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2018-02-18 22:52

L’ultimo reattore

IL GIAPPONE SENZA ENERGIA NUCLEARE

di: 
Roberto Mezzanotte

La situazione energetica giapponese sta diventando decisamente complessa. Con lo spegnimento del reattore n. 3 della centrale di Tomari, nell’isola di Hokkaido, avvenuto lo scorso 5 maggio per consentire lo svolgimento di verifiche periodiche programmate, la produzione di energia da fonte nucleare si è del tutto azzerata.

Quel reattore era infatti l’unico ancora in funzione nel paese. Le fonti di informazione ricordano che, da quando esistono le centrali nucleari, un precedente di chiusura contemporanea di tutti gli impianti si era avuto unicamente nei cinque giorni compresi tra il 30 aprile e il 4 maggio 1970, quando in Giappone esistevano però solo due reattori.

Prima dell’incidente di Fukushima, i reattori in esercizio in tutto il paese erano diventati 54 ed assicuravano poco meno di un terzo del fabbisogno di energia elettrica, mentre i programmi governativi puntavano a spingere questa quota verso il 50% entro il 2030. L’incidente aveva tuttavia determinato un mutamento di rotta ed il governo allora in carica aveva dichiarato, quale obiettivo, la progressiva riduzione della dipendenza del Giappone dal nucleare.

Di fatto, nel clima post-Fukushima, i reattori che nel corso dei mesi successivi sono stati spenti per soste programmate non sono più stati riavviati e potranno esserlo solo a seguito degli esiti positivi di “stress test” richiesti dal governo, test che, in una prima fase, dimostrino almeno la resistenza ai più gravosi eventi sismici e di tsunami.

Il reattore n. 3 di Tomari, il più recente tra i reattori giapponesi, entrato in funzione nel dicembre 2009, al momento dell’incidente di Fukushima si trovava già in una fase di riavviamento dopo una sosta programmata. Al termine di quella fase – di fatto una sorta di nuovo, breve collaudo - avrebbe dovuto ricevere dal governo centrale l’autorizzazione a riprendere il vero e proprio esercizio commerciale. Nel caso del reattore di Tomari si trattava di un atto di natura essenzialmente formale, dal momento che, nella sostanza, l’impianto lo avrebbe comunque ricevuto quando aveva già raggiunto la piena potenza e stava funzionando a regime. Tuttavia, quando normalmente sarebbe stato sufficiente un mese, l’autorizzazione è stata rilasciata solo dopo cinque mesi dal riavviamento, nell’agosto 2011, e solo dopo che le autorità locali avevano espresso il loro parere favorevole.

Il parere delle autorità locali non è previsto dalle procedure, ma è ormai da considerare, dopo il precedente di Tomari, una prassi ineliminabile per autorizzare la riaccensione dei reattori, anche perché così si è espresso il governo, assumendo in tal senso un preciso impegno politico. Il punto è che le autorità locali e la stessa popolazione non sembrano più nutrire nei confronti del nucleare la fiducia di un tempo e non sarebbe quindi sorprendente il sorgere di una controversia sulla ripartenza di ogni singolo impianto. Un primo banco di prova è ora rappresentato dalle unità 3 e 4 della centrale di Ohi: le autorità di Tokyo hanno giudicato adeguati gli stress test svolti, ma al momento il governo locale si oppone alla riaccensione dei due reattori.

Al Ministero dell’industria vi è preoccupazione per la copertura dei consumi estivi: si sostiene che con tutte le centrali nucleari spente non sarebbe possibile neppure gestire un piano di sospensioni a rotazione delle forniture di energia elettrica.