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2018-10-23 05:55

Risoluzione del Parlamento europeo sui rischi del riciclaggio di materiali con sostanze chimiche preoccupanti

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Un invito alla Commissione a “procedere senza indugio al riesame dell'elenco europeo dei rifiuti” e a “adottare misure a livello di Ue per armonizzare maggiormente l'interpretazione e l'attuazione, da parte degli Stati membri, delle disposizioni sulla cessazione della qualifica di rifiuto previste dalla direttiva quadro sui rifiuti, nell'ottica di agevolare l'utilizzo nell'Ue dei materiali recuperati”. Lo chiede una risoluzione sulle possibili soluzioni all'interazione tra la normativa in materia di sostanze chimiche, prodotti e rifiuti, approvata dal Parlamento europeo con 414 voti favorevoli, 213 contrari e 8 astensioni.

La risoluzione sottolinea che “le norme dell'Unione dovrebbero assicurare che il riciclaggio di materiali non perpetui l'utilizzo di sostanze pericolose” ma “osserva con preoccupazione che la legislazione intesa a impedire la presenza di sostanze chimiche nei prodotti, anche quelli importati, è frammentata, non è né sistematica né coerente e si applica solo a un numero estremamente limitato di sostanze, prodotti e impieghi, prevedendo spesso molte eccezioni”. Una situazione di fronte alla quale gli europarlamentari registrano una “mancanza di progressi nella messa a punto di una strategia dell'Unione per un ambiente non tossico, finalizzata, tra l'altro, a ridurre l'esposizione alle sostanze preoccupanti contenute nei prodotti”.

Dopo aver affermato che “l'utilizzo di sostanze di natura tossica o preoccupanti, come gli inquinanti organici persistenti e gli interferenti endocrini, dovrebbe essere tenuto in particolare considerazione nell'ambito dei criteri di progettazione ecocompatibile ampliati”, la risoluzione sostiene che la possibilità di riciclare i materiali contenenti sostanze preoccupanti dovrebbe essere contemplata solo quando non esistono materiali sostitutivi privi di queste sostanze e che un'eventuale attività di riciclaggio di questo tipo dovrebbe svolgersi in un circuito chiuso o controllato, senza mettere in pericolo la salute umana, compresa la salute dei lavoratori, o l'ambiente.

Infine, il Parlamento europeo sottolinea che è fondamentale garantire condizioni di parità tra gli articoli prodotti nell'Unione e quelli importati, e che quelli prodotti nell'Ue non devono, in alcun caso, essere svantaggiati. Per questo, la risoluzione chiede alla Commissione europea di garantire l'utilizzo tempestivo delle restrizioni previste nel regolamento REACH e in altre norme relative ai prodotti, così che quelli fabbricati nell'Ue e quelli importati siano soggetti alle stesse norme. Inoltre, “l'eliminazione graduale o la sostituzione delle sostanze estremamente preoccupanti, risultante dal regime di autorizzazione previsto dal regolamento REACH, andrebbe accompagnata da restrizioni contestualmente applicabili” e le autorità competenti degli Stati membri dovrebbero aumentare i controlli sui materiali importati, per garantire la conformità con il regolamento REACH e con la normativa in materia di prodotti.

In conclusione, afferma la risoluzione, si tratta di “rafforzare l'applicazione alle frontiere dell'Ue della normativa in materia di sostanze chimiche e prodotti” e, per quanto riguarda la presenza di sostanze preoccupanti nei materiali riciclati, “sarebbe auspicabile l'introduzione di un passaporto dei prodotti come strumento per indicare materiali e sostanze utilizzati”.