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2020-09-28 17:08

Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, si aggravano i ritardi e i costi per la collettività

QUEL CHE C'È DA SAPERE

“Le incerte prospettive della realizzazione del Deposito nazionale condizionano il settore e impongono scelte che aggravano i costi a carico della collettività.” Lo scrive il direttore dell'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin), Maurizio Pernice, nella relazione al governo e al parlamento sul primo anno di operatività dell’Isin nel 2019.

“E non possono essere trascurati gli effetti negativi riconducibili all’insufficiente dotazione organica dell’Ispettorato, aggravata a breve e medio termine dalla necessità di dovere affrontare un numeroso ricambio generazionale senza la certezza di poter garantire il trasferimento delle competenze e delle conoscenze a nuove unità di personale”, aggiunge il direttore dell’Isin.

“La nuova proposta della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) per la localizzazione del deposito unico nazionale è stata trasmessa ai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente”, scrive l’Isin. “La validazione della nuova versione della Carta è avvenuta a valle di una attività istruttoria che si è protratta nel corso del 2019 e ha richiesto l’aggiornamento dei dati da parte di varie istituzioni, da ultimo anche del Ministero della Difesa.

Spetta ai dicasteri competenti la pubblicazione e l’avvio del processo di approfondimento tramite dibattito pubblico e del successivo percorso procedimentale di individuazione delle aree idonee, per giungere infine all’individuazione dell’area dove localizzare il deposito nazionale.

La realizzazione del deposito unico risponde a precisi impegni che il nostro paese ha assunto a livello internazionale e consentirà, anche, di assicurare i necessari ed elevati livelli di sicurezza nella gestione dei rifiuti radioattivi, e conseguire risparmi di risorse pubbliche.

Attualmente infatti i rifiuti radioattivi sono stoccati in diversi depositi sul territorio nazionale, che richiedono continua manutenzione e sono sottoposti alle procedure di verifica e validazione delle misure di sicurezza. Questo continuo upgrade, soprattutto per gli impianti più vecchi, comporta costi che, con la disponibilità del deposito nazionale, potrebbero essere meglio programmati. Infatti, le spese sostenute per mantenere in sicurezza i rifiuti presso gli impianti sono sicuramente necessarie a causa dell’incertezza dei tempi di realizzazione del Deposito Nazionale e una volta realizzato il Deposito Nazionale potrebbero essere valutate diversamente. Oltretutto, questi oneri sono sostenuti da Sogin mediante la quota A2A nella bolletta elettrica destinata al decommissioning e quindi sono a carico del contribuente”.