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2019-08-20 11:52

Nuovo deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia per le acque reflue

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia Ue perché non garantisce che tutti gli agglomerati con una popolazione di oltre 2.000 abitanti dispongano di reti fognarie per le acque reflue urbane e che le acque reflue urbane che confluiscono nelle reti fognarie siano trattate in modo adeguato prima dello scarico, come prescritto dalla direttiva 91/271/CEE.

La Commissione ritiene che 620 agglomerati in 16 regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d'Aosta e Veneto) violino le norme Ue sugli obblighi di raccolta o trattamento delle acque reflue urbane. In queste regioni l'Italia non rispetta le norme europee da oltre 13 anni, con notevoli rischi per l'ambiente e la salute umana in un gran numero di agglomerati.

La Commissione ricorda che la direttiva concernente il trattamento delle acque reflue urbane impone agli Stati membri di garantire che gli agglomerati o gli insediamenti urbani (cittadine e città) raccolgano e trattino in modo adeguato le proprie acque reflue urbane, dato che quelle non trattate possono essere contaminate da batteri e virus nocivi e rappresentano pertanto un rischio per la salute umana. Le acque reflue urbane non trattate contengono tra l'altro nutrienti come l'azoto e il fosforo che possono danneggiare le acque dolci e l'ambiente marino, favorendo la crescita eccessiva di alghe che soffocano le altre forme di vita, cioè l’eutrofizzazione.

La situazione dell’Italia in materia di trattamento delle acque reflue urbane viene descritta dalla Commissione Ue come una “violazione generale e persistente della direttiva”, che è confermata da altre due cause, riguardanti rispettivamente 80 e 24 agglomerati, nelle quali la Corte si è pronunciata contro il nostro paese nel 2012 e nel 2014.

Lo scorso 31 maggio, la Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia al pagamento di un multa forfettaria di 25 milioni di euro per non aver ottemperato alla  sentenza della Corte del 2012, che aveva condannato l’Italia, senza imporre sanzioni, perché le acque reflue urbane di 109 agglomerati (città, centri urbani, insediamenti) non venivano adeguatamente raccolte e trattate. Dopo quattro anni, la situazione di violazione della direttiva era ancora persistente in 80 agglomerati, dei 109 iniziali, e quindi nel 2016 la Commissione Ue aveva nuovamente deferito l’Italia alla Corte, chiedendo di sanzionarla.

La Corte ha accertato che, dei 109 agglomerati iniziali, erano ancora 74 quelli non in regola con le disposizioni della direttiva e quindi ha condannato l’Italia a pagare, oltre alla multa forfettaria di 25 milioni di euro, una penalità di 30.112.500 euro per ciascun semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie per conformarsi alla sentenza del 2012, penalità che sarà dovuta sino all’esecuzione integrale della sentenza del 2012, cioè all’adeguamento alla direttiva di tutti i restanti 74 agglomerati. La sentenza specifica che la sanzione si ridurrà man mano che gli agglomerati saranno adeguati alle prescrizioni della direttiva.