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2018-09-25 22:56

La relazione finale dell’indagine parlamentare sul traffico transfrontaliero di rifiuti

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha approvato all’unanimità la relazione conclusiva dell’indagine sul traffico transfrontaliero dei rifiuti, gli aspetti critici e i fenomeni illeciti di questo fenomeno, indicato come rilevante e che comporta un vero e proprio dumping ambientale da parte di soggetti stranieri, in parte collegati con attività criminali strutturate.

La commissione rileva che “i traffici di rifiuti illecitamente trattati o non sottoposti ai dovuti trattamenti previsti dalla normativa ambientale, diventati oggetto di movimentazioni transfrontaliere internazionali, sono in larga maggioranza riferibili a cascami ed avanzi di lavorazione di prodotti industriali, destinati in esportazione verso i circuiti industriali asiatici perché vengano riciclati, utilizzati quali materie secondarie e reintrodotti nel mercato dei prodotti finiti da esse derivate”.

La commissione evidenzia come le principali lacune nei sistemi di controllo degli Stati dell’Ue, fuori dell’Italia, siano “la mancanza di pianificazione delle ispezioni e di valutazione dei rischi e la mancanza di controlli per intercettare preventivamente le esportazioni illegali. Le ispezioni condotte nei porti, sulle strade e presso gli impianti hanno dimostrato che circa il 25% delle spedizioni contenenti rifiuti nell’Unione europea non sono conformi al regolamento sulle spedizioni di rifiuti Ue (n. 1013/2006). Tuttavia, non è possibile avere informazioni precise sul numero di spedizioni illegali di rifiuti proprio per la loro natura”.

Quanto alle destinazioni, una gran parte delle spedizioni illegali di rifiuti provenienti dall’Ue appare destinata a paesi africani e asiatici. Ghana, Nigeria e altri paesi dell’Africa occidentale sembrano essere le destinazioni più comuni in Africa. In Asia, le spedizioni illegali di rifiuti spesso sembrano passare attraverso il porto di Hong Kong, verso la Cina e altri paesi asiatici.

In conclusione, la commissione evidenzia la necessità di un più ampio impiego di sistemi di intelligence per risalire all'origine della filiera e per il contrasto dei fenomeni illegali, con il rafforzamento di reti di laboratori accreditati, oltre a una collaborazione internazionale fra le autorità giudiziarie e in particolare a livello europeo con Eurojust.