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2019-08-20 12:31

Il Parlamento europeo per il riutilizzo dell’acqua non solo per l’irrigazione agricola

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Il Parlamento europeo ha approvato con 588 voti favorevoli, 23 contrari e 66 astensioni, una risoluzione che condivide la proposta di regolamento della Commissione Ue per favorire il riutilizzo a fini irrigui delle acque reflue urbane non potabili. L’europarlamento ha approvato alcuni emendamenti, chiedendo in particolare di estendere il riutilizzo anche agli utilizzi civili e ambientali.

Nella relazione che accompagna la risoluzione, si osserva che l'Europa non è un continente arido ma la geografia e il clima comportano una disparità nella distribuzione delle acque, determinando una situazione che è divenuta più grave a causa dell'attività umana. Oggi, le fonti di approvvigionamento idrico rappresentano un fattore di preoccupazione per almeno metà della popolazione dell'Ue. Nell'Europa meridionale, ad esempio, lo sviluppo del turismo ha determinato un incremento della domanda idrica, creando fenomeni di desertificazione e di intrusione delle acque salate nelle falde acquifere di varie zone costiere d'acqua dolce. Se è vero che al Sud la carenza idrica è più critica, il problema non si può dire solamente circoscritto a quelle aree.

La carenza idrica è un fenomeno che riguarda almeno l'11 % della popolazione europea e il 17 % del territorio dell'Ue. Dal 1980 il numero dei casi di siccità in Europa ha registrato un aumento e un aggravarsi degli episodi, che hanno comportato costi stimati in 100 miliardi di euro negli ultimi trent'anni. Trovare soluzioni adeguate a livello Ue per salvaguardare l'acqua diventa dunque di fondamentale importanza per mantenere elevato il benessere dei cittadini e preservare l'ambiente.

La Commissione europea, già nella sua Comunicazione del 2012 "Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee", aveva identificato il riutilizzo di acque reflue urbane tra le misure alternative di approvvigionamento idrico a basso impatto ambientale in grado di affrontare la problematica scarsità delle risorse idriche. La legislazione europea, nello specifico la direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE), menziona già il riutilizzo di acque reflue urbane come misura supplementare per un'efficiente gestione della risorsa idrica. Tuttavia i benefici derivanti da questa attività non sono ad oggi ancora pienamente sfruttati a causa della mancanza di una legislazione chiara e di regole certe.

Secondo i dati forniti dalla Commissione europea, il potenziale complessivo di riutilizzo dell'acqua entro il 2025 è di circa 6,6 miliardi di metri cubi, rispetto agli attuali 1,1 miliardi di mc all'anno. Ciò richiederebbe un investimento inferiore a 700 milioni di euro e consentirebbe di riutilizzare oltre il 50 % del volume totale di acqua teoricamente disponibile per l'irrigazione dagli impianti di trattamento delle acque reflue nell'Ue ed evitare più del 5% dell'estrazione diretta da corpi idrici e acque sotterranee.

La proposta della Commissione si limita alle acque recuperate utilizzate al fine d'irrigazione agricola, essendo l'agricoltura uno dei principali settori utilizzatori di acqua, garantendo che le acque reflue recuperate siano sicure, proteggendo così i cittadini e l'ambiente. Il Parlamento europeo chiede di allargare il campo di applicazione del nuovo regolamento anche agli utilizzi ai fini civili (irrigazione di aree verdi o campi da golf) e ambientali (contrasto all'intrusione salina o mantenimento dei flussi minimi ecologici), in modo da poter ampliare i benefici derivanti dal riutilizzo delle acque, definendo con maggiore precisione la differenza tra acque "trattate", cioè le acque sottoposte ad adeguato trattamento, come richiesto dalla direttiva 91/271/CEE, e le acque recuperate coperte dal campo di applicazione del nuovo regolamento.

Per quanto riguarda le prescrizioni minime per la qualità delle acque recuperate, il Parlamenti europeo ritiene necessario inserire anche il parametrio relativo alla "Salmonella", per garantire una maggior sicurezza alimentare per i cittadini.

I negoziati del Parlamento europeo con la Commissione e i ministri dell'Ue per raggiungere l’intesa su un testo comune inizieranno dopo che il Consiglio avrà stabilito la propria posizione.