Oggi:

2021-11-30 19:46

“Migliorare l’Attrattiva dei Borghi”. In Che Senso?

TURISMO E CULTURA 4.0 DEL PNRR

di: 
Francesco Gigliani*

L’autore, fra i rappresentanti della #CoalizioneArticolo9 formata da 15 associazioni ambientaliste contrarie all’eolico e al fotovoltaico a terra, rileva l’insanabile contraddizione del Governo che da una parte si propone di tutelare il patrimonio paesaggistico e culturale del paese e, dall’altra, in ossequio acritico agli indirizzi europei del FIT For 55, si appresta a distruggerlo imponendo ai territori più pregiati una valanga di impianti eolici e fotovoltaici a terra ed esautorando le autorità preposte alla loro salvaguardia

In Copertina: Foto Oreste Rutigliano, Abruzzo, piccolo borgo nella Valle del Trigno, Alto Vastese (CH)

Il Recovery Plan - Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nell’ambito della Componente 3 (M1C3 “Turismo e cultura 4.0”) della Missione 1, assegna ingenti risorse (ca. 3,7 mld di euro) ai progetti di investimento aventi l’obiettivo di “migliorare l’attrattiva dei borghi, tutelare e valorizzare l’architettura, il paesaggio rurale e l’identità dei luoghi storici”, nonché di “rafforzare la competitività delle imprese turistiche”.

E’ ampiamente riconosciuto, infatti, come uno dei principali attrattori dei flussi turistici nel nostro Paese sia rappresentato dal patrimonio ambientale e paesaggistico (peraltro specificamente tutelato dall'art. 9 della Costituzione), la cui salvaguardia deve essere pertanto garantita affinché esso possa concorrere - unitamente a quello culturale ed alle eccellenze della tradizione eno-gastronomica - a conferire alla filiera del turismo un ruolo trainante nella ripresa economica post COVID - 19.

Non a caso, nel paragrafo dedicato ad illustrare la Componente Turismo e Cultura 4.0, dopo aver ricordato come tali due settori rivestano un ruolo identitario sia per l’”immagine” e il “brand” del Paese a livello internazionale, nonché per il peso che hanno nel sistema economico, il Piano di ripresa e resilienza testualmente recita: “… la transizione verde e la sostenibilità ambientale nel nostro Paese non possono che fondarsi sulla tutela e sulla valorizzazione del patrimonio paesaggistico e culturale, attraverso politiche intrinsecamente ecologiche che comportino la limitazione del consumo di suolo”.

Nella realtà, invece, dobbiamo purtroppo constatare come le recenti misure intraprese dal Governo italiano per dare attuazione pratica alla transizione ecologica nel nostro Paese ed in particolare alla sua componente più incisiva, che è quella della transizione energetica verso un sistema che al 2050 dovrà essere pressoché interamente decarbonizzato e quindi basato sulle energie rinnovabili, vadano in una direzione alquanto diversa.

Ci siamo già  soffermati diffusamente in un precedente nostro articolo su l'Astrolabio sullo Schema di Decreto Legislativo predisposto dal MITE per dare attuazione alla Direttiva 2018/2001/UE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (c.d. RED II) (da alcune settimane all’esame delle Commissioni parlamentari che dovranno esprimere a giorni il loro parere), con particolare attenzione al suo art. 20 che affronta il delicato e cruciale capitolo della individuazione delle aree idonee per la localizzazione degli impianti fotovoltaici ed eolici sul territorio. Avevamo rimarcato  come esso rinvia di mesi, attraverso successivi decreti del MITE, l'emanazione della disciplina  statale in base alla quale le Regioni dovranno identificare tali aree, anziché dare pronta attuazione, senza ulteriori ritardi, alla prescrizione dettata dall'art. 15 della Direttiva e fedelmente ripresa dal Legislatore nazionale con l'art. 5 della Legge delega europea, di definire la localizzazione degli impianti di rinnovabili all'interno di un quadro di pianificazione preventiva sul territorio, (i principali Stati membri dell’UE già da qualche anno ne sono dotati).

Tale meccanismo dilatorio, letto contestualmente al divieto - contenuto nello stesso art. 20 dello schema di D. Lgs. - di disporre moratorie o sospensioni dei termini dei procedimenti di autorizzazione nelle more dell'individuazione delle aree idonee, lascia intravedere come la strada che il Governo intenda percorrere sia quella di continuare ad applicare il più a lungo possibile la normativa attuale, che vige da circa vent’anni e che, al di fuori di ogni pianificazione delle aree idonee (con l'eccezione di alcune aree “non idonee" tardivamente individuate da qualche Regione), lascia mano libera alle imprese del settore delle rinnovabili di decidere le localizzazioni degli impianti in base alla propria convenienza economica, con  conseguente indiscriminata  loro diffusione sul territorio che, in molte località soprattutto al Sud, risulta già irreparabilmente sfigurato a seguito della compromissione dei valori paesaggistici.

A beneficiare di tale divieto di moratorie e sospensione dei termini e ad essere autorizzati secondo le vecchie norme al di fuori di ogni pianificazione integrata territoriale - dunque con un ingente incremento del consumo di suolo- potrebbe essere  innanzitutto la gran mole di procedimenti autorizzativi di centrali eoliche e fotovoltaiche “congelati" a causa del parere negativo espresso dall’autorità responsabile per la tutela paesaggistica, sia a livello centrale (MIBACT, oggi Ministero della cultura) che regionale (Soprintendenze ai beni culturali).

Per essi, infatti, il ministro della transizione ecologica Cingolani ha preannunciato nei giorni scorsi la imminente rimessione al Consiglio dei Ministri, che potrebbe in teoria decidere di approvarli in blocco, ed ha dichiarato come il  diniego da parte delle Soprintendenze ai beni culturali del parere positivo a tali progetti, che assommerebbero complessivamente a ben 3 Gw di potenza, sarebbe dovuto a nient'altro che ad una ingiustificabile sindrome “Nimby" (Not in my backyard) non essendovi, a suo avviso, serie motivazioni a sostegno di tale diniego.

Qualora ciò dovesse avverarsi, le dichiarazioni prima citate a proposito della Componente “Turismo e cultura" del PNRR, secondo cui la transizione verde… debba fondarsi sulla tutela del patrimonio paesaggistico… attraverso politiche intrinsecamente ecologiche che comportino la limitazione del consumo di suolo, suonerebbero come frasi ad effetto tese ad impressionare favorevolmente la Commissione UE circa la ecosostenibilità delle misure inserite dal nostro Paese nel Piano, a fronte però di comportamenti concreti in evidente contraddizione con la clausola pregiudiziale di non arrecare un danno significativo, richiesta dal Regolamento europeo del Recovery Plan ai fini della erogazione dei finanziamenti comunitari.

Considerato che la realizzazione di molti di tali impianti andrebbe a violare l’integrità paesaggistica di molte aree italiane a prevalente vocazione turistica, vorrà il Ministro del Turismo in sede di Consiglio dei Ministri adoperarsi a sostegno delle giuste argomentazioni delle Soprintendenze in difesa dei valori identitari paesaggistici e culturali?

 

*Consigliere nazionale ALTURA, Associazione per la tutela degli uccelli rapaci e dei loro ambienti