Oggi:

2019-10-20 19:53

ImEA, la Tassa Che Non Punisce l’Industria Efficiente

LETTERA APERTA A GENTILONI

Con una lettera della presidente Tommasi, inviata in questi giorni al Commissario europeo all’Economia Gentiloni, gli Amici della Terra rilanciano la proposta dell’ImEA, una carbon tax non discriminatoria sulla Co2 nei beni che non è un dazio ma una nuova strada che l’UE può aprire per trasformare la sostenibilità in uno dei parametri della competizione globale.

Caro Gentiloni,

La nuova presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, è stata eletta dal Parlamento europeo sulla base di un documento programmatico che fissa l’obiettivo di trasformare l’Europa, entro il 2050, nel primo continente “carbon neutral”. A questo fine ha proposto di innalzare l’obiettivo UE 2030 di riduzione delle emissioni climalteranti dall’attuale 40% ad almeno il 50% attraverso un rafforzamento del meccanismo ETS e, per contrastare le dinamiche di carbon leakage, l’introduzione di una carbon border tax, non discriminatoria, coerente con le regole del WTO, partendo dai settori più interessati. Abbiamo appreso con piacere che tra i suoi compiti di commissario c’è quello di definire la proposta operativa per introdurre nella UE una carbon border tax non discriminatoria.

Abbiamo apprezzato anche l’impegno assunto dalla nuova presidente della Commissione UE che è quello di dare corpo ad una strategia per un “European green deal” che dovrebbe essere presentata e definita nel mese di settembre.

 

Premessa

La scelta della UE di introdurre una carbon border tax non discriminatoria può contribuire a risolvere alcuni aspetti contraddittori delle politiche energetico-ambientali della UE, che con costi energetici e ambientali asimmetrici rispetto ai produttori extra europei limitano la competitività delle industrie europee più virtuose nel mercato globalizzato. I prodotti della manifattura europea, come risultato di politiche avanzate con obiettivi ambiziosi ma unilaterali, sono caratterizzati da elevati standard di qualità ambientale e bassa intensità carbonica; tali prodotti devono confrontarsi sul mercato internazionale con quelli fabbricati in paesi extra Ue con più bassi standard di qualità ambientale ed alta intensità carbonica. In altri termini, i produttori europei affrontano impegnativi processi di efficientamento, costi energetici che riflettono l’incentivazione alle FER e, in aggiunta, anche i costi – sempre crescenti – dei titoli di emissione, mentre la produzione extra UE avviene letteralmente con il carbone.

Così l’Europa rischia di delocalizzare la propria produzione di beni fuori dai confini europei (con gravissima perdita di lavoro) e, progressivamente, di deindustrializzarsi. I problemi ambientali, però, si sono solo spostati per ciò che riguarda gli effetti locali e sono rimasti immutati per quello che riguarda gli effetti di carattere globale come quelli legati alle emissioni di gas serra.

Gli Amici della Terra da tempo ritengono che siano mature le condizioni per una nuova strategia di decarbonizzazione a livello globale che si basi sul livello di eccellenza energetico-ambientale raggiunto in molti settori dell’industria europea: creare uno standard valido per tutti i prodotti immessi nel mercato europeo che valorizzi la sostenibilità nei processi produttivi dei beni e nell’utilizzo delle fonti energetiche.

 

La proposta ImEA per la Carbon Border Tax dell’Unione Europea

Gli Amici della Terra ritengono che il modo migliore di introdurre una Carbon Tax non discriminatoria nella UE sia costituito dalla proposta denominata Imposta sulle Emissioni Aggiunte (ImEA) elaborata dalla prof.ssa Gerbeti, perché non punitiva dell’industria europea, anzi valorizzante le sue caratteristiche di sostenibilità. La proposta di introdurre l’ImEA è già stata oggetto di una risoluzione delle Commissioni Ambiente e Industria del Senato[1] proprio durante il Governo da lei guidato. Il concetto di base è di introdurre un’imposta sull’intensità carbonica dei prodotti che agisca come leva di fiscalità ambientale tramite la modulazione delle aliquote IVA: uno sgravio per i prodotti meno emissivi (in massima parte europei) e un conseguente aggravio per quelli più inquinanti. Lo strumento della fiscalità ambientale non ha l’obiettivo di aumentare il gettito fiscale ma si prefigge di incentivare le produzioni più pulite e di disincentivare quelle meno pulite, a prescindere da dove i beni vengano prodotti.

Il nuovo regime IVA proposto verrebbe applicato sia ai prodotti realizzati nei paesi UE che a quelli importati e sarebbe quindi di carattere non discriminatorio e compatibile con le regole del WTO. Per i prodotti degli stabilimenti europei soggetti al sistema ETS l’intensità carbonica per unità di prodotto potrebbe essere attestata dagli strumenti amministrativi e di controllo già disponibili. Per i prodotti degli stabilimenti europei non soggetti all’ETS o per i prodotti importati da paesi extra UE, l’intensità carbonica per unità di prodotto rispetto ai benchmark di riferimento potrebbe essere attestata da certificazioni rilasciate in base agli standard internazionali di norme tecniche come l’ISO 14064 e con procedure di tracciabilità come quelle offerte dall’applicazione di procedure di blockchain.

L’ImEA è già stata presentata al Parlamento Europeo; la risoluzione parlamentare è stata sostenuta da tutte le forze politiche; è considerata positivamente da Enea, dalla FLAEI, il principale sindacato lavoratori elettrici e da importanti settori confindustriali.

L’ImEA è stata inoltre indicata[2] dal Comitato Economico e Sociale Europeo tra le ipotesi che la Commissione è tenuta ad approfondire, come la riforma dell’ETS, l’adeguamento del carbonio sulla frontiera e, appunto, a seguito della presentazione che la stessa prof.ssa Gerbeti ha fatto presso il Comitato, un’aliquota IVA adeguata all’intensità del carbonio prodotto.

Infine, lo scorso maggio, una proposta di una misura analoga all’Imposta sulle emissioni aggiunte[3] è stata presentata ai commissari uscenti al Clima ed energia, Miguel Arias Canete e agli Affari economici, Pierre Moscovici dal governo spagnolo, per iniziativa del ministro dell'Energia Teresa Ribera e del ministro del Bilancio Maria Jesus Montero.

L’ImEA non è un dazio ma una nuova strada che l’UE può aprire per trasformare la sostenibilità in uno dei parametri della competizione globale. Infatti, la stessa direttiva ETS [4] prevede che si possano introdurre misure a sostegno dei settori esposti a carbon leakage, basate sui parametri di intensità carbonica adottati come benchmark dalla UE.

Ci auguriamo che ci possa essere la possibilità di incontro su questo tema con Lei, anche con altri stakeholder interessati alla proposta di ImEA, e che questa possa essere occasione di un confronto vero nell’interesse dell’Europa.

 

Monica Tommasi

Presidente degli Amici della Terra Italia


NOTE

[1] Risoluzione delle Commissioni riunite X e XIII, approvata a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulle asimmetrie competitive per l'industria europea derivanti dai bassi costi energetici e dai bassi standard ambientali in Paesi extra-UE, 1° agosto 2017. Doc. XXIV, n. 79 delle Commissioni Riunite del Senato Attività produttive e Ambiente.

[2] Comitato economico e sociale europeo CCMI/167 “Conciliare le politiche in materia di clima e di energia: la prospettiva del settore industriale” Adozione in sessione plenaria il 17/07/2019. Organo competente Commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI) Parere d'iniziativa alla Commissione europea e al consiglio europeo.

[4] Comma 6 articolo 10 bis della direttiva 2003/87/CE e s.m.i..