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2019-10-18 11:36

Acqua potabile nel Lazio, parere motivato della Commissione Ue all’Italia

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La Commissione europea ha inviato un parere motivato all'Italia per aver disatteso gli obblighi imposti dalla direttiva sull'acqua potabile, direttiva 98/83/CE del Consiglio, e per aver lasciato che i valori di parametro per l'arsenico e il fluoruro venissero superati in alcune zone. Le norme Ue impongono che l'acqua potabile non contenga microrganismi e parassiti e sia esente da qualsiasi sostanza che costituisca un potenziale pericolo per la salute umana. Per un lungo periodo di tempo l'acqua potabile erogata in 16 zone di approvvigionamento idrico nella provincia di Viterbo ha superato i parametri stabiliti per l'arsenico e/o il fluoruro. Ciò, sottolinea la Commissione Ue, può costituire un rischio per la salute umana, in particolare per i bambini di età inferiore ai tre anni.

La direttiva impone agli Stati membri di controllare e testare l'acqua destinata al consumo umano in base a 48 parametri microbiologici e chimici e indicatori. Se si riscontrano nell'acqua livelli elevati di arsenico o di altri inquinanti, gli Stati membri possono derogare per un periodo limitato di tempo ai valori limite fissati dalla direttiva, purché la deroga non presenti un potenziale pericolo per la salute umana e l'approvvigionamento delle acque destinate al consumo umano nella zona interessata non possa essere mantenuto con nessun altro mezzo congruo.

Le decisioni di deroga stabiliscono condizioni rigorose per tutelare la salute umana. All’Italia era stato chiesto di assicurare che fosse disponibile l'approvvigionamento di acqua salubre destinata al consumo da parte dei neonati e dei bambini fino all’età di tre anni. Le deroghe erano subordinate al fatto che l'Italia fornisse agli utenti informazioni adeguate su come ridurre i rischi associati al consumo dell'acqua potabile in questione e, in particolare, i rischi associati al consumo di acqua da parte dei bambini. L’Italia era tenuta inoltre ad attuare un piano di azioni correttive e a informare la Commissione in merito ai progressi compiuti.

La direttiva consente al massimo tre deroghe, ciascuna limitata a tre anni. Gli Stati membri possono derogare due volte e, in casi eccezionali, possono chiedere alla Commissione una terza deroga. All'Italia sono già state concesse tre deroghe e non è possibile autorizzarne altre.

Il periodo di deroga era finalizzato a consentire di trovare soluzioni durature. Tuttavia, nel 2014, più di un anno dopo la scadenza della terza deroga, la Commissione Ue prese atto che l’Italia continuava a violare la direttiva, dato che i valori limite per arsenico e fluoro non erano ancora rispettati in 37 zone di approvvigionamento di acqua in Lazio.

La Commissione decise quindi di inviare all’Italia una lettera di costituzione in mora, ma a tutt’oggi le autorità non hanno ancora adottato i provvedimenti necessari e non hanno rispettato l'obbligo di informazione e di notifica ai consumatori in merito agli eventuali rischi per la salute. Per questo la Commissione europea ha deciso di inviare un parere motivato, dando due mesi di tempo per porre rimedio alla situazione. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Ue.