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2020-11-26 17:10

Inceneritori, il governo ricorre alla Consulta contro la Regione Marche

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Il Consiglio dei ministri ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge della Regione Marche del 18 settembre 2019, riguardante i “Criteri localizzativi degli impianti di combustione dei rifiuti e del CSS”, perché viola la competenza in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema che l’art. 117 della Costituzione riserva allo Stato.

Il Dipartimento per gli Affari regionali osserva che l’art. 2 della legge regionale dispone che gli impianti di combustione dei rifiuti e del combustibile solido secondario, debbano “essere ubicati ad una distanza minima di 5 chilometri dai centri abitati, come definiti dal decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) e da funzioni sensibili”.

Con la sentenza n. 142 del 2019, la Corte Costituzionale ha dichiarato, su impugnativa del governo, l’illegittimità costituzionale della legge della regione Marche n. 22 del 2018, che bandiva dall’intero territorio regionale il trattamento termico dei rifiuti.

La nuova legge regionale, afferma il Dipartimento per gli Affari regionali, “surrettiziamente, ripropone dunque il medesimo divieto generalizzato già censurato ed eccede quindi dalle competenze regionali”.

“La soluzione legislativa adottata dalla Regione, nello stabilire in via generale, senza istruttoria e valutazione in concreto dei luoghi in sede procedimentale, distanze minime per la collocazione degli impianti non previste dalla disciplina statale non permette un’adeguata tutela dei molteplici e rilevanti interessi coinvolti. È infatti nella sede procedimentale, che può e deve avvenire la valutazione sincronica degli interessi pubblici coinvolti e meritevoli di tutela, a confronto sia con l’interesse del soggetto privato operatore economico, sia con ulteriori interessi di cui sono titolari singoli cittadini e comunità, e che trovano nei princìpi costituzionali la loro previsione e tutela”

Il Dipartimento ricorda che la Corte costituzionale ha già dichiarato in diverse occasioni l’illegittimità costituzionale di disposizioni che prevedevano un divieto arbitrario, generalizzato e indiscriminato di localizzazione di impianti, anche se in quei casi riguardavano la produzione di energia da fonti rinnovabili.