Oggi:

2019-08-20 12:33

Scontro tra governo e Regioni sugli incentivi alla geotermia e all’idroelettrico

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La Conferenza Unificata dello scorso 20 dicembre ha espresso parere negativo sullo schema di decreto del ministro dello Sviluppo economico di incentivazione della produzione di energia da fonti rinnovabili. Lo schema di decreto (FER1) definisce gli strumenti incentivanti che trovano applicazione nel caso di fonti e tecnologie mature e con costi fissi prevalentemente bassi o comunque suscettibili di sensibili riduzioni, quali eolico on-shore, solare fotovoltaico, idroelettrico (ad acqua fluente, compresi gli impianti in acquedotto, e a bacino ovvero a serbatoio), gas residuati dei processi di depurazione. Il ministero rimanda a successivi decreti ministeriali la definizione degli strumenti incentivanti per le altre fonti e le tecnologie che presentano significativi elementi di innovatività nel contesto nazionale, con costi fissi ancora elevati o tempi maggiori di sviluppo, e con elevati costi di esercizio.

Il parere negativo della Conferenza Unificata è stato motivato con la chiusura del ministero alle modifiche richieste dalla Province autonome di Trento e Bolzano per quanto riguarda l’idroelettrico, perché “esiste una procedura di infrazione comunitaria avviata sulle derivazioni idriche a scopo idroelettrico di cui bisogna tener conto necessariamente”, e a quelle della Toscana per quanto riguarda la geotermia.

La questione dell’esclusione della geotermia dallo schema di decreto FER1 è stata oggetto di un’interrogazione a risposta immediata presentata alla commissione attività produttive della Camera da Forza Italia, a cui ha risposto il 10 gennaio il vice ministro allo Sviluppo economico Dario Galli (Lega), che ha fatto riferimento alla recente direttiva europea 2018/2001 in materia di fonti rinnovabili, dove si rileva che, “a seconda delle caratteristiche geologiche di una determinata zona, la produzione di energia geotermica può generare gas a effetto serra, nonché altre sostanze derivanti dai liquidi sotterranei e da altre formazioni geologiche del sottosuolo, potenzialmente nocive per la salute e l'ambiente”.

Per questo motivo, ha osservato il vice ministro, “la stessa Commissione europea dovrebbe facilitare esclusivamente la diffusione di energia geotermica a basso impatto ambientale e dalle ridotte emissioni di gas a effetto serra, rispetto alle fonti non rinnovabili. Ciò comporta l'esigenza (che, per i territori interessati, costituisce anche una opportunità), di stabilire adeguate prestazioni ambientali ai fini dell'accesso agli incentivi, innovando ulteriormente la tecnologia, motivo per cui è derivata l'opportunità di trattare la geotermia nel DM Fer2”.

Il vice ministro Galli ha anche osservato che la geotermia tradizionale, diversamente dalle fonti oggetto del decreto FER1, “ha una ridotta offerta complessiva e pochissimi operatori, e quindi potrebbe essere penalizzata se fosse inserita nei meccanismi di asta nell'ambito del DM Fer1, finalizzati a stimolare la competizione tra molti operatori e diverse tecnologie”