Oggi:

2019-01-20 20:30

Recuperare l’Olio, Preservare l’Acqua (e i Depuratori)

BIORAFFINERIE E CIRCOLARITA’

di: 
Giuseppe Ricci*

L’autore racconta la scelta di Eni di trasformare alcune raffinerie in bioraffinerie salvando dalla crisi molti posti di lavoro e offrendo la possibilità di recuperare gli oli vegetali usati preservando le acque dei fiumi, dei laghi e del mare e salvaguardando il funzionamento dei depuratori.

La chiave che lega il futuro e la crescita è la trasformazione, la capacità di evolvere e cambiare pelle, immaginando nuove prospettive rendendole opportunità grazie a competenze e tecnologie. È ormai evidente che c'è bisogno di un cambiamento sistemico nel modo in cui produciamo, consumiamo e ci disfiamo dei beni. Per dirla con due parole: economia circolare. Eni da sempre opera in questo modo, facendosi promotore di trasformazioni e rigenerazioni anche culturali, spingendosi sempre oltre.

Il primo milestone, in tempi in cui ancora non se ne parlava, è stata la riconversione della vecchia raffineria di Porto Marghera, sorta nel 1926 sul waterfront di Venezia, in bioraffineria. Siamo stati i primi al mondo, grazie a una tecnologia proprietaria, e dal maggio 2014 gli impianti che un tempo trasformavano il petrolio greggio in benzina e gas invece che essere fermati a causa della crisi che ha portato alla chiusura di oltre venti raffinerie in Europa, da oltre quattro anni lavorano esclusivamente oli vegetali che diventano biocarburante, il green diesel che, aggiunto al 15% nell’Eni Diesel+, contribuisce a ridurre fino al 40% le emissioni inquinanti e anche i consumi.

Con questa trasformazione, che è in dirittura di arrivo anche a Gela, dove tra qualche mese avvieremo la seconda bioraffineria Eni, è stato garantito un futuro di crescita di lungo termine, basato su un concetto di efficienza sia dal punto di vista tecnico-operativo, sia economico che ambientale.

Un concetto di efficienza che è alla base della strategia circolare di Eni, della trasformazione di business, processi e prodotti attraverso la quale abbiamo trasformato i nostri asset dando continuità, anche ai suoi lavoratori e all’economia del territorio, valorizzando l’immenso patrimonio di asset e competenze che è stato la nostra forza in passato. Per questo non abbiamo chiuso nessun impianto, non abbiamo dismesso alcun asset, ma li abbiamo convertiti, trasformati, ripensati, guardando a un futuro che oggi vediamo sempre più verde. Abbiamo puntato sulle nostre tecnologie proprietarie e sul nostro know-how, e non abbiamo disperso competenze. Un percorso che parte proprio dall’Italia, dove ci sono le nostre eccellenze, le nostre risorse e la nostra storia.

Per Eni la circolarità è dunque un driver strategico, trasversale che attraversa tutta l’azienda, dai prodotti, processi, fino agli asset, che rigeneriamo e rilanciamo grazie alla nostra ricerca e ai nostri brevetti. Da un lato ci porta a ricercare soluzioni innovative, identificando nuovi processi e prodotti che puntino al riutilizzo e alla valorizzazione di materiali di scarto, mirando a rendere il sistema economico più efficiente, minimizzando al contempo il consumo di risorse e di energia, dall’altro a trasformare asset non redditivi o in dismissione in ottica nuova, dando loro nuova vita e un futuro sostenibile, low carbon.

Nel campo della raffinazione stiamo sviluppando molteplici soluzioni, ad esempio per produrre olio microbico da rifiuti di biomassa lignocellulosica - come la paglia di grano o paglia del mais - mediante fermentazione degli zuccheri, generando così un feedstock avanzato, cioè non in concorrenza con l’uso alimentare e dei mangimi, per la produzione di biodiesel. A Gela stiamo avviando un impianto pilota per ottenere bio-olio da rifiuti organici, impiegabile direttamente come olio combustibile per le navi o da inviare a un successivo stadio di raffinazione per la produzione di biocarburante come accade con gli UCO, gli oli alimentari usati di frittura, che Eni sta utilizzando, grazie ad accordi con il CONOE e altri enti, per produrre green diesel nella bioraffineria di Venezia.

Nelle sedi aziendali a Porto Marghera (Venezia) e a Roma è inoltre stata avviata la raccolta dell’olio alimentare esausto prodotto nelle abitazioni dei nostri dipendenti: Veritas e AMA, le due municipalizzate di Venezia e di Roma, hanno installato presso le sedi Eni e delle società controllate dei contenitori dedicati alla raccolta degli oli di cucina, mentre Eni ha distribuito a circa 3000 dipendenti un’apposita tanica per facilitarne la raccolta e il trasporto e ha avviato una campagna informativa interna per diffondere la cultura del riuso, in particolare per spiegare che gli oli esausti, o comunque non più idonei all’alimentazione umana, sono rifiuti che possono essere facilmente dispersi e quindi divenire un potenziale pericolo per la salute umana, animale e dell’ambiente. Per contro, se correttamente gestiti e recuperati, costituiscono una risorsa per la produzione di biocarburanti, lubrificanti e basi per detergenti.

Per questo Eni ha scelto di mettersi in gioco direttamente con le proprie persone: gli oli esausti prodotti in casa sono oggi quasi interamente dispersi. Nel 2017 sono state raccolte meno di 70.000 tonnellate di olio alimentare di scarto, quasi esclusivamente prodotte dal settore della ristorazione e dell’industria, che rappresentano solo il 23% dell’olio prodotto in Italia, che ammonta a circa 280.000 tonnellate all’anno. Attualmente Eni utilizza quale carica per la bioraffineria di Venezia circa il 50% dell’olio di cucina esausto disponibile in Italia, ma la maggior parte della produzione avviene a livello domestico, e lo smaltimento avviene per lo più negli scarichi di casa, perché la maggior parte dei cittadini non sa che eliminare gli oli di frittura attraverso la rete fognaria può comportare gravi conseguenze ambientali: crea intasamento del sistema di scarico domestico e delle reti fognarie con incremento dei costi di manutenzione, e pregiudica il corretto funzionamento dei depuratori, aumentando i costi di depurazione. Un litro di olio genera fino a 4 kg di fanghi di depurazione da smaltire, può giungere alle falde e rendere l’acqua non potabile e crea inquinamento delle acque superficiali, cioè laghi, fiumi e mare con danni all’ecosistema, alla flora e alla fauna. Se disperso in acqua forma un “velo” che impedisce ai raggi solari di penetrare, causando ingenti danni all’ambiente.

Questa è l’economia circolare: un piccolo gesto, se fosse da tutti condiviso, potrebbe essere un grande contributo a trasformare un rifiuto potenzialmente dannoso in una nuova risorsa energetica.

https://www.eni.com/it_IT/attivita/mid-downstream/refining-marketing/bioraffineria.page

 

*Giuseppe Ricci è Eni Chief Refining & Marketing Officer