Oggi:

2019-08-20 11:53

Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, si ritorna al Via

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Confindustria ha presentato il proprio studio contenente le prime valutazioni degli impatti economici e sociali relativi alla realizzazione e all’esercizio del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, di cui si discute da anni e le cui procedure sono ferme, dopo aver accumulato svariati anni di ritardi. L'impatto stimato da Confindustria in termini di produzione sul sistema economico italiano, nei dieci anni necessari alla costruzione del Deposito, è pari a quasi il doppio dell’investimento iniziale (1,5 miliardi di euro): circa tre miliardi di euro. Gli esiti occupazionali della nuova infrastruttura potrebbero generare un effetto positivo sul mercato del lavoro stimabile in 23.000 nuovi occupati a tempo pieno.

Confindustria chiede “il rapido avvio di un dibattito pubblico chiaro e trasparente sullo sviluppo di una infrastruttura necessaria per chiudere il ciclo del nucleare italiano”, che “non solo consentirà all’Italia di allinearsi a quei Paesi che da tempo hanno in esercizio sul proprio territorio depositi analoghi, o che li stanno costruendo, ma anche di valorizzare a livello internazionale il know how acquisito. Il progetto, infatti, comprende anche la realizzazione di un Parco Tecnologico, le cui attività stimoleranno la ricerca e innovazione nei settori dello smantellamento di impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi, creando nuove opportunità per professionalità di eccellenza”.

Ma i tempi, ancora una volta, si preannunciano tutt’altro che brevi. Alla presentazione dello studio di Confindustria, infatti, è intervenuto anche Gianni Girotto (M5S), presidente della commissione industria del Senato, secondo il quale il “quadro regolatorio in vigore non chiarisce molti aspetti del Deposito nazionale”. “L’assenza di alcuni dettagli fondamentali emerge in modo evidente dalla documentazione prodotta per la Vas in corso per il Programma nazionale, nel decreto del parere di compatibilità ambientale sulla proposta del Programma nazionale al punto 26 si chiede di integrare l’analisi con la strategia del ‘brown field’, ossia la trasformazione degli attuali siti in depositi di se stessi, rispetto alla realizzazione del Deposito nazionale. Inoltre al punto 44 e 45 chiede di effettuare un’analisi dei trasporti e dei rischi ambientali connessi. Poi nei punti 13, 14 e 15 chiede di approfondire la descrizione e la valutazione degli impatti dei rifiuti provenienti da attività industriali e da bonifiche, a mio parere il vero elemento critico oltre ai rifiuti di altissima attività.

Quando si daranno queste risposte avremo un quadro certamente più chiaro per effettuare le scelte più opportune.”

Per quanto riguarda i rifiuti radioattivi ad alta attività, Girotto ha riproposto l’ipotesi di inviarli all’estero, affermando che “sia nel Programma nazionale che all’interno dello studio viene indicato che per dare sistemazione definitiva ai rifiuti ad alta attività, l’Italia potrebbe partecipare insieme ad altri Paesi alla realizzazione di un deposito geologico di tipo consortile, in grado di accogliere i rifiuti di quegli Stati che abbiano piccoli inventari di rifiuti ad alta attività. Un’ipotesi che impegnerebbe il Paese in una intensa attività di relazioni internazionali non semplici affrontare, ma che a mio parere devono essere perseguite, senza mettere a disposizione il territorio nazionale e tenendo ben presente che il quadro regolatorio non indica da nessuna parte l’ipotesi di realizzare un deposito geologico”.

Ma sui rifiuti radioattivi ad alta attività Girotto ha riaperto anche la questione del loro deposito temporaneo, circa 50 anni, e cioè se ciò debba avvenire nel Deposito nazionale o se questo debba essere riservato ai rifiuti a bassa e media attività. Il problema risale al 2014, come spiegò in modo approfondito Roberto Mezzanotte su l’Astrolabio, quando l’Ispra emanò la guida tecnica n. 29, che indica i criteri per la localizzazione dell’impianto di smaltimento dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività. Nella guida non si parla di quelli ad alta attività, che vengono citati solo nella relazione illustrativa di accompagnamento, dove si dice che “Un sito ritenuto idoneo per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività sulla base dell’applicazione di criteri di selezione … quali quelli individuati nella Guida Tecnica può ritenersi idoneo … anche per la localizzazione di un deposito di stoccaggio di lungo termine”.

Invece, il decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, prevede espressamente che il Deposito nazionale sia destinato anche “all’immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato provenienti dall’esercizio di impianti nucleari, compresi i rifiuti derivanti dalla pregressa gestione di impianti nucleari”.

Lo scorso aprile, l’allora ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, disse che era pronto il decreto contenente la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) ad ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, ma poi si scelse di soprassedere, visto che il governo Gentiloni era in scadenza.

Ora il presidente pentastellato della commissione industria del Senato, Girotto, dice che, “come sottolineato anche dalla relazione della commissione sul ciclo dei rifiuti, è necessario chiarire se la Cnapi sarà valida per ubicare temporaneamente anche i rifiuti ad alta attività (ricordo che tale indicazione è presente solo nella ‘relazione’ che accompagna la linea guida, ma non nella linea guida). Un chiarimento che deve essere indicato nella linea guida 29 di Ispra prima della pubblicazione della Cnapi, onde evitare che salti tutto e si ritorni da capo”.