Oggi:

2021-11-30 19:14

Usare Bene l’Indispensabile Gas Naturale

EMISSIONI DIRETTE DI METANO ALLA COP 26

di: 
Diego Gavagnin

Con una decisione improvvisa, ma come vedremo non imprevedibile, gli Stati Uniti (con l’accordo della Commissione UE) hanno deciso di porre al centro della prossima COP26 di Glasgow (1-12 novembre), di cui l’Italia è co-organizzatrice assieme alla Gran Bretagna, il tema delle emissioni di metano, principale componente del gas naturale. Negli ultimi anni è aumentata progressivamente l’attenzione verso l’argomento, che va inquadrato nelle discussioni internazionali sul ruolo del gas nella transizione energetica e nelle iniziative per contrastare i rischi del cambiamento climatico.

Foto di Copertina: Agenzia spaziale europea - emissioni di metano dai gasdotti Yamal e Brotherhood

Il gas naturale, che progressivamente sta rimpiazzando il carbone per il riscaldamento, per l’alimentazione delle industrie e la produzione di elettricità, e più recentemente anche il petrolio nei trasporti pesanti e marittimi in forma liquida (GNL). Il gas viene apprezzato perché la sua combustione, rispetto ai derivati petroliferi, non emette in pratica polveri sottili e ossidi di zolfo e riduce dell’80% quelle di ossidi di azoto e del 20% quelle di CO2. Analoga la resa energetica rispetto agli altri combustibili.
Per queste distintive caratteristiche ambientali e la grande disponibilità, per lungo tempo è stato trascurato l’effetto climalterante delle sue emissioni dirette, molto superiore della stessa CO2: nel breve periodo, 20 anni, circa 80 volte di più, che scendono a 25 dopo 100 anni per poi decadere completamente, mentre la CO2 permane. I rilasci di metano sono dovuti a fughe involontarie nelle fasi di estrazione, trasporto e consumo, quelle autorizzate, ad es. in caso di sovrappressione nelle condotte, e per i residui della combustione.

Un impatto importante e risolvibile
L’impatto delle emissioni di metano sul riscaldamento globale è di circa il 30%, secondo maggiore responsabile dopo la CO2. Sotto osservazione soprattutto i rilasci delle attività energetiche, perché sono le più facilmente intercettabili, anche se quelle rilevate dalle attività agricole intensive e diffuse sono maggiori ed è importante anche il contributo del ciclo dei rifiuti. Più complicate le analisi e le ipotesi d’intervento per i settori agricolo e dei rifiuti, a causa della loro estensione territoriale e il frazionamento delle attività.
La più recente analisi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, organismo dell’OCSE, (Methane Tracker, gennaio 2021) calcola che entro il 2030 siano possibili nel settore Oil&Gas riduzioni del 70% delle emissioni rispetto a quelle del 2020, anno nel quale sono peraltro scese per il rallentamento economico dovuto alla pandemia. Il 10% degli interventi sarebbe senza costo per le imprese, perché compensato dal valore del gas recuperato
L’analisi dell’AIE fa riferimento ai prezzi metano del 2020, eccezionalmente bassi a causa della pandemia, che sono però previsti in costante aumento – a parte gli eccezionali rialzi di questi ultimi mesi – a causa della crescita dei consumi, soprattutto in Asia e paesi sottosviluppati. In prevista crescita anche nei Paesi più industrializzati che usano ancora il carbone per la produzione di elettricità, che dovrà essere sostituito. Ciò fa ritenere che la quantità d’interventi possibili a costo zero aumenti significativamente, e in ogni caso non sarebbero particolarmente ingenti anche i restanti, fino all’obiettivo del 70% di riduzione.

L’iniziativa ambientalista internazionale e quella italiana
L’associazione ambientalista internazionale più impegnata sul tema della riduzione delle emissioni di metano è l’Environmental Defence Fund (EDF), che ha in corso una campagna mondiale sul tema dedicata alle organizzazioni politiche internazionali e ai singoli paesi maggiori utilizzatori del gas naturale. In questa strategia, per l’Italia ha chiesto la collaborazione degli Amici della Terra, che hanno aderito volentieri, condividendo la strategicità del gas naturale nella transizione energetica e la razionalità degli interventi di riduzione per le sue emissioni, come azione concreta per la riduzione in tempi brevi del rischio climatico.
Questa collaborazione ha portato già nel 2020 all’elaborazione del primo studio mai fatto sulle emissioni in Italia e nel 2021 all’organizzazione di un tavolo di lavoro con i principali operatori nazionali che hanno collaborato all’elaborazione e condivisione del documento “Una strategia italiana per la riduzione delle emissioni di metano della filiera del gas naturale” presentato e pubblicato negli scorsi giorni. Importante anche l’azione di “pressione” presso il governo italiano svolta con contatti e comunicati stampa, con i quali si sollecitava una decisa azione del nostro Paese per portare l’argomento al massimo livello, sia in ambito G20 sia COP26 (4).
L’Italia ha tutte le carte in regola per essere protagonista, perché lo è storicamente dell’uso del gas naturale, oggi importato per oltre il 90%, sia per consumo pro capite sia per qualità e dimensione delle infrastrutture dedicate. Il nostro Paese è considerato leader mondiale nel settore, e può esserlo anche nella qualità complessiva delle azioni di riduzione delle emissioni.
Questo nell’ambito dell’industria energetica, ma l’attività degli Amici della Terra riguarda anche il ciclo dei rifiuti e pochi giorni fa è stato pubblicato, anche in questo caso novità assoluta, il documento sulle emissioni di metano in particolare dalle discariche, confermando che l’unica soluzione praticabile per la loro riduzione è la chiusura, sostitute dagli inceneritori.
Un altro aspetto all’attenzione di EDF e degli Amici della Terra è la forte disparità regolatoria e tecnica nella capacità di controllo, misurazione e rimedio delle emissioni, alta nei Paesi importatori, spesso significativamente inferiore negli esportatori. I Paesi che consumano il gas naturale sono l’origine delle attività di estrazione e trasporto dei produttori. Hanno per questo una responsabilità nelle emissioni degli esportatori? Se si, cosa si deve fare? Per rispondere a questi quesiti si svolgerà prossimamente un confronto tra diverse sensibilità professionali: climatologi, economisti, sociologi, economisti ambientali, filosofi di matrice religiosa e laica, politici.

Il ruolo del gas nella transizione
In Europa, come si ricorderà, la prima versione dell’European Green Deal metteva il gas naturale al centro della transizione energetica per la sostituzione dei combustibili più inquinanti. Nella successiva strategia New Generation UE il ruolo del gas si è ridotto significativamente, poiché anch’esso fossile. Questa posizione più “estremista” se non “ideologica”, ipotizza anche la sua sostituzione con le fonti rinnovabili e il “tutto” elettrico, oltre allo sviluppo di idrogeno e altre fonti alternative.
Questa evoluzione ha riaperto la questione dell’eliminazione del carbone nelle centrali elettriche europee, in particolare in Germania e Polonia, e ha alimentato, anche in Italia, l’opposizione a nuovi impianti termoelettrici a gas, pur mancando un’alternativa realistica per la chiusura delle nostre residue centrali a carbone, prevista entro il 2025. L’attuale crisi dei prezzi del gas naturale in Europa è stata provocata in parte anche dalla minore produzione di energia eolica nel mare del Nord, per mancanza di vento, con conseguente aumento dei consumi delle centrali a gas, e in Germania e Polonia di carbone.
Senza entrare ora in questo dibattito, va rilevato che, secondo molti osservatori e gli Amici della Terra sono tra questi, sarà invece impossibile fare a meno del gas naturale, che tra l’altro ha importanti prospettive di riduzione anche delle emissioni della sua combustione. Adesso che si è presa coscienza del problema, si stanno sviluppando nuove tecnologie e miglioramenti di quelle in uso. Ridurre l’impronta ecologica del gas naturale significa rafforzarne il ruolo nella transizione energetica, e le imprese l’hanno capito.
Una soluzione in grado di risolvere buona parte dei problemi è la miscelazione e sostituzione, in alcuni settori sensibili come i trasporti, del gas fossile con il biometano, a impatto climatico neutro, se non negativo, con l’uso della FORSU per la digestione anaerobica nel ciclo biogas-biometano (e bioGNL).

L’iniziativa UNEP – Commissione UE al G20 di Napoli
Sempre in ambito energetico, nel novembre 2020 la Oil and Gas Methane Partnership 2.0 (OGMP 2.0) promossa dal Programma Ambientale dell’ONU (UNEP), e la Commissione Europea, di cui fanno parte 62 compagnie responsabili del 30% della produzione mondiale di petrolio e gas, ha proposto una riduzione delle emissioni di metano del 45% al 2025 e del 60-75% al 2030.
UNEP e Commissione UE stanno adesso finalizzando la creazione di un osservatorio internazionale indipendente (IMEO), che si baserà sugli standard concordati per l’OGMP 2.0. Un contributo importante per la rilevazione delle emissioni di metano, che permette di risalire alle responsabilità, è atteso a breve dal telerilevamento satellitare.
L’iniziativa UNEP – Commissione UE ha trovato riscontro nella riunione dei Ministri dell’Energia e del Clima del G20 (punto 25), di cui l’Italia è presidente di turno, dello scorso luglio a Napoli. Il comunicato finale dell’incontro pone al primo posto delle raccomandazioni ai decisori politici l’urgenza di intervenire in materia e l’istituzione dell’IMEO. Anche se questo punto non ha trovato spazio nelle dichiarazioni finali del Ministro italiano competente Cingolani, si è trattato comunque di un successo e soprattutto costituisce una base ampiamente condivisa in ambito G20 per successivi sviluppi.
E’ in questa successione di eventi che s’inserisce l’iniziativa degli Stati Uniti, previo accordo con la presidente della Commissione UE  Von Der Leyen e il coinvolgimento di un nutrito gruppo di Paesi utilizzatori del gas naturale, per portare ufficialmente l’argomento alla prossima COP26. L’obiettivo è raggiungere un accordo globale per ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030, avendo come base il 2020. Iniziativa sfidante perché lo scorso anno, con la riduzione dei consumi di gas, si sono ridotte anche le emissioni.
Il 30% riguarda tutte le emissioni, non solo quelle dell’industria energetica, e adesso si dovrà lavorare per obiettivi razionali sia per il settore agricolo, sia per il ciclo dei rifiuti sia per l’Oil&Gas. Grazie al lavoro dell’OGMP quest’ultimo è certamente il settore che può dare i maggiori risultati in tempi brevi.

Draghi: “l’Italia accoglie con favore il "Global Methane Pledge “
L’iniziativa di Usa e Commissione UE è stata anticipata lo scorso 13 settembre dall’agenzia di stampa Reuters, che con un servizio esclusivo dalla California, Stato evidentemente coinvolto dalla Casa Bianca, ha elencato una serie di Paesi che si prevedeva di coinvolgere nell’accordo, titolato “Global Methane Pledge”, impegno globale sul metano: Gran Bretagna, Cina, Russia, India, Brasile, Arabia Saudita, Norvegia, Qatar, Nuova Zelanda e Sud Africa.
Mancava l’Italia, e l’adesione è arrivata venerdì 17 settembre direttamente dal Presidente del Consiglio Draghi con una tempistica e una ricerca di visibilità evidentemente concordata.
“L'Italia accoglie con favore il "Global Methane Pledge. Dobbiamo raggiungere un’intesa comune sulla necessità di ridurre in modo significativo tutte le emissioni di gas a effetto sera, compreso il metano, nel prossimo decennio. E dobbiamo basarci sull'accordo raggiunto nella riunione del G20 sul clima a Napoli, che sottolinea l'importanza di meccanismi di monitoraggio credibili. Questo è solo uno dei passi da compiere nei prossimi mesi e anni”, ha dichiarato Draghi in un evento on line sul clima organizzato proprio dal Presidente USA Biden.
Il giorno seguente, sabato 18, sui siti della Casa Bianca e della Commissione Europea è stato pubblicato il comunicato stampa congiunto, nel quale si motiva l’iniziativa con la possibilità di ridurre il riscaldamento di almeno 0,2 gradi Celsius entro il 2050 e aggiunge: “Le principali fonti di emissioni di metano includono petrolio e gas, carbone, agricoltura e discariche. Questi settori hanno punti di partenza diversi e un potenziale variabile per l'abbattimento del metano a breve termine con il maggior potenziale di mitigazione mirata entro il 2030 nel settore energetico”.
Il comunicato prosegue elencando i provvedimenti già assunti e le numerose proposte in materia formulate dalla Commissione per l’Europa, in parte già all’esame del Parlamento Europeo, e si conclude con una lunga illustrazione su quanto sta facendo e si propone di fare il governo americano. Gli Stati Uniti, come dimostrato dai monitoraggi sul campo della stessa EDF, sono un grande emettitore di metano, soprattutto per via del “fracking” (fratturazione idraulica) come tecnica di estrazione.

Il Gas degli Stati Uniti
Il Presidente Obama, poco dopo l’inizio dell’uso del fracking, impose forti limiti alle emissioni di metano, aboliti dal successivo presidente Trump e adesso in via di ripristino da parte di Biden. Le esportazioni di GNL rappresentano per l’industria Oil&Gas americana una vera e propria “bonanza”(1) grazie ai minori costi di estrazione rispetto agli altri Paesi esportatori di gas naturale liquefatto, tali da compensare anche quelli del trasporto attraverso l’Atlantico e il Pacifico. L’introduzione dei limiti alle emissioni, soprattutto nella fase di estrazione, può comportare costi aggiuntivi in grado di limare i ricavi delle compagnie Oil&Gas, tradizionalmente vicine al Partito Repubblicano, piuttosto che a quello Democratico.
Per capire la rilevanza dell’impegno di Biden è necessario ricordare che nell’ottobre 2020 il Governo francese si oppose alla firma di un contratto ventennale di acquisto di GNL del valore di sette miliardi di dollari, da parte di Engie, principale distributore di gas naturale transalpino, nel quale il Governo francese detiene la quota maggiore (33% del capitale). Come rivelato dall’agenzia di stampa Reuters, a vendere il gas era la NextDecade, società che aveva in progetto la costruzione di un nuovo impianto di liquefazione del gas naturale a Rio Grande in Texas. L’acquisto del GNL americano non era "allineato col progetto ambientale e la visione ambientale della Francia"
Curiosamente, nelle primavera del 2021 una ONG volontarista americana, la Clean Air Task Force (CATF), ha realizzato un approfondita inchiesta, corredata da immagini riprese con una telecamera speciale in grado di rilevare le emissioni di metano, presso decine di impianti europei (esclusi i francesi). Le immagini dimostrano che parecchi di tali impianti (stoccaggi di gas, terminal di rigassificazione di GNL, centrali di compressione) - inclusi alcuni italiani - emettono significative quantità di metano più o meno volontarie. Insomma, neanche gli europei possono alzare il dito, sembra dire questa inchiesta, sponsorizzata ancora da Reuters che l’ha lanciata in esclusiva mondiale lo scorso 24 giugno. 

G20 di ottobre e COP 26: Italia, sveglia!
Considerato il forte impegno dell’agenzia Reuters sull’argomento e la dimostrata capacità di accesso alle fonti, è interessante notare che, a parte la Gran Bretagna e l’Italia, nessuno dei Paesi da coinvolgere per portare la Global Methane Pledge alla COP 26, pubblicato nell’anticipazione dello scorso 13 settembre, è presente nell’elenco pubblicato nel comunicato congiunto USA – Ue del 17 giugno, che elenca invece Argentina, Ghana, Indonesia, Iraq, Messico.
Questo farebbe pensare che non tutto stia filando liscio per l’approdo e l’approvazione in ambito COP26, e giustificherebbe la prudenza che si rileva nella dichiarazione di Draghi che richiamiamo “…ridurre in modo significativo tutte le emissioni di gas a effetto sera, compreso il metano…” e il richiamo alla Ministeriale Energia-Clima “…e dobbiamo basarci sull'accordo raggiunto nella riunione del G20 sul clima a Napoli, che sottolinea l'importanza di meccanismi di monitoraggio credibili”. Accordo in ambito G20 di cui non c’è traccia nel comunicato congiunto USA - Commissione UE.
Qualsiasi intesa per interventi di riduzione delle emissioni di metano non può che essere benvenuto, e quindi ci auguriamo che in ambito COP26 sia raggiunto l’accordo globale. Aiuterebbe un passaggio nell’incontro conclusivo del G20 di ottobre, che precede la COP26. Considerati gli interessi in gioco, osserviamo che probabilmente il processo di approvazione sarebbe stato più facile se a presentare il Global Methane Pledge fosse stata l’Italia, leader nel mercato del gas naturale e presidente di turno del G20. Come gli Amici della Terra si sono permessi ripetutamente di suggerire.

 

NOTE

(1) “Bonaccia; prosperità”: termine usato nei paesi di lingua spagnola e negli Stati Uniti per designare un giacimento di minerali metallici, spec. oro e argento, eccezionalmente ricco (da Internet).