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2020-10-31 20:26

Prestiti per la “transizione giusta” verso la neutralità climatica: critiche della Corte dei conti europea

QUEL CHE C'È DA SAPERE

La Corte dei conti europea ha espresso un parere critico sul meccanismo di prestiti per il settore pubblico previsto dalla Commissione Ue per finanziare progetti finalizzati a una “transizione giusta” verso la neutralità climatica

Lo scorso gennaio, la Commissione europea ha proposto di creare un piano di investimenti del Green Deal europeo che comprendesse il “meccanismo per una transizione giusta”. Tale meccanismo, rivolto alle regioni e ai settori più interessati dalle ripercussioni della transizione verso un’economia climaticamente neutra, intende offrire una combinazione di sovvenzioni e di forme di finanziamento rimborsabili, quali i prestiti, per far fronte all’impatto sociale, economico e ambientale della transizione. Il meccanismo è incentrato sui piani territoriali per una transizione giusta ed è articolato su tre pilastri di finanziamento: il Fondo per una transizione giusta (il primo pilastro) sostiene progetti pubblici principalmente tramite sovvenzioni. InvestEU (il secondo pilastro), che dal 2019 riunisce tutti gli strumenti finanziari del bilancio dell'Ue, può sostenere investimenti pubblici e privati in grado di generare entrate sufficienti per essere finanziabili. Il terzo pilastro finanzia progetti nel settore pubblico che generano flussi di entrate propri, i quali però non sono sufficienti a coprire i costi di investimento.

La Corte osserva che la Commissione europea “non ha svolto una valutazione ex ante o una valutazione d’impatto”, come esige l’articolo 209 del regolamento finanziario, al fine di individuare “le problematiche da affrontare, l’importo dei fondi necessari, il valore aggiunto dell’intervento dell’Ue e gli effetti previsti delle varie opzioni.

In assenza di una valutazione dei bisogni o di una valutazione ex ante - osserva la Corte - non è chiaro fino a che punto tale strumento risponda a una reale necessità e quale sarà la sua efficacia”.

La Corte non ha riscontrato l’esistenza di un’analisi completa delle realizzazioni conseguite in queste regioni grazie ai precedenti finanziamenti dell’Ue, né delle necessità ancora da soddisfare, mentre ritiene “importante che i piani per una transizione giusta analizzino la questione”.

Inoltre, sostiene la Corte dei conti europea, “le condizioni dello strumento dovrebbero presentare un legame più stretto con il conseguimento degli obiettivi climatici dell’Ue, ad esempio applicando i criteri stabiliti dalla tassonomia dell’Ue nei casi in cui la Commissione deve valutare il grado di sostenibilità ambientale di un investimento. Ciò permetterebbe inoltre di evitare che lo strumento sostenga attività foriere di un incremento netto delle emissioni di gas a effetto serra”.

In aggiunta, secondo la Corte, il progetto di regolamento presentato dalla Commissione europea “non pone quale condizione che i progetti debbano rispettare il principio di “non nuocere”, specie riguardo ai cambiamenti climatici. Le attività non ammissibili al Fondo per una transizione giusta, in cui rientrano espressamente gli investimenti relativi alla produzione, alla trasformazione, alla distribuzione, allo stoccaggio e alla combustione di combustibili fossili, dovrebbero essere escluse anche dallo strumento. Lo scopo è impedire che quest’ultimo sostenga investimenti in altre infrastrutture a combustibili fossili meno inquinanti, il che non aiuterebbe il conseguimento dell’obiettivo della neutralità climatica. Si eviterebbe inoltre che i progetti respinti ai sensi dell’articolo 5 del regolamento sul Fondo per una transizione giusta vengano ripresentati e finanziati nell’ambito dello strumento”.