inerzia, dalle mancanze delle Regioni all'insufficienza dell'organico, emerge un quadro assai diverso da quello dipinto dalla lobby rinnovabilista e avallato in modo acritico da giornali e tv. Consigliamo vivamente la lettura del dossier consegnato ai parlamentari e la visione integrale dell’audizione per comprendere quanto i mezzi di informazione - per insipienza, conformismo, servilismo (o anche peggio) - possano farsi veicolo di denigrazione gratuita e strumento di una speculazione sfrontata e arrogante.

Progetti presentati col ciclostile; Regioni che non hanno ancora recepito le linee guida del 2010 sulle aree non idonee; carenza di organico; difficoltà di comunicazione con le soprintendenze delle Regioni autonome. È stata una “difesa” puntuale e argomentata del lavoro del ministero della Cultura quella illustrata, giovedì 28 aprile, da Federica Galloni, direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio del Mic nonché capo della soprintendenza speciale per il Pnrr del Mic. Gallone è stata ascoltata, insieme Floriana Venera Di Mauro, capo ufficio legislativo, in Commissione parlamentare per le semplificazioni sul ruolo del Mic e delle soprintendenze negli iter di autorizzazione degli impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili.

Di Mauro ha aperto l'audizione sottolineando che con le semplificazioni normative degli ultimi mesi “già si sperimenta riduzione tempi”, con una “riduzione dei termini molto significativa” per la Via.

Galloni, che ha ad interim l'incarico di soprintendente speciale, ha detto che le semplificazioni “hanno inciso significativamente sullo snellimento delle procedure amministrative”. È “opinione purtroppo molto diffusa – ha poi detto – che gli uffici del Mic diano pareri troppo discrezionali, basati a volte sul ‘mi piace, non mi piace'. Io sono qui – ha aggiunto – perché dall'alto della mia pluridecennale esperienza questo non corrisponde a verità. Come in tutte le professioni c'è chi lavora meglio e chi lavora peggio. Ma questo avviene o sulla base di norme o, come nel caso dei piani paesaggistici approvati, sulla base di una classificazione di paesaggio condivisa con le Regioni”.

Il problema è che spesso questa pianificazione non c'è: “cinque Regioni hanno condiviso con il Mic i piani paesaggistici. Abbiamo co-pianificato e siamo perfettamente d'accordo su quello che è stato deciso”. E “ci sono prescrizioni in cui si dice espressamente dove si può fare e dove no, senza rischio di pareri discordi”. Le altre Regioni “hanno strumenti con valenza paesaggistica che però non sono stati condivisi con noi. Non siamo contro – ha detto Galloni – ma dobbiamo controllare e verificare l'attualità della normativa”.

Quanto alle aree non idonee definite dalle Linee guida Mise nel 2010, il Mic si esprime sulle aree contermini: “quando l'aerea non è vincolata e ci sono torri eoliche alte magari 250 metri, il Mic è chiamato a valutare quali possano essere gli eventuali impatti significativi negativi di un parco eolico in un'area 50 volte l'altezza della pala. È quindi un'area vasta. E il Mic è chiamato a valutare un eventuale affollamento. Capisco – ha detto Galloni – che adesso giustamente c'è una corsa e un'urgenza di arrivare agli obiettivi assegnati, m il Mite riceve istanze di parchi eolici su aree dove già ci sono parchi eolici. Non repowering o revamping, ma nuove installazioni. Insomma, c'è una confusione notevole data anche dall'urgenza”. L'esempio è il territorio del foggiano che “non ha più possibilità di accogliere pale, non c'è più un'area libera in tutto il territorio della provincia di Foggia”, ha detto la soprintendente.

L'altro problema è che non tutte le Regioni hanno recepito le linee guida e non per tutti gli impianti. “Umbria, Molise e Basilicata le hanno individuate per tutte le rinnovabili, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Campania, Trento e Bolzano non le hanno affatto individuate. Altre Regioni solo per alcuni tipi di impianti”. Se si individuassero le aree, “ci sarebbe uno snellimento. Oggi invece ci troviamo a dover fare studi che richiedono un tempo notevole”.

Gallone ha poi mostrato alcune immagini della campagna viterbese, nei dintorni del parco di Vulci, con un affollamento di progetti e impianti fotovoltaici. Se si fanno molti impianti di taglia inferiore al MW si hanno procedure semplificate e “noi non ne abbiamo contezza”. Il risultato è che la campagna “è diventata nera”, quando uno dei caratteri costitutivi del paesaggio “è il colore”. E il problema è che “nessuno mai rimuoverà i pannelli, perché le società sono strutturate come scatole cinesi e quando gli impianti sono esausti rimangono come relitti nel paesaggio”. Ma la “devastazione della campagna viterbese”, ha aggiunto, è anche frutto del fatto che i pareri negativi delle soprintendenze territoriali molto spesso sono superati in conferenza dei servizi. Esiste la possibilità di un'opposizione, e a volte l'abbiamo esercitata”. Quanto all'eolico, “vorremmo evitare il sovraffollamento di pale. Dobbiamo chiederci: vogliamo aree intonse o vogliamo che i caratteri identitari del paesaggio siano questi, con le pale? La risposta può anche essere affermativa ma il dibattito culturale ci deve consentire di dire sì. Non è che non vogliamo. Vorremmo fossero fatti nelle aree idonee”.

C'è poi il problema della qualità dei progetti: “per la fretta di prendere un numero protocollo al Mite – ha detto Galloni – alcuni richiedenti presentano progetti con il ciclostile, che secondo loro vanno bene sia in Lombardia che in Sicilia. Ma il territorio non è tutto uguale”. Questo comporta che sia necessario chiedere integrazioni, e così i tempi si allungano. La consultazione pubblica “è ineludibile e incomprimibile, con la pubblicazione dei progetti sul sito del Mite”. Sito che, ha osservato la DG, “dal 6 aprile è fuori uso. Noi siamo bloccati perché se non possiamo accedere al sito non possiamo consultare la documentazione”.

Con le semplificazioni normative, la procedura “è stata ridotta di 145 giorni. Ma resta l'aleatorietà di parti della procedura che non dipendono dal Mic. Noi proponiamo che si imponga la presentazione della documentazione in modo ancora più chiaro e che sia rigettato ciò che non è presentato in modo acconcio”.

C'è infine il problema del personale. “Prima dell'istituzione della soprintendenza speciale, a luglio 2021, avevamo 84 pratiche di progetti da fonti rinnovabili. Ad aprile 2022 sono 575, con lo stesso personale cui voglio fare un tributo perché lavora 4-5 ore al giorno in più per lo stesso stipendio. Per l'eolico abbiamo 69 pratiche in attesa di procedibilità al Mite e 101 in lavorazione. Per il fotovoltaico 357 in attesa di procedibilità al Mite e 48 in istruttoria. E 575 sono le pratiche alla Commissione Ctva speciale Pnrr-Pniec”, che però di deve occupare anche di altro”. Insomma, ha concluso, “eventuali contrazioni ulteriori dei tempi con questa dotazione organica non ci consentirebbero di fare il nostro lavoro”.

La DG ha colto poi l'occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, ricordando che la legge sull'autorizzazione paesaggistica ordinaria stabilisce un termine perentorio di 45 giorni “oltre il quale vale il silenzio-assenso. Per cui non corrisponde a verità quello che si sente dire sulle soprintendenze che impiegherebbero sei mesi per un'autorizzazione paesaggistica. Il problema spesso è che la competenza paesaggistica spesso è trasferita alle Regioni e da queste agli enti locali, e allora i ritardi sono a monte e a valle dei nostri termini”. L'opinione comune, ha concluso Galloni, è che “le soprintendenze sono lente e non lavorano”. La DG ha quindi citato un recente articolo del Sole 24Ore in cui si accusava il Mic di “mutismo assoluto per 162 progetti. Gli abbiamo mandato i dati, che sono pubblici. Le pratiche in questione sono 84 e 53 quelle pendenti. Di queste, oltre la metà sono ferme perché abbiamo notevoli problemi con le soprintendenze delle Regioni autonome con cui il dialogo non è molto semplice”. In un altro articolo, ha aggiunto la DG, “un esponente di Legambiente accusa il Mic di avere impiegato 14 anni per autorizzare il parco offshore di Taranto. Ebbene, l'istanza è stata presentata il primo giugno 2010, il parere è stato emesso nel 2012. Poi ci sono stati due decreti di proroga perché i lavori non erano cominciati”.

Infine, Gallone ha presentato le “ulteriori proposte che il capo dell'ufficio legislativo ha già fatto proprie. Ridurre i tempi iniziali di verifica della completezza della documentazione, imponendo una documentazione specifica e chi non la fa non ha protocollo; l'impossibilità di integrare la documentazione oltre i termini procedurali, visto che i proponenti mandano integrazioni anche dopo tre anni. proponiamo invece un termine di massimo 120 giorni”.