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2017-10-20 12:38

Magnitudo 7

RISCHIO SISMICO, PREVENZIONE ZERO - REWIND

di: 
Ulisse Spiegalevele

L’affidabilità dei nostri cataloghi sismici e le conoscenze acquisite sulle caratteristiche sismogenetiche del territorio italiano sono tali che ormai conosciamo, con margine di errore minimo, qual è la magnitudo dei terremoti che potrebbero colpire le nostre regioni. Purtroppo, le nostre conoscenze ci dicono che l’Italia è stata colpita più volte in passato, e lo sarà ancora in futuro, da terremoti di magnitudo 7, molto distruttivi. Inoltre, come se non bastasse, la storia sismica del paese racconta di periodi in cui nel giro di pochi anni si sono verificati numerosi forti terremoti. Tali circostanze naturali potrebbero ripetersi ancora. Le conoscenze scientifiche resteranno tali, o sapremo tradurle in politiche di prevenzione per il paese?

Il territorio italiano è soggetto a rischio sismico quasi nella sua interezza. Tutta la catena appenninica dalla Liguria alla Sicilia, gran parte dell’arco alpino e la Pianura Padana sono stati e saranno sede di terremoti più o meno violenti e più o meno frequenti.

Anche le zone non epicentrali possono essere investite da onde sismiche, a seguito di forti terremoti distanti diverse centinaia di chilometri. Infatti, terremoti di magnitudo superiore a 6,5, avvenuti in passato in Italia (Tabella 1), hanno procurato danni in aree molto vaste, estese in più regioni. Ad esempio il terremoto del 1456 con epicentro principale in Campania-Molise, di magnitudo stimata pari a 7, provocò ingenti danni anche in Abruzzo, Lazio, Basilicata e Puglia (si vedano le alte intensità raggiunte nelle varie località in Figura 1).

Figura 1 – Campo macrosismico del terremoto del dicembre 1456 in Italia centro-meridionale (da Postpischl, 1985). Il terremoto causò forti danni in Campania, Molise, Basilicata, Abruzzo, Lazio e Puglia.

Varie zone del territorio italiano possono, inoltre, risentire di terremoti generati in aree extranazionali, come ad esempio mostra l’isosisma del terremoto del 27 agosto 1886 con epicentro nel Mar Ionio (Figura 2). In tale occasione alcune zone della Puglia e della Sicilia risentirono un’intensità fino al VII grado MCS (Mercalli Cancani Sieberg).

Figura 2 – Campo macrosismico italiano del terremoto del 27 agosto 1886, con epicentro nel Mar Ionio (da Serva & Michetti, 2010). In Puglia e in Sicilia l’intensità raggiunse il VII grado MCS.

A causa della ripetitività dei terremoti, già sulla base della sismicità storica, sappiamo che diverse regioni italiane possono essere colpite da un terremoto di magnitudo 7 altamente distruttivo. Per fornire un’idea del rischio cui siamo sottoposti, si riporta di seguito l’elenco dei terremoti italiani conosciuti, di magnitudo maggiore o uguale a 6,5, che hanno avuto pesanti conseguenze sia in termini di vittime, sia dal punto di vista economico e sociale. L’intensità riportata in Tabella 1 rappresenta l’intensità epicentrale MCS. I valori di magnitudo Richter dei terremoti avvenuti in epoca pre-strumentale, pur non essendo stati realmente misurati, sono stati ricostruiti a partire dai valori di intensità noti, per mezzo di relazioni empiriche.

 

Tabella 1 – Elenco dei terremoti di magnitudo uguale o superiore a 6,5 presenti nel catalogo sismico italiano, a partire dall’anno 1000 (Fonte dati: Gruppo di lavoro CPTI, 2004; Boschi et al., 1995). Poiché la lista dei terremoti catalogati nell’arco temporale considerato potrebbe essere incompleta (per mancanza di testimonianze scritte), il numero di eventi con tali caratteristiche potrebbe essere maggiore.

Località

Data

Intensità

Magnitudo

Vittime

Veronese

3 gennaio 1117

IX

6,5

?

Sicilia orientale

4 febbraio 1169

X

6,6

?

Carnia (UD)

25 gennaio 1348

X

6,9

10000-40000

Lazio mer.-Molise

9 settembre 1349

X

6,6

> 2500

Molise-Campania

5 dicembre 1456

XI

7,0

60000

Friuli-Slovenia

26 marzo 1511

X

6,8

Decine di migliaia

Siracusano

10 dicembre 1542

X

6,6

Alcune decine

Gargano

30 luglio 1627

X

6,7

5000-30000

Calabria

27 marzo 1638

XI

7,0

10000-30000

Crotonese

8 giugno 1638

X

6,6

?

Calabria

5 novembre 1659

X

6,5

2035

Sannio

5 giugno 1688

XI

6,7

10000

Val di Noto (SR)

11 gennaio 1693

XI

7,4

54000

Irpinia-Basilicata

8 settembre 1694

XI

6,9

> 6000

Asolo (TV)

25 febbraio 1695

X

6,7

Alcune centinaia

Norcia (PG)

14 gennaio 1703

XI

6,8

4000-10000

L’Aquila

2 febbraio 1703

X

6,7

6000-15000

Maiella (CH)

3 novembre 1706

XI

6,7

2400

Irpinia

29 novembre 1732

X

6,6

4000

Basso Ionio

20 febbraio 1743

IX

6,9

circa 300

Calabria

5 febbraio 1783

XI

6,9

In totale > 30000

Calabria

7 febbraio 1783

XI

6,6

Calabria

28 marzo 1783

X

6,9

Molise

26 luglio 1805

X

6,6

5573

Basilicata

16 dicembre 1857

XI

7,0

11000-19000

Calabria

8 settembre 1905

XI

7,0

557

Messina-Calabria

28 dicembre 1908

XI

7,2

90000

Avezzano (AQ)

13 gennaio 1915

XI

7,0

33000

Irpinia

  23 luglio 1930

X

6,7

> 1400

Irpinia

23 novembre 1980

X

6,9

2914

 

In sintesi, facendo riferimento soltanto agli eventi avvenuti in epoca storica, ben 30 terremoti, catalogati tra il 1117 e il 1980, hanno avuto una magnitudo compresa tra 6,5 e 7,4 (Gruppo di lavoro CPTI, 2004), con effetti devastanti nelle zone epicentrali.  Di questi, 8 hanno avuto epicentro in Calabria, 5 in Campania, 3 in Sicilia e in Abruzzo, 2 in Basilicata, Molise, Veneto, Friuli e Puglia, 1 in Umbria (Figura 3).
Bisogna inoltre considerare che i terremoti riportati nel catalogo sicuramente non costituiscono la totalità di quelli effettivamente avvenuti in passato, come dimostra la paleosismologia, scienza che studia i terremoti sulla base delle evidenze lasciate dagli stessi sul terreno. Prima del terremoto del 1915, il territorio di Avezzano non era considerato a rischio sismico poiché storicamente non erano noti terremoti rilevanti. Studi paleosismologici condotti negli anni ’90 hanno poi dimostrato che in tempi sia storici sia pre-storici l’area era stata luogo di ripetuti eventi sismici di elevata magnitudo (Michetti et al., 1996, Galadini & Galli, 1999). Un altro esempio è l’area del Pollino, caratterizzata da mancanza di notizie relative a eventi sismici storici, che invece, a seguito di analisi morfologiche e paleosismologiche di dettaglio (scavi in trincee) è risultata essere stata in passato sede di terremoti di magnitudo stimata intorno a 6,5-7 (Ferreli et al., 1994).

 

   

Figura 3 – Distribuzione dei terremoti storici italiani di magnitudo compresa tra 6,5 e 7,4 (dati Gruppo di lavoro CPTI, 2004).

Le regioni elencate in Figura 3 presentano pertanto un’alta pericolosità sismica e in futuro, come ci indicano la sismicità storica ma soprattutto la geologia e la paleosismologia, saranno nuovamente colpite da terremoti distruttivi di magnitudo intorno a 7. La figura e il grafico sulla distribuzione dei più forti terremoti storici ci dicono anche che l’Italia meridionale è quella a più alto rischio. Dei 30 terremoti elencati in Tabella 1, infatti, ben 22 sono avvenuti in questa parte d’Italia.

Si noti poi che gli 8 forti terremoti avvenuti in Calabria (riportati in Tabella 2) si concentrarono in intervalli temporali molto stretti. Infatti, 2 si verificarono nel 1638 (a distanza di poco più di 2 mesi), 3 nel 1783 (addirittura concentrati in 2 mesi) e, infine, gli eventi molto distruttivi del 1905 e del 1908 avvennero a distanza di soli 3 anni. Questo fenomeno, ossia il susseguirsi di eventi sismici concentrati nel tempo e nello spazio, è oggi noto come clustering.

Tabella 2 – Elenco dei terremoti, presenti nel catalogo sismico italiano, avvenuti in Calabria dopo l’anno 1000, con magnitudo uguale o superiore a 6,5 (dati Gruppo di lavoro CPTI, 2004; Boschi et al., 1995).

Data

Intensità MCS

Magnitudo

Vittime

27 marzo 1638

XI

7,0

10000-30000

8 giugno 1638

X

6,6

?

5 novembre 1659

X

6,5

2035

5 febbraio 1783

XI

6,9

In totale
> 30000

7 febbraio 1783

XI

6,6

28 marzo 1783

X

6,9

8 settembre 1905

XI

7,0

557

28 dicembre 1908

XI

7,2

90000

 

La concentrazione nel tempo di eventi sismici si ripete anche su scala nazionale, come mostra la  Tabella 3. Più volte, terremoti distruttivi si sono ripetuti in un arco temporale ristretto: è il caso dei 7 forti eventi avvenuti, in soli 9 anni, tra il 1688 e il 1706, dei tre terremoti di magnitudo 7 avvenuti tra il 1905 e il 1915 e dei 6 forti terremoti occorsi dal 1915 al 1920 (ISAT, 2006).
Bisogna poi considerare che negli stessi periodi si verificarono anche terremoti di magnitudo inferiore, ma pur sempre distruttivi: ad esempio tra il 1688 e il 1706 nel complesso avvennero ben 14 terremoti, con intensità MCS comprese tra VIII e XI, interessando praticamente tutto il territorio nazionale. Le principali isosisme dei forti terremoti avvenuti nel Sannio il 5 giugno 1688,  in Irpinia l’8 settembre 1694, e ancora nel Sannio il 14 marzo 1702 vengono rappresentate in Figura 4.

Tabella 3 – Serie di terremoti distruttivi occorsi in brevi intervalli di tempo in Italia: 14 forti terremoti in 18 anni (dal 1688 al 1706); 3 terremoti di magnitudo 7 in 11 anni (dal 1905 al 1915);  6 forti terremoti in 6 anni (dal 1915 al 1920). Fonte: Boschi et al, 1995; Boschi et al. 1997.

Data

Località

Intensità MCS

11 aprile 1688

Romagna

IX

5 giugno 1688

Sannio

XI

4 dicembre 1690

Carinzia

VIII-IX

23 dicembre 1690

Ancona

IX

11 gennaio 1693

Val di Noto

XI

8 settembre 1694

Irpinia-Basilicata

XI

25 febbraio 1695

Asolo

X

11 giugno 1695

Bagnoregio

IX

28 luglio 1700

Carnia

IX

14 marzo 1702

Benevento

X

14 gennaio 1703

Norcia

XI

16 gennaio 1703

L’Aquila

VIII

2 febbraio 1703

L’Aquila

XI

3 novembre 1706

Maiella

XI

8 settembre 1905

Calabria

X-XI

28 dicembre 1908

Stretto di Messina

XI

13 gennaio 1915

Avezzano

XI

26 aprile 1917

Monterchi

IX-X

10 novembre 1918

Santa Sofia

VIII

29 giugno 1919

Mugello

IX

10 settembre 1919

Piancastagnaio

VIII

7 settembre 1920

Garfagnana

X

 

Figura 4 – Principali isosisme dei forti terremoti avvenuti nel Sannio il 5 giugno 1688, in Irpinia l’8 settembre 1694, e ancora nel Sannio il 14 marzo 1702 (da Serva & Michetti, 2010).

Gli scenari descritti costituiscono solo una parte della storia sismica della nostra penisola ma dovrebbero essere sufficienti a comprendere che il territorio che abitiamo è soggetto a ricorrenti terremoti anche di forte magnitudo.
L’affidabilità dei nostri cataloghi sismici e le conoscenze acquisite sulle caratteristiche sismogenetiche del territorio italiano (queste ultime non potevano essere trattate nella presente breve nota) sono tali che ormai conosciamo, con margine di errore minimo, qual è la magnitudo dei terremoti che potrebbero colpire le nostre regioni.

Le conoscenze scientifiche resteranno tali, o sapremo tradurle in politiche di prevenzione per il paese? 

 

Riferimenti citati

Boschi E., Ferrari G., Gasperini P., Guidoboni E., Smriglio G. & Valensise G. (eds.), 1995. Catalogo dei forti terremoti in Italia dal 461 a.C. al 1980. ING-SGA, Bologna, 970 pp.
Boschi E., Guidoboni E., Ferrari G., Valensise G. e Gasperini P. (eds.), 1997. Catalogo dei forti terremoti in Italia dal 461 a.C. al 1990, 2. ING-SGA, Bologna, 644 pp.
Ferreli L., Michetti A.M., Serva L., Vittori E. & Zambonelli E., 1994. Terremoti Olocenici lungo la faglia del Pollino (Calabria settentrionale): nota preliminare. In Michetti A.M. (Ed.), Paleosismologia e pericolosità sismica: Stato delle conoscenze ed ipotesi di sviluppo. GNDT, 1994, Roma.
Galadini F. & Galli P., 1999. The Holocene paleoearthquakes on the 1915 Avezzano earthquake faults (central Italy): implications for active tectonics in the central Apennines. Tectonophysics 308 (1999) 143–170.
Gruppo di Lavoro CPTI04 (Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani – 2004), http://emidius.mi.ingv.it/CPTI04/
ISAT, 2006. Disastri naturali, conoscere per prevenire. Istituto per le Scelte Ambientali e Tecnologiche, Roma, 86pp.
Michetti A.M., Brunamonte F., Serva L. & Vittori E., 1996. Trench investigations of the 1915 Fucino earthquake fault scarps (Abruzzo, central Italy): Geological evidence of large historical events. JGR, v. 101, n. B3, pp. 5921-5936.
Postpischl D. (ed.), 1985. Atlas of isoseismal maps of Italian earthquakes, Quaderni della Ricerca Scientifica, 114, 2A, Roma.
Serva L. & Michetti A.M., 2010. “Shakeistics”: l’eredità degli studi nucleari in Italia per la valutazione del terremoto di riferimento per la progettazione degli impianti a rischio di incidente rilevante. Insubria University Press.

Magnitudo 7.

Non ho trovato, salvo errore, riferimeti al recente terremoto dell'Aquila che pure provoco' circa 300 vittime. Sarebbe stato interessante anche alla luce delle recenti condanne penali inflitte ai sismologi che avevano inopinatamente tranquillizzato la locale popolazione rispetto alle scosse di avvertimento che erano in corso.