Oggi:

2019-04-26 00:10

Il Valore Condiviso si Produce Insieme

PRATICHE DI FUTURO SOSTENIBILE

di: 
Stefano Venier*

La responsabilità ambientale e sociale di un’azienda può orientarsi verso la produzione di valore condiviso conquistando l’engagement di clienti e cittadini; raccontare puntualmente i progetti e i risultati è indispensabile per alimentare il protagonismo di tutti nel cambiamento atteso dalla società e dall’ambiente. Il valore condiviso si fa per “l’insieme” ma, soprattutto, insieme.

Solo fino a qualche anno fa sarebbe sembrato assurdo immaginare una spesa per rinfrescare casa superiore a quella necessaria per riscaldarla[1]. Ai molti che oggi, invece, si trovassero in questa esatta condizione, suggeriamo di non incolpare con troppa fretta il riscaldamento globale. Se cedessero a questa facile tentazione, infatti, non farebbero altro che confondere la causa con l’effetto, perché sono proprio i nostri comportamenti quotidiani – inclusi quelli legati alla termoregolazione delle nostre abitazioni – ad aver contribuito alla crisi ambientale nella quale si trova oggi il Pianeta. Nessun alibi, dunque: se c’è una rotta da invertire, il timone si trova anche e soprattutto nelle mani di ogni singolo cittadino, che opportunamente attivato può incidere in più modi a favore dell’ambiente e della società in cui vive.

Proprio per questo, il Gruppo Hera ha recentemente pubblicato un nuovo report tematico che, integrando la collana editoriale dell’azienda dedicata alla sostenibilità, racconta l’impegno profuso dalla multiutility per consentire ai cittadini di diventare protagonisti attivi dei territori serviti. I 15 progetti in cui si articola questo impegno contribuiscono a molti degli obiettivi dell’Agenda Globale perseguiti dal Gruppo e sono stati accorpati in tre categorie corrispondenti ad altrettante modalità di engagement. I casi in cui Hera “collabora” con altre organizzazioni già attive al servizio dell’ambiente e della società, così, si affiancano alle iniziative nelle quali l’azienda “coinvolge” clienti e cittadini per metterli nelle condizioni di produrre valore per il territorio. A questo si aggiungono poi i progetti resi possibili dagli strumenti concreti con cui il Gruppo “abilita” le persone a compiere azioni che incidono positivamente su ambiente e società.

L’unico modo per vincere le sfide della nostra epoca, del resto, è quello di giocarle insieme, impegnandosi a tutti i livelli, e non a caso “Costruire insieme il futuro” è proprio il titolo di questo nuovo report. D’altronde, la transizione verso modelli avanzati di economia circolare, a cui siamo chiamati con urgenza dalla diffusa e conclamata compromissione dei più fondamentali equilibri ambientali, non è impresa che possa essere affrontata in ordine sparso o – peggio - rimettendo ogni compito nelle mani di questa o quell’azienda che si trovi impegnata, come Hera, nell’erogazione di servizi essenziali.

Lo si vede bene, ad esempio, se prendiamo in esame il tema dei rifiuti. In linea puramente teorica, nulla vieta di scaricare l’intero onere della loro presa in carico sul gestore di turno, ma questo comporterebbe un notevole incremento dei costi, difficilmente sostenibile sia dal punto di vista sociale che – di riflesso – in termini politici. Non solo: una comunità che si rassegnasse a una simile inerzia dovrebbe immediatamente confrontarsi con l’impatto ambientale derivante dalle attività necessarie a processare tali quantità di rifiuti.

Non si tratta solo di aumentare progressivamente le quote di raccolta differenziata, crogiolandosi nella gara fra città che si contendono anno dopo anno questo onorevole primato. L’incremento delle quote di materiale effettivamente riciclato e il costo delle operazioni necessarie allo scopo, infatti, dipendono in buona parte dalla qualità di tale raccolta, figlia – a sua volta – della cura e dell’attenzione con cui ogni singolo cittadino distingue, separa e conferisce i propri rifiuti. Questa dedizione, però, non sorge dal nulla e parte anzi da lontano, al punto che fra i progetti raccontati dal nuovo report ci sono anche quelli di educazione ambientale condotti dalla multiutility nelle scuole di ogni ordine e grado dei territori di riferimento, iniziative capaci di coinvolgere ogni anno circa 100 mila studenti e di fornire loro una lente nuova attraverso la quale rileggere il mondo in cui vivono per esserne protagonisti consapevoli e positivi.

A partire, perché no, da subito, ad esempio, attraverso una semplice app che si chiama “Rifiutologo”, scaricata oltre 180 mila volte nel solo 2017, è possibile togliersi ogni dubbio sulle corrette modalità di conferimento dei propri rifiuti e, al contempo, effettuare segnalazioni e fotosegnalazioni che vengono immediatamente prese in carico dagli ordini di lavoro disposti dai servizi ambientali di Hera.

D’altra parte, come rileva il prof. Leonardo Becchetti, economista dell’università romana di Tor Vergata, “un quarto degli oggetti creati dall’uomo sono stati prodotti dopo il 2000”, ed è proprio questo andamento esponenziale della storia dei consumi a determinare quel livello di saturazione che impedisce di risolvere l’economia circolare in una questione di mero riciclo dei materiali. Per chiudere il cerchio, infatti, è altrettanto importante promuovere pratiche di riuso, estendendo così la vita utile dei beni e riducendo – de facto – il volume complessivo dei rifiuti.

In questo punto della catena del valore, però, sono proprio le persone a dover entrare in gioco, modificando attitudini e comportamenti consolidati. Hera, da questo punto di vista, fornisce ai cittadini diverse occasioni, che nel report corrispondono ad altrettanti progetti, realizzati di concerto con molte onlus del territorio che favoriscono una riallocazione socialmente ottimale dei beni, a partire – con Cibo Amico – dalle stesse eccedenze alimentari prodotte dalle mense del Gruppo.

Una menzione speciale spetta senz’altro alle iniziative collegate ai RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), una tipologia di rifiuti particolarmente inquinante e il cui volume è destinato ad aumentare in ragione del continuo sviluppo tecnologico in corso, con una distribuzione iniqua e spesso illegale del relativo impatto ambientale - che grava soprattutto sulle zone più povere del Pianeta, Africa in primis. È ciò che emerge da un recente studio commissionato dal World Economic Forum[2], nel quale si legge inoltre come a livello mondiale - nell’arco di un solo anno - vengano ormai generati 44,7 milioni di tonnellate di e-waste, il cui materiale grezzo ha un valore economico non sfruttato pari a 55 miliardi di dollari. Tante, dunque, le ragioni che invitano a un corretto recupero di questi rifiuti, su cui il Gruppo Hera è impegnato da sempre, con risultati che in termini di volumi di raccolta non hanno eguali in Italia. Il nuovo report, in questo senso, dà conto di varie iniziative che attraverso la collaborazione con case circondariali, consorzi RAEE e onlus consentono di impegnare detenuti e persone disabili e con fragilità in mansioni connesse al recupero dei materiali di cui sono fatti questi rifiuti. In questo modo, Hera ha moltiplicato il valore di un’importante battaglia in difesa dell’ambiente, traducendola in un utile strumento di inclusione sociale, che ancora una volta viene innescato proprio grazie al libero concorso di tanti attori della società civile.

Da questa logica di engagement diffuso non sono esclusi, ovviamente, nemmeno i clienti energy del Gruppo, cui sono riservate diverse call to action, anch’esse oggetto del report.

Attraverso Digielode, ad esempio, i clienti che adottano comportamenti digitali (come il passaggio alla bolletta elettronica) possono acquisire punti da assegnare alle scuole del territorio, affinché le stesse beneficino di premi in denaro per progetti di digitalizzazione utili alla didattica e capaci di incidere sulla riduzione del consumo di carta. Significative, peraltro, le dimensioni del progetto, che nell’arco di un anno ha interessato 40 scuole, per un monte complessivo di premi corrispondente a 100 mila euro.

In conclusione, la creazione di valore condiviso è da intendersi non più soltanto come valore creato nell’interesse di tutti ma anche, ove possibile, come valore creato insieme. Se la crisi ambientale, come dimostrano anche le recenti manifestazioni del 15 marzo, assume connotati planetari, le risposte con cui possiamo affrontarla devono passare necessariamente da un’integrazione di tutte le forze in campo, che sia capace di moltiplicare l’efficacia degli sforzi profusi da ciascuno e, auspicabilmente, contagiare chi ancora deve darsi da fare, soprattutto quegli “architetti delle scelte” che sono chiamati definitivamente a scegliere.

 

 *AD Gruppo Hera


NOTE

[1] Elena Dusi, La Repubblica, 13/03/2019

[2] WEF, Harnessing the Fourth Industrial Revolution for the Circular Economy. Consumer Electronics and Plastics Packaging, in collaboration with Accenture Strategy, January 2019