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2019-08-22 11:34

Quanto ci Costa la Ricarica

AUTO ELETTRICHE

di: 
Emanuele Regalini *

Quanto costa oggi ricaricare un veicolo elettrico in Italia? E’ un quesito frequente tra coloro che si accingono a valutarne l’acquisto e la risposta non sempre è immediata a causa delle diverse opzioni di ricarica - in ambiti pubblici o privati – cui corrisponde un diverso costo.

Ai sensi della normativa europea, il servizio di ricarica di veicoli elettrici in luoghi aperti al pubblico deve svilupparsi in concorrenza[1]. Pertanto, la determinazione dei prezzi di ricarica in questi contesti può non discendere necessariamente dai prezzi dell’energia elettrica e dalle tariffe regolate da ARERA: costo della ricarica e prezzo di vendita del servizio sono due concetti da tenere ben distinti. A conferma di ciò, si evidenzia come siano in costante crescita sia le proposte per contratti di ricarica offerte da aziende dette “mobility service providers”, che non coincidono con venditori di energia, sia i punti di ricarica pubblici che sono realizzati ampliando gli impianti elettrici preesistenti presso esercizi commerciali di varia natura (supermercati, hotel, ristoranti, stazioni di servizio, ecc.) e, dunque, non utilizzano una connessione alla rete elettrica dedicata esclusivamente a questo scopo.

Questo articolo – sintesi divulgativa di una dettagliata scheda tecnica pubblicata da ARERA sul proprio sito internet[2] – già pubblicato su “L'Energia.Elettrica” (n.6/2018 ) fornisce ai consumatori alcune coordinate generali e un modello di analisi unificato per orientarsi in questo vasto panorama di opzioni e costi associati, accennando ai principali meccanismi tariffari che influenzano il costo del servizio di ricarica e analizzando in dettaglio alcuni esempi concreti.

LE COMPONENTI DEL COSTO DI RICARICA

Dal punto di vista di chi gestisce un punto di ricarica (che può coincidere con il cliente finale utilizzatore del veicolo solo nel caso della ricarica privata), due sono le principali voci che contribuiscono a formare il costo medio del servizio di ricarica di veicoli elettrici: il costo della fornitura di energia elettrica e il costo dell’infrastruttura necessaria ad effettuare il prelievo di energia; in particolare:

  • In termini generali, il costo sostenuto per la sola energia elettrica è da valutarsi come l’incremento medio della bolletta totale annua registrato dopo l’inizio delle ricariche[3]. A sua volta, la bolletta totale annua per la fornitura di energia elettrica è da valutarsi come somma delle componenti amministrate – tariffe regolate da ARERA (trasporto e gestione del contatore, oneri generali di sistema), e fiscalità (accise e IVA) – e delle componenti “a mercato” (materia energia); in relazione alla quota materia energia, occorre precisare che le diverse offerte commerciali oggi disponibili sul mercato libero possono comportare differenze non trascurabili sul prezzo finale dell’elettricità acquistata; 
  • per quanto riguarda, invece, il costo dell’infrastruttura:
    • nel caso di ricariche in ambito privato, è generalmente lo stesso proprietario del veicolo che si deve occupare di predisporre e mantenere un impianto elettrico idoneo[4] e sicuro;
    • nel caso di ricariche in luoghi accessibili al pubblico, l’installazione e manutenzione dell’infrastruttura (cioè la c.d. “colonnina”) è invece responsabilità del gestore del punto di ricarica, il quale ingloberà nel prezzo di vendita del servizio sia tali costi sia la remunerazione della propria attività d’impresa; inoltre, qualora il servizio non venga erogato a titolo gratuito, tra questi costi saranno da considerare anche quelli necessari alla gestione della transazione economica col cliente finale[5];

La seguente Figura 1 aiuta a schematizzare quanto appena illustrato in merito alla scomposizione del costo del servizio di ricarica.

Figura 1 – Scomposizione del costo del servizio di ricarica elettrica

L’entità del costo è poi influenzata, inevitabilmente, anche dalle caratteristiche del servizio reso; è, in particolare, opinione diffusa che la percezione di qualità di questo servizio dipenda molto dalla durata della sosta necessaria per ricaricare la batteria. A parità di autonomia chilometrica resa disponibile, la sosta è tanto più breve quanto maggiore è la potenza elettrica erogabile dall’infrastruttura locale. A riprova dell’importanza che ciò riveste per i consumatori, i dati raccolti da ARERA in merito ai punti di prelievo dedicati esclusivamente alla ricarica in luoghi accessibili al pubblico mostrano, infatti, un progressivo aumento negli anni delle potenze impegnate: da 3 kW nel 2011 fino a 22 kW nel 2016, con una diffusione sempre maggiore negli ultimi anni di punti di ricarica rapida con potenza pari ad almeno 50 kW.
La potenza alla quale viene effettuata la ricarica costituisce un fattore determinante non solo della qualità del servizio, ma anche dei costi dello stesso, poiché influenza sia il costo della fornitura di energia sia quello per l’infrastruttura locale. A tale proposito è importate fare chiarezza su alcuni aspetti:

  • il valore della potenza impegnata (kW) influenza in modo diretto una parte della bolletta per la fornitura di energia[6]; per la grande maggioranza dei clienti (clienti domestici e piccolissime imprese[7]) questo parametro è definito contrattualmente e il massimo prelievo di potenza è limitato in via automatica dal dispositivo di interruzione integrato nel contatore; per le imprese con maggiori fabbisogni energetici[8] non vi è, invece, alcuna limitazione automatica e la potenza impegnata coincide con il valore massimo di potenza prelevato in un mese;
  • la scelta di ricaricare un veicolo elettrico presso la propria abitazione, box o azienda non deve necessariamente comportare una modifica contrattuale per aumentare il valore della potenza impegnata ed evitare tale variazione può essere molto utile per mantenere contenuto il costo del servizio di ricarica; un’attenta valutazione delle necessità di incremento della potenza impegnata deve essere compiuta tenendo conto dei seguenti fattori:
    • la potenza già contrattualmente disponibile;
    • la quantità di energia che è effettivamente necessario prelevare (dipendente dalla dimensione della batteria dell’auto, dal fabbisogno di autonomia e dal grado di utilizzo anche di ricariche fuori casa);
    • la durata tipica della sosta (ad esempio l’intera notte presso l’abitazione o l’intera giornata di lavoro presso l’azienda);
    • il rischio di contemporaneità dei prelievi per ricarica con quelli di altri carichi elettrici, che dipende sia dall’orario in cui il veicolo è in sosta sia dalla presenza di sistemi domotici in grado di controllare i prelievi in modo intelligente.

Un semplice esempio può aiutare a comprendere più facilmente questi fattori: utilizzando per 8 ore solo poco più di un terzo dei 3,3 kW contrattualmente disponibili nel 90% delle abitazioni italiane, si ottiene una ricarica di poco meno di 10 kWh, tale da consentire ad un’auto elettrica di percorrere più di 60 km che sono quasi sempre sufficienti a coprire il tragitto casa-lavoro senza creare ansia nel guidatore. 

 

ANALISI DI ALCUNE SITUAZIONI ESEMPLIFICATIVE

Senza la pretesa di presentare una panoramica esaustiva, l’illustrazione di alcuni casi studio può comunque aiutare a meglio comprendere l’entità dei costi del servizio di ricarica a cui può andare incontro oggi una famiglia che acquisti un’auto elettrica di prestazioni medie[9].
La seguente Tabella 1 elenca i dodici casi esempio sviluppati nel seguito di questa sezione.

Tabella 1 – identificazione dei casi esempio analizzati

Sigla

Descrizione sintetica del caso esempio

D_3kW 1

Ricarica privata presso abitazione (P= 3 kW), M.L. minimo

D_3kW 2

Ricarica privata presso abitazione (P= 3 kW), M. Tut.

D_3kW 3

Ricarica privata presso abitazione (P= 3 kW), M.L. massimo

D_6kW 1

Ricarica privata presso abitazione (P= 6 kW), M.L. minimo

D_6kW 2

Ricarica privata presso abitazione (P= 6 kW), M. Tut.

D_6kW 3

Ricarica privata presso abitazione (P= 6 kW), M.L. massimo

Box_ind

Ricarica privata presso box che già dispone di misuratore separato, M.Tut.

Box_cond

Ricarica privata presso box condominiale, in cui va installato misuratore separato, M.Tut.

Pubb 1

Ricarica pubblica prsso colonnina dedicata, prezzo libero di fascia bassa *

Pubb 2

Ricarica pubblica prsso colonnina dedicata, prezzo libero di fascia alta *

Comm+0kW

Ricarica pubblica presso esercizio commerciale (senza incremento potenza), prezzo libero *

Comm+10kW

Ricarica pubblica presso esercizio commerciale (con incremento potenza), prezzo libero *

NOTE: M.Tut.= Maggior Tutela , M.L. = Mercato Libero dell’energia
* i prezzi finali di vendita del servizio includono anche componenti non energetiche (costi sostenuti per la gestione del pagamento, una quota dei costi di installazione e manutenzione, nonché la remunerazione attesa, da parte del gestore del punto di ricarica, del capitale investito nel sistema di ricarica).

Ricariche in ambito privato
Ricarica privata presso un box o posto auto connesso allo stesso impianto elettrico dell’abitazione:

  • caso D_3kW: un cliente domestico “tipo” (fornitura presso l’abitazione di residenza di 3 kW e 2700 kWh), che abbia acquistato un’auto elettrica e conseguentemente incrementato di 1500 kWh i consumi annui della propria abitazione, avrebbe visto nel 2018 la propria bolletta annua crescere da 512 a 836 euro e, dunque, sostenere un costo medio di ricarica pari a 216 €/MWh[10];
  • caso D_6kW: qualora il medesimo cliente ritenesse necessario incrementare la potenza contrattualmente impegnata, per ogni kW aggiuntivo sarebbe soggetto ad un incremento di spesa annua legato alle componenti tariffarie “trasporto e gestione del contatore” ed eventuali limitati ulteriori incrementi legati all’accisa; nel caso “estremo” di un incremento di potenza impegnata da 3 a 6 kW (non auspicabile e spesso non necessario, in base a quanto già illustrato nel precedente paragrafo), il costo medio della ricarica salirebbe a 266 €/MWh.
  • In entrambi i casi appena illustrati è interessante valutare quanto le offerte di fornitura disponibili sul mercato libero dell’energia possano influire sul peso della voce “materia energia” e quindi sul totale della bolletta; confrontando le diverse offerte commerciali disponibili nel secondo trimestre 2018[11], si verificava che:
    • nel caso D_3kW sopra descritto, la componente materia energia poteva variare, in funzione dell’offerta commerciale, tra 63 e 122 €/MWh e dunque il prezzo finale della ricarica tra 199 €/MWh e 248 €/MWh;
    • nel caso D_6kW sopra descritto, l’offerta migliore portava ad un costo medio di ricarica pari a 251 €/MWh mentre l’offerta peggiore a 309 €/MWh.

Ricarica privata presso un proprio box privato non connesso elettricamente alla propria abitazione - le situazioni che si possono presentare sono di due tipi:

  • caso Box_ind_3kW: se si tratta di un box con fornitura indipendente (cioè non inserito in una fornitura condominiale ma dotato di un proprio contatore dedicato), un’utenza elettrica è quasi certamente già presente per coprire almeno i fabbisogni di illuminazione e quindi il costo incrementale sarebbe da valutare solo con riferimento all’eventuale incremento della potenza impegnata (ad es. da
  • 1,5 kW a 3 kW) e dell’energia prelevata (ad es. da 100 a 1600 kWh/anno); in tal caso, il costo incrementale in maggior tutela sarebbe risultato pari a 242 €/MWh;
  • caso Box_cond_3kW: se si tratta di un box inserito in una fornitura condominiale, i cui consumi elettrici non vengono dunque misurati puntualmente ma inclusi nelle spese generali e pagati sulla base di una ripartizione millesimale, un possessore di veicolo elettrico dovrebbe sobbarcarsi l’onere di attivare un’utenza elettrica dedicata, con i conseguenti costi una tantum per la connessione e le quote fisse annue della tariffa (a meno di un diverso accordo tra i condomini e l’amministratore di condominio); in tal caso il costo incrementale annuo in maggior tutela sarebbe risultato pari a 451 €/MWh[12].

Tutti i costi sopra illustrati riguardano la mera fornitura di energia elettrica e non considerano i costi invece legati all’eventuale infrastruttura di ricarica privata. Assumendo che l’impianto elettrico dell’abitazione o del box siano già certificati “a norma”, il costo aggiuntivo una tantum per la sola installazione della “wall box” può variare di norma tra 500 e 1500 € (anche in relazione alle funzionalità più o meno smart offerte dall’apparecchiatura); ciò equivale, ipotizzando ottimisticamente una vita media di 10 anni e nessun utilizzo di ricariche pubbliche, ad un costo aggiuntivo alla fornitura di entità compresa tra 33 e 100 €/MWh.

Ricariche in luoghi accessibili al pubblico
La ricarica in luoghi pubblici può avvenire, come già evidenziato, presso stazioni di ricarica di differenti tipologie, alle quali possono dunque risultare applicabili strutture tariffarie diverse; è in ogni caso da ricordare che in queste situazioni il costo del servizio di ricarica deve includere anche componenti non energetiche. Il prezzo di vendita del servizio al cliente finale è poi definito in base a logiche competitive e di marketing che possono avere poco a che fare con i costi sottostanti.

Ricarica pubblica presso punti di ricarica collocati lungo le strade (caso Pubb)
Si tratta di punti di ricarica tipicamente utilizzabili per ricarica lenta/accelerata, o al limite anche “rapida” (purché alimentata in bassa tensione); il costo totale per la sola fornitura di energia risultava nel 2018 pari a 317 €/MWh (in maggior tutela), che rappresenta tra il 63% e il 79% dei prezzi finali di vendita del servizio di ricarica a consumo oggi più comuni sul mercato italiano, che si collocano tipicamente nella fascia compresa tra 400 e 500 €/MWh, variabile in funzione dell’operatore e della potenza della ricarica offerta[13].
Ricarica pubblica presso parcheggi di esercizi commerciali
Presso parcheggi di hotel, supermercati o altri esercizi commerciali la ricarica può essere offerta gratuitamente, o a condizioni di particolare favore, ai clienti degli esercizi stessi, nell’ambito di una strategia di promozione e fidelizzazione propria dell’operatore commerciale. In questi contesti un impianto elettrico è naturalmente già presente e non ha quindi normalmente senso ricorrere all’attivazione di un nuovo punto di prelievo dedicato, ma si procede alla semplice estensione dell’impianto preesistente. In queste situazioni il riferimento tariffario è il medesimo già applicato all’esercizio commerciale (connesso in BT o in MT); si possono allora verificare due tipi di situazioni:

  • caso Comm+0kW: in alcuni casi il servizio di ricarica potrà essere offerto senza la necessità di aumentare il proprio impegno di potenza, soprattutto nel caso di ricariche lente operate fuori dagli orari di punta di altri carichi elettrici (come può avvenire ad esempio per ricariche notturne presso parcheggi di hotel); in tali casi, l’incremento di spesa annua sarà dunque solamente legato alla maggiore energia prelevata e pari alle sole quote variabili del prezzo; a titolo di esempio, il prezzo finale dell’energia elettrica per un’impresa connessa in bassa tensione poteva essere quantificato nel 2018 in 171 €/MWh.
  • caso Comm+10kW: in altri casi, invece, l’attivazione di punti di ricarica potrebbe comportare anche un incremento della potenza impegnata, soprattutto nel caso di punti di ricarica veloce (di potenza pari o superiore a 22 kW) il cui utilizzo sia parzialmente contemporaneo a quello di altri carichi elettrici, come potrebbe ad esempio avvenire in una stazione di servizio o nel parcheggio di un supermercato; si può ad esempio ipotizzare un incremento medio mensile della potenza impegnata stimabile in 10 kW per effetti di parziale contemporaneità con gli altri carichi; in tale situazione il prezzo dell’energia elettrica in maggior tutela sarebbe risultato di 303 €/MWh.

L’analisi di questi ultimi due casi suggerisce come il servizio di ricarica presso parcheggi di esercizi commerciali possa essere venduto anche sulla base di una differenziazione dei prezzi che tenga conto dell’orario in cui avviene la ricarica. La distinzione dei prezzi potrebbe avvenire definendo, per esempio, due fasce orarie: una fascia a prezzo più alto per gli orari in cui è più probabile la contemporaneità dei carichi elettrici dell’esercizio commerciale (ed è quindi maggiore il rischio di un incremento della potenza impegnata su base mensile) e una fascia a prezzo più basso quando gli altri carichi elettrici sono spenti ed è dunque probabile che la quota potenza della bolletta rimanga invariata.
Al fine di facilitarne il confronto, nella seguente Tabella 2 vengono raccolti i risultati di dettaglio delle analisi sopra compiute con riferimento a tutti i casi considerati.
Tabella 2 – Quadro di sintesi degli importi (espressi in €/MWh IVA inclusa)
che compongono i prezzi finali del servizio di ricarica dei veicoli elettrici

 

Componenti del prezzo di fornitura dell'energia

Servizio di ricarica

 

amministrate

 a mercato

prezzo finale

stima dei

prezzo finale

CASI STUDIO

trasporto e gest. contatore

oneri generali di sistema

accisa

materia
energia

fornitura di energia

costi non energetici*

servizio di ricarica

D_3kW 1

9

77

50

63 (ML)

199

60

259

D_3kW 2

9

77

50

80

216

60

276

D_3kW 3

9

77

50

122 (ML)

258

60

318

D_6kW 1

55

77

54

65 (ML)

251

60

311

D_6kW 2

55

77

54

80

266

60

326

D_6kW 3

55

77

54

123 (ML)

309

60

369

Box_ind_3kW

43

100

15

84

242

60

302

Box_cond_3kW

99

158

15

179

451

60

511

Pubb 1

80

138

15

84

317

83

400

Pubb 2

80

138

15

84

317

183

500

Comm+0kW

10

66

15

84

175

75

250

Comm+10kW

77

127

15

84

303

75

378

NOTE: (ML) = prezzo sul “Mercato Libero”; ove non indicato è da intendersi prezzo di “Maggior Tutela”.
* Questi costi non energetici includono:

  • nel caso di ricarica privata, i soli costi di acquisto, installazione e manutenzione della “wall box”; in via di prima approssimazione è stato assunto un costo medio conservativo di 60 €/MWh. 
  • nel caso di ricarica pubblica, una quota dei costi di installazione e manutenzione, dei costi sostenuti per la gestione dei pagamenti, nonché della remunerazione attesa, da parte del gestore del punto di ricarica, del capitale investito nel sistema di ricarica:
    -  nei casi Pubb1 e Pubb2 questi sono stati desunti per differenza tra il prezzo finale del servizio di ricarica e il solo prezzo di fornitura dell’energia in maggior tutela;
    -  nei casi Comm+0kW e Comm+10kW è stato adottato conservativamente un valore di 75 €/MWh, intermedio tra il costo ipotizzato per l’impianto di ricarica privata e quello minimo per una “colonnina” di ricarica pubblica (caso Pubb1).

Le Figure 2 e 3 suggeriscono due chiavi di lettura complementari di questi dati evidenziando, rispettivamente, il confronto in termini di prezzo finale del servizio di ricarica e la scomposizione percentuale dello stesso.

Figura 2 – Confronto dei prezzi finali dei servizi di ricarica pubblica e privata

Figura 3 – Ripartizione percentuale del prezzo finale del servizio di ricarica tra le diverse componenti.
I casi esempio sono ordinati per prezzi finali crescenti: da 250 €/MWh all’estremo sinistro fino a 511 €/MWh all’estremo destro.

 

L’analisi degli esempi sopra illustrati evidenzia come il prezzo finale per il servizio di ricarica di veicoli elettrici utilizzabile da una famiglia possa oggi variare in Italia in una fascia piuttosto ampia, indicativamente compresa tra 250 e 500 €/MWh. Pur non mancando un paio di eccezioni[14], la “ricarica privata” mostra prezzi concentrati soprattutto nella fascia bassa (da 260 a 370 €/MWh) ed è dunque generalmente più conveniente della “ricarica pubblica”, i cui prezzi si concentrano nella fascia alta (tra 380 e 500 €/MWh), ma questo risultato è tutt’altro che sorprendente e non solo per la differenza di potenza di ricarica tipicamente esistente tra queste due modalità; è infatti naturale che realizzare e gestire un punto di ricarica in luoghi pubblici comporti costi ulteriori rispetto a quelli tipici di un punto di ricarica privata, in ragione della diverse caratteristiche infrastrutturali e della necessità per i gestori di recuperare l’investimento iniziale e i costi operativi. 
Le componenti di prezzo amministrate sono complessivamente responsabili, in media, di circa la metà del prezzo finale (tra il 40% e il 60%). Più in dettaglio: le tariffe per “trasporto e gestione del contatore” possono pesare tra il 2% e il 20% (crescenti con l’incremento di potenza impegnata), mentre gli oneri fiscali (l’accisa) e parafiscali (oneri generali di sistema) tra il 30% e il 50%.

 

CONFRONTI INTERNAZIONALI E CONCLUSIONI

Pare a questo punto interessante verificare come il panorama dei prezzi del servizio di ricarica dei veicoli elettrici in Italia non risulti molto diverso da quello riscontrabile in altri Paesi europei.
Per quanto riguarda i costi della ricarica in ambito domestico, è utile ricorrere ai dati pubblicati semestralmente da Eurostat in modo omogeneo per tutti i paesi europei. Con riferimento ai prezzi medi per la fornitura di energia alle famiglie, il grafico di Figura 3 evidenzia per l’Italia un chiaro trend di discesa avviato dopo il 2015 ed arrivato nel 2018 a sovrapporsi con i livelli medi europei. Ciò è da attribuire principalmente all’attuazione del secondo passo della riforma della tariffa elettrica per i clienti domestici; è infatti facile valutare come a fine 2015 – cioè prima dell’avvio di tale riforma, disegnata da ARERA sulla base delle disposizioni contenute nel D.Lgs. 102/2014 per il recepimento in Italia della Direttiva Europea sull’efficienza energetica – il costo di ricarica presso abitazione di residenza sarebbe stato pari a 331 €/MWh nel caso D_3kW e pari a 496 €/MWh nel caso D_6kW e dunque, rispettivamente, il 17% e 34% in più rispetto ai prezzi 2018. È inoltre previsto che il completamento della riforma tariffaria, programmato nel 2020, porterà ad un ulteriore abbassamento.
Per quanto riguarda invece i prezzi della ricarica pubblica, dati statistici internazionali sono meno facilmente disponibili, ma è possibile ricorrere ad alcuni esempi significativi, relativi ai paesi europei in cui la mobilità elettrica è oggi maggiormente diffusa o in forte crescita (Norvegia, Olanda e UK). Anche se in questi Paesi il prezzo medio della fornitura di energia elettrica presso le abitazioni è storicamente sempre stato inferiore rispetto a quello italiano (vd. Figura 3), i prezzi per la ricarica pubblica non sono affatto inferiori a quelli italiani:

  • in Norvegia, dove la rete di ricarica pubblica ha iniziato a svilupparsi già parecchi anni fa e dove sono ormai oltre 1500 i punti di ricarica rapida da 50 kW, il costo per la ricarica pubblica può arrivare a costare tra 300 e 500 €/MWh in funzione della velocità;
  • in Olanda: uno dei primi operatori privati per la ricarica in luoghi accessibili al pubblico (FASTNED) offre il servizio a 590 €/MWh senza bisogno di abbonamento oppure a 350 €/MWh a fronte di una sottoscrizione mensile di 12 euro;
  • in UK: il nuovo operatore Shell è entrato sul mercato circa un anno fa con un’offerta di ricarica senza abbonamento a 490 €/MWh, temporaneamente in offerta “metà prezzo” a 250 €/MWh.

Figura 4 – Andamento tra il 2014 e il 2018 dei prezzi medi (c€/kWh , tasse incluse) registrati in diversi paesi europei per la fornitura di energia elettrica a clienti domestici con consumi annui compresi tra 2500 e 5000 kWh/anno (fonte: Eurostat).

Avendo dunque verificato che il livello generale dei prezzi di ricarica italiani non è affatto difforme da quello medio europeo, nell’ambito sia della ricarica privata sia di quella pubblica, vale a questo punto la pena di trarre alcune conclusioni per evidenziare i principali fattori che oggi determinano la variabilità dei prezzi e che domani potrebbero indurne un’evoluzione:

  • la scelta o la necessità di utilizzare un’infrastruttura elettrica dedicata esclusivamente alla ricarica: i prezzi minori (indicativamente non superiori a 300 €/MWh) si ottengono laddove è possibile ricaricare presso un impianto elettrico già esistente e senza la necessità di aumentare l’impegno di potenza, mentre i prezzi nettamente più alti (indicativamente superiori a 400 €/MWh) si registrano laddove è invece necessario realizzare una nuova infrastruttura elettrica dedicata esclusivamente al servizio di ricarica, a bassa o alta potenza;
  • la necessità di incrementare la potenza impegnata, in ragione o della difficoltà di gestire i carichi elettrici in modo tale da evitare la contemporaneità di elevati prelievi o della ricerca di una maggiore rapidità di ricarica;
  • la concorrenza in atto sia nel mercato dell’energia sia nel mercato della fornitura di servizi di mobilità, dove troveranno diffusione sempre più ampia anche formule di prezzo a tempo e offerte per ricarica in abbonamento a prezzo fisso mensile.

I primi due fattori inducono, da un lato, a ritenere auspicabile un ricorso sempre più limitato ad estensioni della rete elettrica mirate all’apertura di nuovi punti di prelievo dedicati esclusivamente alla ricarica e, dall’altro lato, aprono spazi per l’innovazione tecnologica incentrata su sistemi di controllo della domanda elettrica (demand response) e di ricarica intelligente che consentano di ridurre i fabbisogni di potenza impegnata. Si può, da ultimo, osservare come ulteriori riduzioni dei prezzi si potrebbero ottenere nei casi di ricarica presso l’abitazione o presso esercizi commerciali, dove sia presente un impianto per l’autoproduzione (fotovoltaica o cogenerativa), un’opzione difficilmente percorribile nel caso di ricarica pubblica lungo le strade. In questi ultimi casi, tuttavia, ci si potrà ragionevolmente attendere una futura graduale riduzione dei prezzi in ragione non solo della concorrenza tra diversi operatori, ma anche della progressiva crescita del numero di veicoli elettrici circolanti e della conseguente maggiore rapidità di recupero dei costi fissi sostenuti dai gestori dei punti di ricarica.

 

*ARERA
Le opinioni espresse nel presente contributo sono dell’autore e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale di ARERA

 

NOTE

[1] Direttiva 2014/94/UE, “considerando” n. 30: “La creazione e il funzionamento dei punti di ricarica dei veicoli elettrici dovrebbero essere ispirati ai principi di un mercato concorrenziale con accesso aperto a tutte le parti interessate nello sviluppo ovvero nell'esercizio delle infrastrutture di ricarica.

[2]Scaricabile da questa pagina: https://www.arera.it/it/elettricita/veicoli_ele.htm

[3]Qualora il punto di fornitura di energia elettrica fosse preesistente, il risultato di tale calcolo sarà inferiore al prezzo medio della fornitura, poiché non peseranno sul calcolo le quote fisse già presenti in bolletta.

[4]Eventualmente installando anche apparecchi di controllo intelligente della ricarica (tramite temporizzazione, limitazione della corrente circolante, ecc.), spesso indicati con il termine “wall box”.

[5]Costi legati alla gestione delle telecomunicazioni, allo sviluppo e manutenzione del software ed alle eventuali commissioni applicate dai circuiti interbancari.

[6]Per i clienti domestici si tratta delle sole tariffe per “trasporto e gestione del contatore”, mentre per i clienti non domestici la potenza impegnata influisce anche sulla spesa per “oneri generali di sistema”.

[7]Connesse in bassa tensione e con potenza disponibile non superiore a 16,5 kW.

[8]Connesse in media tensione o in bassa tensione con potenza disponibile superiore a 16,5 kW.

[9]Nell’ambito dei casi analizzati nel seguito si considera una vettura con consumo specifico medio pari a 0,15 kWh/km e si assume una percorrenza media di 10.000 km/anno; il fabbisogno annuo di energia elettrica per la sola ricarica risulta dunque pari a 1.500 kWh o 1,5 MWh.

[10]Con riferimento alle condizioni valide nel II trimestre 2018 per i clienti in regime di maggior tutela.
NB: nel seguito di questo articolo verranno indicati prezzi espressi in €/MWh; l’equivalente valore espresso in termini di c€/kWh può, dunque, essere ottenuto dividendo tali prezzi per 10.

[11]Censite dal servizio online TrovaOfferte dell’Autorità (per i clienti domestici), oggi sostituito dal Portale Offerte (https://www.prezzoenergia.it, esteso anche ai clienti non domestici).

[12]Questo valore si può ragionevolmente ritenere un limite superiore, perché in questa situazione, così come già mostrato per le abitazioni, è possibile fruire di offerte del mercato libero che risultino più convenienti non solo sulle quote variabili della bolletta, ma anche sulle quote fisse.

[13]Questi prezzi si applicano a clienti privi di qualunque forma di “abbonamento”; a livello sia nazionale sia internazionale esistono operatori che offrono prezzi di ricarica anche molto più bassi a fronte della corresponsione di un canone fisso mensile (a mero titolo di esempio si vedano le offerte dell’operatore olandese Fastned menzionate nel paragrafo conclusivo). Esistono poi sul mercato anche altre formule di prezzo per le quali questo confronto non è direttamente applicabile, perché basate solamente su costi fissi mensili o su prezzi per minuto di ricarica.

[14]Il caso della ricarica privata presso box in contesto condominiale (caso Box_Cond_3kW) può mostrare costi più alti dei prezzi tipici della ricarica pubblica così come, viceversa, il caso limite della ricarica presso un esercizio commerciale senza aumento di potenza impegnata (caso Comm+0kW) può arrivare a costare anche meno di una ricarica privata.