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2019-11-17 09:06

Approvato il decreto sulle crisi aziendali con due Fondi per la transizione energetica e l’occupazione

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Dopo l’approvazione definitiva da parte della Camera, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge di conversione del decreto legge sulla risoluzione delle crisi aziendali che, oltre alle norme sull’End of Waste e sulla riduzione delle sanzioni del Gse in tema di incentivazione Fer, di cui abbiamo già riferito, contiene anche un articolo che interviene in materia di emissioni di gas ad effetto serra.

L’art. 13 dispone la destinazione della quota annua dei proventi derivanti dalle aste CO2, eccedente il valore di 1.000 milioni di euro, nella misura massima di 100 milioni per il 2020 di euro e di 150 milioni di euro annui dal 2021, al Fondo per la transizione energetica nel settore industriale, per il finanziamento di interventi di decarbonizzazione e di efficientamento energetico del settore industriale e, per una quota fino a un massimo di 20 milioni di euro annui per gli anni dal 2020 al 2024, al Fondo per la riconversione occupazionale nei territori in cui sono ubicate centrali a carbone, da istituire presso il ministero dello Sviluppo economico con decreto ministeriale entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legge.

L’istituzione del Fondo per la riconversione occupazionale nei territori in cui sono ubicate centrali a carbone è volta ad evitare crisi occupazionali nelle aree in cui è prevista la chiusura delle centrali a carbone attualmente operanti, promuovendo progetti di riqualificazione e riconversione dell’ occupazione locale: la possibilità di utilizzo dei proventi delle aste CO2 per tali iniziative è prevista dalla direttiva 2003/87/CE (articolo 10, comma 3, lettera k) per promuovere la creazione di competenze e il ricollocamento dei lavoratori al fine di contribuire a una transizione equa verso un’economia a basse emissioni di carbonio, in particolare nelle regioni maggiormente interessate dalla transizione occupazionale, in coordinamento con le parti sociali.

Nell’utilizzo di questo Fondo si prevede di attribuire priorità ad interventi di riconversione sostenibili, caratterizzati da processi di decarbonizzazione che escludono l'utilizzo di ulteriori combustibili fossili diversi dal carbone, escludendo quindi l’utilizzo del gas naturale.

Un dossier dei Servizi della Camera sottolinea che la relazione tecnica che accompagna il decreto legge ribadisce che la norma destina ai due nuovi Fondi una quota, comunque contingentata entro un valore massimo, delle maggiori entrate che deriveranno nei prossimi anni dalle aste CO2 in funzione dell'aumento progressivo del valore delle quote stesse. Infatti, già dal 2019, sulla base dei proventi derivanti dalle aste 2018 pari a 1.452 milioni di euro, le entrate complessive statali sono aumentate di circa 900 milioni di euro rispetto al 2017, e tale aumento risulterà, secondo le analisi disponibili, crescente nei prossimi anni. I due fondi saranno alimentati dalle quote dei proventi delle aste assegnate al ministero dello Sviluppo economico e, solo nel caso in cui tali proventi non siano in grado di soddisfare le finalità dei fondi, per la residua copertura si utilizzeranno le quote dei proventi assegnate al ministero dell’Ambiente.

La relazione tecnica sottolinea che le previsioni dell'andamento dei prezzi delle quote, anche in funzione della misura che la Commissione europea può adottare per regolarne il prezzo, indicano un costante aumento nei prossimi anni e quindi un gettito comunque crescente, anche in presenza della quota da destinare al Fondo di compensazione.