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2019-04-26 00:02

La Corte di giustizia Ue condanna l’Italia per 44 discariche

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha condannato l’Italia, senza comminare sanzioni, per essere venuta meno agli obblighi derivanti dalla direttiva sui rifiuti per quanto riguarda 44 discariche. Nel 2012, la Commissione europea aveva inviato una lettera di diffida all’Italia, contestandole la presenza sul suo territorio di 102 discariche operanti in violazione della direttiva 1999/31 relativa alle discariche di rifiuti, che mira a prevenire, o a ridurre per quanto possibile, gli effetti negativi per l’ambiente o per la salute umana dell’interramento di rifiuti, introducendo severi requisiti tecnici. Conformemente a tale direttiva, infatti, gli Stati membri dovevano, non più tardi del 16 luglio 2009, rendere conformi ai requisiti fissati dalla direttiva le discariche preesistenti (ossia quelle che, prima del 16 luglio 2001, erano già state autorizzate o erano già funzionanti) oppure chiuderle.

Dopo uno scambio di corrispondenza la Commissione aveva accordato tempo all’Italia per rispondere entro il 19 ottobre 2015, precisando che la procedura in questione riguardava i cosiddetti obblighi di completamento, ossia gli obblighi di eseguire i provvedimenti che l’Italia aveva già adottato. Tali obblighi di completamento consistono, a seconda dei casi, nell’adottare tutte le misure necessarie alla chiusura definitiva oppure, nel caso la discarica sia stata autorizzata a continuare a funzionare, nell’adozione delle misure necessarie a renderla conforme alla direttiva. Nel 2017, alla luce delle risposte fornite dall’Italia, la Commissione aveva proposto dinanzi alla Corte di giustizia un ricorso per inadempimento, in quanto il nostro paese non aveva ancora reso conformi alla direttiva 44 discariche o proceduto alla loro chiusura.

Nella sua sentenza del 21 marzo, la Corte ha constatato che alla data del 19 ottobre 2015 31 discariche non erano state chiuse e non erano ancora conformi alla direttiva quando nel 2017 la Commissione aveva presentato il ricorso. Si tratta delle discariche di: Avigliano (località Serre Le Brecce); Ferrandina (località Venita); Genzano di Lucania (località Matinella); Latronico (località Torre); Lauria (località Carpineto); Maratea (località Montescuro); Moliterno (località Tempa La Guarella); Potenza (località Montegrosso-Pallareta); Rapolla (localité Albero in Piano); Sant’Angelo Le Fratte (località Farisi); Capistrello (località Trasolero); Francavilla (Valle Anzuca); L’Aquila (località Ponte delle Grotte); Canosa (CO.BE.MA); Torviscosa (società Caffaro); Corleto Perticara (località Tempa Masone); Marsico Nuovo (località Galaino); Matera (località La Martella); Rionero in Volture (località Ventaruolo); Salandra (località Piano del Governo); Senise (località Palombara); Tito (località Aia dei Monaci); Capestrano (località Tirassegno); Castellalto (località Colle Coccu); Castelvecchio Calvisio (località Termine); Corfinio (località Cannucce); Corfinio (località Case querceto); Mosciano S. Angelo (località Santa Assunta); S. Omero (località Ficcadenti); Montecorvino Pugliano (località Parapoti) e di Torviscosa (località La Valletta)

Per quanto riguarda altre sette discariche, i lavori per renderle conformi alla direttiva sono stati completati nel corso del 2017 e del 2018, vale a dire dopo il 19 ottobre 2015. Si tratta delle discariche di: Andria (D’Oria G. & C. Snc), Bisceglie (CO.GE.SER), Andria (F.lli Acquaviva), Trani (BATIgea srl), Atella (località Cafaro), Pescopagano (località Domacchia), Tito (località Valle del Forno).

Per le restanti sei discariche, la Corte ritiene che l’Italia non abbia messo la Commissione in condizione di prendere conoscenza dei documenti attestanti che queste discariche erano state rese conformi alla direttiva e che, anche ammettendo l’esistenza di tale messa in conformità, questa era comunque avvenuta dopo il 19 ottobre 2015. Si tratta delle discariche di: Potenza (località Montegrosso-Pallareta), Roccanova (località Serre), Campotosto (località Reperduso), San Mauro Forte (località Priati), San Bartolomeo in Galdo (località Serra Pastore) e Trivigano (ex Cava Zof).