Oggi:

2021-02-27 14:05

Progettare e Misurare il Next Generation Fund. Senza Doppioni.

MEMORANDUM PER IL NUOVO GOVERNO

di: 
Giovanni Barca e Rosa Filippini

L’attuale testo di Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza contiene una previsione che stravolge le competenze e le funzioni del Sistema delle Agenzie per l’Ambiente, SNPA. Sarebbe uno spreco e un grave errore, proprio nel momento in cui l’esperienza di lavoro in rete di queste strutture si rivela indispensabile per misurare i risultati degli investimenti per la sostenibilità ambientale.

Nella consapevolezza che il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza, PNRR- Recovery and Resilience Plan, varato dal governo Conte, subirà modifiche sostanziali da parte del nuovo esecutivo, vogliamo mettere in evidenza un problema particolarmente significativo e critico: quello del monitoraggio del Piano in relazione ai progetti di sostenibilità ambientale, progetti che assorbiranno almeno il 37% delle risorse, così come richiesto dalla UE.

Il tema della sostenibilità ambientale viene sempre evocato con enfasi da tutti i partiti indistintamente e dalle parti sociali. Ma, al di là dei buoni sentimenti, c’è stata finora molta confusione proprio sulle strutture e sui criteri che devono presiedere all’adeguata misura e verifica dei provvedimenti adottati per l’ambiente e la salute, nonché al supporto per la loro progettazione.

Solo così si può spiegare come, nel testo varato, nella missione 6 “salute”, il Governo Conte abbia previsto di stanziare la cifra di quasi un miliardo (900 milioni euro) per la definizione di un nuovo assetto istituzionale di prevenzione Salute-Ambiente-Clima con la creazione ex novo dell’SNPS, ovvero “Sistema Nazionale di Prevenzione Salute, ambiente e clima”.

Nel testo, si dice che tale struttura dovrà essere articolata a livello centrale, regionale e territoriale, per la piena integrazione (?) con l’esistente sistema Nazionale di Protezione Ambientale SNPA, mentre nessun riferimento viene fatto ad un possibile coordinamento con l’Istituto Superiore di Sanità, come se tale istituto fosse estraneo alla materia considerata.

Ciò lascia supporre che la ragione di un simile progetto non sia tanto l’esigenza di rafforzare l’obiettivo “salute” nelle attività di controllo sulle matrici ambientali, ma proprio quello di rimettere in discussione – terremotandolo – il sistema di monitoraggio e controllo ambientale esistente, costruito attraverso un faticoso e delicato percorso durato oltre 30 anni, con problematiche fasi alterne.

Dal referendum proposto dagli Amici della Terra nel 1992 che dette luogo alla legge 61/1994, il monitoraggio delle matrici ambientali non è più nelle competenze del Servizio Sanitario Nazionale ma del sistema delle Agenzie per l’ambiente, consolidato come SNPA solo di recente, attraverso la legge di riforma 132/2016, varata a larghissima maggioranza.

Il fatto che questo lungo percorso sia stato originato da un referendum – uno dei pochi della storia recente, i cui esiti non siano stati ignorati o stravolti – non è una considerazione secondaria: la consultazione referendaria, che si tenne nella primavera del 1993, chiedeva esplicitamente di sottrarre la competenza dei controlli ambientali alle Unità sanitarie locali e il voto superò ampiamente il quorum richiesto. Infatti, votarono per questo quesito quasi 37 milioni di elettori (76,8%). A favore si espressero in 28.415.407 (82,6%) e contro in 5.997.236 (17,4%).

L’istituzione di un nuovo organismo quale il SNPS va nella direzione di una sgradevole sovrapposizione di competenze con le Agenzie dell’Ambiente, di una inutile duplicazione di strutture, di una autonomia funzionale compromessa. Nega al SNPA le risorse richieste da tempo e mai e mai conferite e rischia di compromettere anche la funzionalità delle singole Agenzie ambientali nelle varie Regioni che, con il coordinamento di Ispra, garantiscono la formazione ed elaborazione dei dati ambientali che, da anni, sono a disposizione di tutti nei vari rapporti prodotti dal SNPA.

Peraltro, la riforma di cui alla legge 132 /2016, a distanza di cinque anni dalla sua approvazione, non è stata completamente attuata. Sarebbe infatti necessario approvare il sistema dei livelli essenziali di tutela ambientale LEPTA e passare dallo 0,4 % delle risorse attribuite al SSN ad almeno lo 0,8%. Sarebbe proprio necessario, ad esempio, beneficiare di quei 900 milioni di euro che ora il PNRR vorrebbe attribuire ad un nuovo organismo le cui finalità non appaiono chiare né coerenti con alcuna riforma funzionale della pubblica amministrazione. Si pensi che il nuovo organismo si dovrebbe occupare anche di Clima, sovrapponendosi di fatto alle competenze del SNPA, sia quelle di carattere strategico che quelle relative alle azioni locali di adattamento al cambiamento climatico. In gran parte delle Regioni, infatti, alle Agenzie per l’ambiente sono affidati anche i servizi di meteorologia.

Come è noto a chi si occupa di sostenibilità ambientale, il rapporto fra ambiente e salute è tema complesso e delicato che abbraccia molte competenze che possono essere integrate, quindi ben venga una riflessione. Ma lo si faccia in maniera sensata, senza le forzature che alimentano il sospetto di volersi appropriare di qualche cosa che non si controlla.

Soprattutto, si ascolti chi da anni si occupa di queste tematiche. A tal proposito, sottolineiamo che, nelle audizioni nelle Commissioni parlamentari competenti, su questo punto, i vertici delle Agenzie e del SNPA hanno rilevato con preoccupazione la sovrapposizione delle competenze di questo progetto.

Rispetto al Servizio Sanitario Nazionale, il SNPA è minuscolo. Come detto, dispone di un budget pari allo 0,4% di quello sanitario ma ha consolidato negli anni un sistema a rete di laboratori e ha elaborato, grazie al coordinamento di Ispra, norme tecniche comuni e indirizzi tecnici che garantiscono qualità e omogeneità in ogni realtà territoriale.

Un patrimonio prezioso, sedimentato in poco più di 30 anni, indispensabile in questa fase - se sarà implementato adeguatamente - anche per il monitoraggio degli obiettivi di sostenibilità nell’ambito di attuazione del PNRR.

Analogamente ad esso, anche senza troppe risorse aggiuntive, il Servizio Sanitario potrebbe organizzare i propri servizi d’igiene e sanità pubblica (SISP) sotto un'unica regia Regionale, anche al fine di rendere disponibili le banche dati di loro competenza per potersi confrontare con SNPA e ISS.

Una soluzione semplice, efficace, efficiente: bisognerebbe (ri)partire da qui.