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2018-08-19 15:22

Appello per la Tutela delle Api

La «Carta di San Michele all’Adige» è un documento stilato e firmato da esponenti della ricerca scientifica e da personalità di rilievo del mondo dell’apicoltura e dell’ambientalismo, che vuole sottoporre alle amministrazioni pubbliche ad ogni livello l’urgenza di accordare un’adeguata protezione faunistica all’Apis mellifera (Linnaeus, 1758) e, in particolar modo, alle sue sottospecie autoctone.

La Carta di San Michele all’Adige, promossa dalla Fondazione Edmund Mach, è stata presentata al pubblico, nei giorni scorsi, dal Presidente Andrea Segrè. Il documento, comprende un’accurata descrizione delle caratteristiche della specie che, pur essendo gestita dagli apicoltori da molti millenni, non può essere considerata un animale domestico e, in quanto insetto pronubo, svolge un ruolo insostituibile per la conservazione della biodiversità e quindi nel mantenimento degli equilibri naturali stessi, senza contare l’impatto sulle produzioni agricole.

L’Apis mellifera è un insetto originariamente distribuito in gran parte dell’Europa, tutta l’Africa (compreso il Madagascar), il Medio Oriente, parte della Penisola Arabica e alcune zone dell’Asia Centrale. Dall’Europa l’ape mellifica e stata poi introdotta nelle Americhe, in Asia ed in Oceania. Come per tutte le specie selvatiche, il percorso evolutivo e le attuali caratteristiche biologiche dell’ape mellifica, rendono fondamentale per questa specie l’adattamento all’ambiente in cui vive. Questo adattamento alla moltitudine di condizioni ambientali presenti nel suo vasto areale originario, unitamente alle vicissitudini geologiche e climatiche delle ere passate, ha determinato la suddivisione di Apis mellifera in 31 sottospecie, ognuna originariamente ben adattata alla propria area geografica. Il Bacino del Mediterraneo, per la sua grande varietà di ambienti, esprime la maggiore diversità intraspecifica. Nell’ultimo secolo e mezzo, i progressi tecnologici generali e interni al mondo dell’apicoltura stessa, hanno pero involontariamente causato un devastante impoverimento genetico di molti di questi popolamenti locali, con evidenti ripercussioni sotto l’aspetto produttivo e sanitario, mettendo in serio pericolo la conservazione, in Europa, delle sottospecie autoctone di Apis mellifera. La valutazione di quanto il depauperamento delle sottospecie di Apis mellifera stia provocando ripercussioni negative sugli equilibri ecologici e sul sistema di produzione degli alimenti è in corso, mentre sono noti ed evidenti gli effetti negativi che questa problematica sta producendo all’apicoltura. Nella Carta sono esposti in modo puntuale gli argomenti scientifici a supporto di questa visione, sulla base dei quali si potrà procedere, secondo varie modalità operative, ad azioni concrete volte alla salvaguardia dell’ape mellifica anche e soprattutto come entità biologica. Il documento non vuole contrapporsi alle azioni intraprese dal mondo dell’apicoltura, ma contribuire ad una visione più globale del gravissimo problema del declino delle api mellifiche.

Molte organizzazioni ed enti si stanno impegnando per la salvaguardia delle api mellifiche, e molte azioni concrete di sensibilizzazione delle amministrazioni politiche a tutti i livelli sono state e sono portate avanti in Italia e in Europa. La maggior parte di queste azioni sono però inquadrate principalmente in relazione all’apicoltura ed hanno dunque  una impostazione di tipo più zootecnico che naturalistico.

“Siamo consapevoli del valore di queste operazioni di sensibilizzazione e tutela che condividiamo  -sostengono i firmatari - ma vorremmo, con questo documento, stimolare le amministrazioni pubbliche, a tutti i livelli, affinché mettano in atto azioni volte a tutelare le api mellifiche e le relative sottospecie autoctone e in questo modo garantire anche una concreta salvaguardia dell’ambiente e, come dimostrato da un’ampia letteratura scientifica, dell’apicoltura stessa”.

Le future strategie di tutela dovrebbero dare priorità a

- definire un database nazionale del patrimonio di Apis mellifera, su base morfometrica e genetica, da collegare all’Anagrafe Apistica, quale strumento fondamentale per regolamentare e gestire al meglio il patrimonio, la movimentazione e il commercio di api;

- rafforzare la ricerca apidologica per sostenere adeguate strategie di conservazione, favorendo gli studi volti ad individuare e valorizzare linee genetiche locali e determinare l'impatto di specie invasive (piante, animali, parassiti e patogeni), integrando queste informazioni per comprendere il potenziale impatto dei cambiamenti climatici sull'attuale diversità delle api;

- favorire le politiche volte a minimizzare la perdita di habitat e rendere i paesaggi agricoli “bee-friendly”.

Si tratta dunque di tutelare l’Apis mellifera (nelle sue sottospecie autoctone, Apis mellifera ligustica nella penisola e in Sardegna e  Apis mellifera siciliana in Sicilia, e i relativi ecotipi locali), come specie – concludono gli studiosi - non in contrapposizione al lavoro di selezione svolto dagli apicoltori, ma in armonia con esso e con assodati principi di conservazione della biodiversità apistica e dei servizi ecosistemici ad essa collegati.