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2021-09-19 04:52

Piantare Alberi, e Non Sradicarli, per Svuotare la Vasca dell’Atmosfera

PROGETTI CONCRETI PER IL CLIMA

di: 
Luca Garibaldi

Torniamo a parlare di progetti di riforestazione che, oltre a dare un contributo concreto alle iniziative di contrasto al cambiamento climatico, potrebbero rappresentare il miglioramento certo delle condizioni di vita delle popolazioni locali e uno stimolo a sviluppare relazioni di pace fra paesi e fra popolazioni diverse.

La metafora di Stefano Mancuso - Ordinario di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree all’Università di Firenze e protagonista qualche anno fa dello spettacolo Botanica che univa scienza e musica – è illuminante: “...se si vuole svuotare una vasca bisogna togliere il tappo, non chiudere un pochino il rubinetto, altrimenti la vasca continua a riempirsi”. La vasca è l’atmosfera e l’acqua è la CO2 prodotta dalle continue emissioni delle attività umane. E allora se chiudere di un poco il rubinetto, cioè dimuire le emissioni ma senza azzerarle, non risolve il problema, cosa possiamo fare per togliere il tappo cioè per far scendere realmente l’anidride carbonica in eccesso nell’atmosfera, principale indiziata per i cambiamenti climatici? 

Riprendendo una campagna lanciata dal World Economic Forum nel 2020, secondo il Prof. Mancuso bisognerebbe piantare mille miliardi di nuovi alberi sul nostro pianeta per far tornare indietro, in 20-30 anni, dei due terzi il surplus di anidride carbonica nell’atmosfera. Una proposta irrealistica e impossibile da realizzare? Vediamo brevemente cosa si sta facendo (e non facendo) nei vari continenti.

L’Astrolabio si è già occupato in dettaglio del più noto dei progetti di riforestazione trattando dell’ambizioso Great Green Wall (Grande Muraglia Verde) lanciato dall’Unione Africana nel 2007 per piantumare una fascia di alberi lungo la parte più larga del continente africano, dal Senegal sull’Oceano Atlantico a Gibuti sul Mar Rosso attraversando altri 9 paesi (Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger, Nigeria, Ciad, Sudan, Etiopia, Eritrea) per un totale di quasi 8,000 km.

Gli obiettivi del progetto sono molteplici: fermare la desertificazione e l’erosione del suolo, migliorare il clima sia a livello locale che a livello globale catturando CO2, produrre frutti e legname, creare reddito e occupazione disincentivando l’emigrazione, offrire un habitat agli animali selvatici e domestici allentando le tensioni tra pastori e agricoltori. Il progetto gode dell’appoggio e dei finanziamenti di agenzie dell’ONU, della Banca Mondiale, dell’Unione Europea, etc. Ma nonostante il sostegno delle organizzazioni internazionali è fondamentale, come sempre in questi progetti, l’impegno diretto e convinto dei singoli governi nazionali. In Etiopia – dove il primo ministro Abiy Ahmed aveva messo la riforestazione in cima alla sua agenda e si spera che questo programma non sia fermato dallo scoppio nel novembre 2020 della guerra civile nella regione del Tigrè – sono stati già ripristinati 15 milioni di ettari di suolo degradati[i], ma in altri paesi il progetto è ancora molto indietro a causa di corruzione, terrorismo, conflitti e altri impedimenti. In totale, circa il 15% del progetto è stato completato finora[ii] e c’è quindi bisogno di una accelerazione se si vuole portare a termine l’opera entro la scadenza fissata per il 2030.

Anche la Cina ha il suo progetto di Great Green Wall, una serie di strisce forestali piantate nel nord del paese con gli obiettivi di contenere l'espansione del deserto del Gobi, servire da frangivento nelle tempeste di sabbia, fornire legname alla popolazione locale e migliorare il clima. Il progetto è iniziato nel 1978 e dovrebbe essere completato intorno al 2050 per una lunghezza totale di 4,500 km[iii].

Al 2009 erano stata piantumata un’area di più di 500,000 km2 e la copertura arborea del paese era passata dal 12% al 18% della superficie nazionale[iv]. Fonti più recenti[v] riportano oltre 66 miliardi di alberi messi a dimora e quindi la Cina ha piantato in tempi recenti più alberi di tutto il resto del mondo messo insieme ma - a causa del tipico approccio cinese attento principalmente all’efficienza e alla produttività - gli alberi erano quasi sempre di una sola specie il che creava aree senza biodiversità non adatte alle altre piante e animali che dovevano popolarle. La mancanza di diversità rende anche gli alberi più suscettibili alle malattie, come si è visto nel 2000 quando nel Ningxia un miliardo di pioppi furono persi a causa di una singola malattia.

Ma negli ultimi anni ci sono segni che la Cina abbia imparato dai molti errori del passato, quando gli alberi venivano piantati senza considerare gli ecosistemi esistenti o le condizioni meteorologiche e molti non riuscivano a mettere radici mentre ora il governo è più attento a selezionare le specie e più incline a fare spazio all'espansione delle foreste naturali, piuttosto che a creare piantagioni artificiali[vi].

Anche se l’immagine principale che abbiamo dell’Australia è quella di un paese-continente quasi desertico, la nazione più grande dell’Oceania è il sesto paese al mondo per copertura da foreste ed è secondo, dopo la Cina, per incremento di superficie forestale nel decennio 2010-2020, secondo l’ultimo Global Forest Resources Assessment[vii] nel quale dal 1948 la FAO raccoglie e pubblica ogni cinque anni i dati sulle foreste mondiali. Dal 2015 il governo australiano ha finanziato con oltre 1,5 miliardi di dollari progetti per piantare alberi e di protezione dell'habitat naturale per mitigare il cambiamento climatico.

In America la situazione è molto differente fra il nord e il sud del continente: a seguito dell’adesione degli Stati Uniti all'iniziativa del World Economic Forum, negli ultimi mesi dell’amministrazione Trump è stato istituito il United States One Trillion Trees Interagency Council[viii] – un comitato per guidare e coordinare le azioni delle varie agenzie federali che lavorano a livello nazionale e internazionale per piantare mille miliardi di alberi – e si spera che l’amministrazione Biden continui con questo impegno; nell’Amazzonia brasiliana e in alcuni paesi limitrofi invece come si sa la situazione è molto difficile e prima di pensare a piantare nuovi alberi bisognerebbe riuscire a fermare la deforestazione. Durante gli anni 2000, il governo brasiliano era riuscito a combattere la deforestazione illegale con nuove leggi sulla protezione delle foreste e un maggiore controllo sul terreno. Ma dal 2012 c’è stato un progressivo aumento delle aree deforestate annualmente fino ad un incremento del 9,5% dal 2019 al 2020 sotto il governo Bolsonaro. Nello stesso anno, aumenti simili dei disturbi forestali (deforestazione, degrado forestale e soprattutto incendi) sono stati registrati nei dati raccolti dal JRC[ix] (Centro comune di ricerca della Commissione Europea) anche in Ecuador (+11%) e Bolivia (+52%) mentre altri paesi come il Venezuela, Guyana, Suriname e la Guyana francese hanno mostrato una diminuzione dei disturbi forestali dal 5% al 54%.

Principali perdite di foresta nell’Amazzonia nel 2020[x]

E veniamo all’Europa. Il 14 luglio 2021 la Commissione Europea ha adottato un pacchetto di proposte[xi] – subito criticato da alcuni paesi membri e da organizzazioni di produttori e consumatori - che va sotto la generale strategia denominata “European Green Deal” e ha l’ambizioso obiettivo finale di far diventare l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Il piano si concentra principalmente su misure per chiudere il rubinetto delle emissioni ma uno dei dieci punti principali si occupa anche di come stappare un pochino la vasca. Secondo la Commissione, entro il 2035 i paesi membri dovranno raggiungere la neutralità climatica nei settori dell'uso del suolo, della silvicoltura e dell'agricoltura, comprese anche le emissioni agricole non di CO2, come quelle derivanti dall'uso di fertilizzanti e dal bestiame – buona fortuna a chi dovrà raccogliere e valutare questi dati! – e inoltre piantare un totale di 3 miliardi di alberi in Europa entro il 2030. Ora, visto che l’Unione Europea rappresenta circa il 3% della superficie mondiale con il 6% della popolazione – e nella riduzione delle emissioni aspira ad essere un esempio e una guida per gli altri paesi del mondo che sono molto meno zelanti nei propositi di tagliare le loro emissioni - ci si aspetterebbe che la UE si desse come obiettivo di mettere a dimora almeno fra 30 e 60 miliardi di alberi, la quota che gli spetterebbe se aderisse alla proposta del World Economic Forum di piantare 1000 miliardi di alberi sul pianeta.

E in Italia? Nelle 269 pagine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza[xii] (PNRR) le parole alberi, forestazione e silvicoltura compaiono solo un paio di volte e l’unico dato specifico si riferisce alla previsione di “...una serie di azioni nelle 14 città metropolitane... per lo sviluppo di boschi urbani e periurbani, piantando almeno 6,6 milioni di alberi per 6.600 ettari di foreste urbane” (così che a Milano invece che due palazzi con qualche pianta sui terrazzi, il famoso “Bosco verticale”, avranno presto la loro foresta urbana dalle parti del Duomo...).

Benché alla “Missione 2: rivoluzione verde e transizione ecologica” siano stati allocati 59,47 miliardi di euro, fondi per la silvicoltura ci sono solamente nel “M2C2.2- Investimento 2.1: Sviluppo logistica per i settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo” e tutte queste attività insieme riceveranno solamente 0,8 miliardi, mentre nel “M2C4.2 Investimento 2.1: Misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico” l’azione fondamentale di piantare alberi non viene mai menzionata.

D’altra parte, come sappiamo, alle rinnovabili intermittenti (eolico e fotovoltaico) viene dato largo sostegno nel PNRR italiano. E se non si riuscirà a far ragionare in tempo i nostri governanti – in particolare i presidenti delle regioni a cui spetta il rilascio delle autorizzazioni – presto assisteremo invece che alla messa a dimora di milioni di alberi al loro sradicamento.

Un esempio eloquente ce l’ho sotto gli occhi proprio in questi giorni: la prossima costruzione di un mega impianto fotovoltaico di 246 ettari nella località Pian di Vico a Tuscania, provincia di Viterbo dove, per far spazio ai pannelli, è previsto anche di espropriare e sradicare un oliveto di circa 5 ettari con 400 piante (foto di copertina e qui sotto). Un’azione che, anche se considerata solamente nella sua valenza simbolica, va nella direzione opposta alla salvaguardia dell’ambiente naturale.

 
RIFERIMENTI


[iv] Watts, J. 2009. China's loggers down chainsaws in attempt to regrow forests. The Guardian, 11 March 2009, https://www.theguardian.com/environment/2009/mar/11/china-forests-deforestation

[v] Rechtschaffen, R. 2017. How China's growing deserts are choking the country. Forbes, 18 Sept 2017, https://www.forbes.com/sites/danielrechtschaffen/2017/09/18/how-chinas-growing-deserts-are-choking-the-country/?sh=c95f6b25d1b9

[vi] Stanway, D. 2019. The Great Green Wall. The Wider Image, Reuters,,3 June 2021, https://widerimage.reuters.com/story/the-great-green-wall-chinas-farmers-push-back-the-desert-one-tree-at-a-time

[vii] FAO. 2020. Global Forest Resources Assessment 2020: Main report. Rome. https://doi.org/10.4060/ca9825en

[viii] Federal Register. 2020. Establishing the one trillion trees interagency council (Executive Order 13955). Off. Fed. Regist. 85, 65643–65645. https://www.federalregister.gov/documents/2020/10/16/2020-23115/establishing-the-one-trillion-trees-interagency-council

[ix] Beuchle, R., F. Achard, C. Bourgoin, C. Vancutsem, H. Eva, & M. Follador, 2021. Deforestation and forest degradation in the Amazon, EUR 30727 EN, JRC124955, Publications Office of the European Union, Luxembourg, 2021, https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/7fc3c506-c8c9-11eb-84ce-01aa75ed71a1/language-en

[x] Mappa su dati di: Hansen/UMD/Google/USGS/NASA, RAISG, MAAP. https://maaproject.org/2021/amazon-hotspots-2020-final/

[xi] European Commission, 2021. European Green Deal: Commission proposes transformation of EU economy and society to meet climate ambitions. Press Release, Brussels, 14 July 2021, https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_21_3541