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2019-12-14 10:05

Interpellanza alla Camera sul gas a effetto serra SF6 e l’eolico

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Alla Camera è stata discussa un’interpellanza urgente presentata dal M5S riguardante l'esafluoruro di zolfo (SF6), indicato come “il gas serra più potente oggi conosciuto, le cui emissioni sono aumentate rapidamente negli ultimi anni come conseguenza indiretta dello sviluppo dell'energia verde”, utilizzato dagli anni ‘60 in poi per isolare grandi centrali elettriche e turbine eoliche allo scopo di prevenire cortocircuiti e incidenti.

Si tratta di un gas 23.500 volte più caldo del diossido di carbonio, persiste a lungo nell'atmosfera e, afferma l’interpellanza, “è stato stimato che può avere effetto sul riscaldamento globale per almeno mille anni. Il suo rilascio si verifica in conseguenza di perdite di centrali elettriche e impianti eolici e, secondo alcuni studi, nel 2017 le perdite hanno portato a emissioni di SF6 pari a 6,73 milioni di tonnellate di Co2, praticamente quanto prodotto da 1,3 milioni di auto”.

Gli interpellanti hanno richiamato uno studio dell'Università di Cardiff, secondo cui la quantità di SF6 utilizzata si è incrementata di trenta-quaranta tonnellate all'anno: “Le concentrazioni nell'atmosfera sembrano essere comunque contenute anche se, probabilmente, sono sottostimate e basate su quanto comunicato annualmente dai singoli Paesi alle Nazioni Unite. Inoltre, considerando il ritmo con cui sta crescendo il ricorso all'energia elettrica, le emissioni potrebbero aumentare del 75% entro il 2030”.

Con l’interpellanza i deputati 5Stelle hanno chiesto al governo se ha studiato soluzioni per limitare l’emissione di questo gas in atmosfera, sottolineando come “eventuali scelte di revisione e/o correzione delle politiche energetiche sull'eolico non siano affatto in contrasto con la strategia del cosiddetto Green New Deal”.

Nella sua risposta, il sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut (Pd) ha detto che è necessario “valutare, in primo luogo, le diverse alternative in grado di sostituire l'SF6 (tra cui nuove miscele di gas chimici come il trifluoroiodiometano, fluoronitrili, fluoroketoni e HFO idrofluoro-olefine) che, pur avendo fornito risultati preliminari promettenti, dovranno comunque essere implementate e diffuse sul mercato, nel necessario quadro europeo, anche al fine di non produrre squilibri competitivi a fronte di una normativa comunitaria da attuare in modo uniforme”.

Il sottosegretario ha ridimensionato il contributo dell’eolico alle emissioni di SF6, sottolineando che “per l'Italia il contributo dell'energia di fonte eolica, pari a 17,2 TWh nel 2017 dovrebbe arrivare a 40,1 TWh nel 2030 secondo il Piano Nazionale Energia e Clima in fase di definizione. Le emissioni evitate di CO2 (rispetto alle produzioni da fonte fossile) passerebbero quindi da 8,6-10,1 milioni di tonnellate nel 2017 a 19,5-22,9 milioni di tonnellate nel 2030 (secondo la metodologia messa appunto dal GSE). Al contempo, le emissioni totali di esafloruro di zolfo (da tutte le fonti conosciute) arrivavano nel 2017, secondo l'inventario predisposto dall'Ispra, a quasi 0,4 milioni di tonnellate equivalenti di CO2”.