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2018-04-20 22:32

Il Big One della Pianura Padana: il terremoto nel Veronese del 3 gennaio 1117

REWIND. I PEGGIORI TERREMOTI DELLA NOSTRA STORIA (I)

di: 
Italo Spiegalevele

I nostri cataloghi sismici ci raccontano di forti terremoti che hanno condizionato il corso della storia del nostro paese. In questa newsletter passiamo sotto la lente di ingrandimento uno dei Big One italiani: il forte terremoto del Veronese del 1117. Nelle prossime puntate tratteremo, tra gli altri, il Big One del 1693 nella Val di Noto e il grande terremoto del 1908 nello Stretto di Messina.
Terremoti analoghi potrebbero verificarsi nuovamente. Questa consapevolezza dovrebbe aiutarci ad evitare che futuri eventi si trasformino in nuove catastrofi.

Quello dl 1117 è il massimo terremoto storico avvenuto lungo il margine pedealpino bresciano–veronese.
Si verificarono due scosse principali: la prima nella notte tra il 2 e il 3 gennaio e la seconda, più forte, nel primo pomeriggio del 3 gennaio.
Il campo macrosismico è complesso, con varie aree di maggior risentimento, localizzate sia in Italia (veronese, pedeappennino emiliano, pisano) che in Germania (Augsburg).


Ipotesi di campo macrosismico del terremoto del 1117. Legenda Intensità stimata: a) IX MCS; b) VIII MCS; c) VII MCS; d) Località con segnalazioni di danni; e) Località con ipotesi di danneggiamento basate su informazioni archeologiche. (Fonte: Serva, 1990)

L’epicentro è stato ubicato 10–15 km a SE di Verona, in corrispondenza della zona del veronese maggiormente danneggiata; la stessa area è stata sede di altri terremoti il 25/04/1907 e il 04/03/1963. Anche alcuni dei terremoti segnalati a Verona fin da prima dell’anno 1000 potrebbero avere avuto origine nella medesima area.

Verona subì molti danni, tanto che le numerose chiese del periodo romanico furono distrutte o gravemente danneggiate e molte non più ricostruite.
L’Intensità epicentrale è stata stimata non superiore al IX grado MCS, anche se in località Ronco all’Adige può essere ipotizzato conservativamente il X grado MCS.
Baratta (1901) riferisce di danni a Venezia, a Cividale del Friuli, nell’intera provincia di Udine, a Treviso, a Belluno, a Padova, a Bologna, a Parma, a Brescia e a Cremona. Danni si ebbero anche a Milano, Monza, Lodi e Pavia.
Il terremoto divenne famoso e influenzò la società e la cultura del tempo in Veneto e nell’alta Emilia. Esso veniva utilizzato come elemento di riferimento cronologico per datare altri avvenimenti sociali.
Nessuna fonte contiene una stima delle vittime, menzionate solo in maniera generica.
Il terremoto, con le sue numerose repliche nei successivi 40 giorni, indusse molti effetti sull’ambiente: varie cronache riportano notizie di grandi sconvolgimenti dei fiumi, in particolare in Italia, relativamente al Po e all’Adda, e nell’Europa centrale, relativamente all’Unstrut e alla Mosa. Baratta riporta anche notizie relative a frane sismoindotte che travolsero un intero villaggio.

Fonti dei dati:
Baratta M., 1901, I Terremoti d’Italia. Arnaldo Forni Editore
Boschi E., Ferrari G., Gasperini P., Guidoboni E., Smeriglio G., Valensise G., 1995, Catalogo dei forti
terremoti in Italia dal 461 a.C. al 1980. Istituto Nazionale di Geofisica, SGA storia geofisica ambiente.
Serva L., 1990, Il ruolo delle Scienze della Terra nelle analisi di sicurezza di un sito per alcune
tipologie di impianti industriali: il terremoto di riferimento per il sito di Viadana (MN). Boll. Soc. Geol. It., 109, 375-411

Rubrica: 
Rewind

CALAMITA' NATURALI . PROBLEMA ASSICURATIVO

Da oltre 20 anni mi occupo dei progetti assicurativi che si succedono in Italia relativi alle calamita' naturali.
Da ex dirigente di una Compagnia di Riassicurazione fino alla mia andata in pensione e successivamente come esperto di vari enti privati e pubblici, ho visto passare sotto il mio naso almeno dieci diversi progetti legge sull'assicurazione di questi rischi sulla base di quello che da decenni avviene in altri paesi europei .
In Francia e Spagna esistono da decenni Consorzi assicurativi che si basano sulla semiobbligatorieta' di queste coperture ( obbligatorie per chi ha gia' in vigore una polizza incendio ) . Lo Stato partecipa come "Riassicuratore di ULTIMA ISTANZA " nel caso i fondi del Consorzio fossero insuffiucienti a far fronte a eventi particolarmente gravi. In altri paesi esistono altre forme piu' o meno simili.
In Italia TUTTI I PROGETTI LEGGE SONO STATI REGOLARMENTE "STRALCIATI" cioe' buttati nel ce...stino.
Sono convinto che la ragione di questi fallimenti sia semplicissima: le segreterie dei vari partiti non vogliono nella maniera piu' assoluta che i risarcimenti passino dalle mani dello Stato a quelle degli assicuratori.
Si tratta di una fonte di consenso e quindi di voti che non devono essere devoluti ad altri!
Irpinia docet ( e non solo )!
In un mio successivo messaggio vi inviero' una domanda da me inviata a G.A. Stella a commento di un suo articolo sul rischio eruzione del Vesuvio e la concreta possibilita' di ALMENO 300.000 MORTI

terremoto 1117

subito dopo il dramma dell'Emilia, inviavo ad alcuni giornali commenti critici verso i sismologi.
Citavo da "Italia Romanica/Emilia-Romagna" Jaca Book, p.247:
"Nel 1117.....l'intera pianura padana è sconvolta dallo spaventoso terremoto che distrugge le cattedrali di Cremona, Piacenza e Parma, l'abbazia di Nonantola e tanti altri monumenti, mietendo migliaia di vittime"
Ciò per dire che anche senza fare modelli di calcolo era impossibile definire "non sismica " la zona, come, se non sbaglio, fu definita fino al 2003.
Chi costruisce capannoni è vincolato nè più nè meno che alle norme esistenti, che si spera siano corrette...